Modena. Filippo Sala, l’artista alpinista e mago di energia solare

MODENA. Degli oggetti raccolti in natura ha fatto opere d’arte, delle energie alternative (solari, eoliche o a idrogeno) un mezzo per alimentare i veicoli (e non solo), con l’obiettivo di rendere l’ambiente a misura d’uomo. A tutto questo Filippo Sala aggiunge l’interesse per spedizioni in alta montagna e l’attenzione per la scrittura, come autore di libri.


Nella dimensione di creatore di opere si presenta con la mostra “Libera gratitudine”, fino al 10 ottobre (info e prenotazioni: 3487217021 o 3483361991, oniro.arte@gmail.com), nella sala dell’Associazione Oniro, in via Borelli 20. Opere che, costruite con oggetti reperiti durante i suoi viaggi in diversi paesi del mondo, acquistano il carattere di installazione, di racconto, perché l’artista sostiene un criterio di selezione dei materiali, cercando di recuperare in essi la profondità di storie e di memorie, una forte ragione di esistenza. Sempre nuovo e inatteso è l’azzardo incomparabile di elementi per ogni composizione, dove i particolari ricevono una vivace ingegnosità e una spiegazione puntuale.

Ecco allora un sasso raccolto al K2, a 7200 metri di altezza, nell’opera “Il Gorgo”, con palle di argilla di scarto che ruotano sul torniello. Di ferro e gres rosso si nutre “Hexameron – Misura universale” con rimandi alle raccolte di omelie dedicate alla creazione: dalla sfera, simbolo dell’infinito, si disvela la terra, mentre il pendolo è misura di tempo e spazio. L’acquisto di un goniometro di legno, in Patagonia, e la notizia, su un quotidiano locale, dell’anniversario del primo volo postale di Saint-Exupéry in Patagonia, dettano all’artista il “Volo nel cassetto”.

Singolari alcuni oggetti, come una testa marina, con una misteriosa fessura, per “Le tre maree”, opere finalista al “Premio Melis” internazionale di arte ceramica a Bosa, in Sardegna; un Cristo in legno policromo (fine 1800), una punta di lancia del Ruanda per l’opera “Non è qui” nel ricordo del Poema di Pasqua di Alda Merini. I resti di una barca sfasciata e bruciata, una mano, l’oro della reciproca salvezza, un gelso e granelli di senape per riflettere sui salvati e i sommersi, grazie anche alla poesia di Segen, migrante eritreo di appena 30 chili, che invita “a non dimenticare il fratello al momento del bisogno”. Con la poesia di Emily Dickinson si ha memoria di “Geta pastore di api”. La “Trilogia dei dispersi” reca richiami a Robinson Crusoe, Ulisse e Santiago che riflettono la luce universale e l’amore di Filippo per la letteratura.


«Ciascuna opera – rivela l’artista di San Prospero – ha ascoltato la voce di tutti i materiali, gli oggetti, i viaggi, l’esperienza che la compongono, ed è opera di riconoscenza e testimonianza della mia esistenza del fare».
Una fare creativo rivolto anche ad altri campi e non solo a quello all’arte che pure gli permesso di allestire esposizioni per artisti, e di esporre i suoi lavori in luoghi prestigiosi, come la Biennale di arte naturale internazionale di Gallery Sweet Gallery Outdoor a Mariano Comense.


Sala è docente e consulente ITS Maker (Istituto Tecnico Superiore) Automotive a Maranello. Per 30 anni è stato coordinatore del Corso Laboratorio Prototipi a Zero Emissioni, presso l’IIS (Istituto di Istruzione Superiore) A. Ferrari di Maranello. Con studenti, docenti e appassionati ha realizzato veicoli elettrici, solari, prototipi a idrogeno, elettromuscolari, mezzi a emissione zero, partecipando a numerose competizioni nazionali e internazionali e attraversando molti paesi europei, l’Australia, l’America, il Giappone, la via della seta in Cina. Ha raggiunto il confine con l’Afghanistan con un auto elettrosolare, Capo Nord con un auto elettrica, e percorso il periplo dell’isola di Hokkaido in Giappone con un auto solare.


Appassionato di alpinismo, ha partecipato a decine di spedizioni alpinistico-esplorative in Himalaya, Karakorum, Terra del Fuoco, Patagonia, Alaska, Africa, Russia, Iran… superando molte volte quota 8000 metri senza utilizzo di ossigeno e portatori. Responsabile del progetto energia nella spedizione all’Everest con Manuela di Centa, ha gestito e progettato forni, fornelli e docce solari. Ha praticato anche deltaplano, parapendio, canoa. Ha tanto camminato e molto pedalato. Della sua variegata attività fanno parte anche i libri “Rifugi a caldo raggio. Impianti FV nei bivacchi della Valle d’Aosta” e “Da Maranello a capo Nord. Viaggio a Capo Nord con un’auto elettrica”. La scrittura diventa il luogo privilegiato delle sue molteplici esperienze di uomo poliedrico.