Contenuto riservato agli abbonati

Fanano. Guerrieri chiude, il paese rischia di restare senza edicola

Alessandro ha provato a regalare l’attività di piazza Corsini, ma nessuno la prende «Allora non resta che dire addio a tutto: con le entrate non riesco a sopravvivere»

Daniele Montanari

Fanano. Rischia di restare senza edicola Fanano. Alessandro Guerrieri, titolare dell’attività aperta 40 anni fa in piazza Corsini da suo papà Giacomo, ha deciso di chiudere il 31 dicembre. E dato che questo è l’unico punto vendita di giornali sopravvissuto nel comune, c’è la prospettiva che resti sguarnito un territorio molto ampio e di notevole frequentazione turistica, con tutti i disagi che ne conseguono.


«E’ una decisione veramente sofferta – si confida Alessandro – questa edicola è stata portata avanti con innumerevoli sacrifici e alzate alle 5 da parte mia e di mio padre che oggi ha 82 anni, e tuttora è nel cuore di mia mamma Maria Gabriella, che nonostante i suoi 81 anni si sente rinascere quando viene qui a darmi una mano a vendere giornali. Ma non ce la faccio proprio più: il quadro vendite è sempre più peggiorato negli ultimi 5 anni e sono troppo in perdita . Sono arrivato anche a chiedere soldi in prestito a mia moglie per tentare di sopravvivere, ma adesso basta: la decisione è irrevocabile».

Il negozio è di proprietà della famiglia Guerrieri, che da settimane ha messo all’ingresso il cartello “regalasi attività”, ma invano: nessuno si è fatto avanti. «Così abbiamo deciso di chiudere e cambiare: qui verrà mia moglie con la sua attività da parrucchiera» spiega Alessandro.

Ma quale la causa di tanta crisi? «Le liberalizzazioni delle vendite di libri e giornali sono state una mazzata che nel tempo ha provocato contraccolpi sempre più duri fino a diventare insostenibili – osserva – mi sono trovato persino la concorrenza della mia banca, che si è messa a vendere libri per bambini (tra gli articoli più di mercato) con uno sconto del 15% impraticabile per il mio modesto esercizio. Poi le vendite di giornali sono calate, certo. Ma hanno influito anche le persone che mi hanno fatto tenere tonnellate di numeri di enciclopedie con la promessa di un acquisto mai fatto. In tutto questo, resto però convinto che i giornali, specie i quotidiani, non moriranno mai: l’informazione su carta è troppo importante».

Nell’addio, i ringraziamento: «Ai mio padre, che mi ha insegnato cosa vuol dire essere un signore: galantuomo, testa bassa e lavoratore. A mia moglie, la mia roccia. Ai miei zii Giuliano e Aldo per il sostegno, agli amici e ai clienti leali, la maggior parte per fortuna, che mi hanno sempre incoraggiato. Al presidente Bonaccini, uno dei pochi che almeno ha tentato di aiutare sul serio le piccole attività di montagna. E agli splendidi colleghi commercianti di piazza Corsini, che negli anni più che vicini sono diventati una famiglia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA