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Fanano. Mauro Gambaiani e un’altra impresa: 160 km di corsa senza mai fermarsi

Il 56enne protagonista alla massacrante Tuscany Crossing «Non ero preparato, mi ha convinto un’amica a gareggiare»

FANANO. Di imprese di corsa ne ha fatte tante Mauro Gambaiani, l’ironman fananese che a 56 anni ancora macina una maratona dietro l’altra. Ma l’ultima è davvero degna di nota: lo scorso weekend (24-26 settembre) senza alcun tipo di allenamento specifico ha preso parte al massacrante Tuscany Crossing di Castiglione d’Orcia, fatto di 160 km di percorso sterrato con la bellezza di 5.800 metri di dislivello. Ed è arrivato 29° su 120 partecipanti arrivati anche dall’estero (tedeschi, austriaci, francesi, polacchi e inglesi) dopo 28 ore e 57 minuti di corsa e camminata continua.

Partito il venerdì alle 16.30, è arrivato il sabato alle 21.30, dopo una notte all’addiaccio. A 56 anni, appunto.


Gambaiani, ma come le è venuto in mente?

«Non ci pensavo neanche a farlo, è capitato che a fine agosto mentre correvo una maratona attorno al lago d’Orta, parlando con Giulia, una mia amica, mi ha detto che lei si era iscritta al Tuscany ma non se la sentiva più di farlo da solo, soprattutto per il discorso della notte. Perché lì finisci per essere quasi sempre solo. Mi ha detto che mi regalava volentieri l’iscrizione e io senza pensarci neanche troppo ho detto “ok”. Così sono andato, un po’ allo sbaraglio in verità».

Che percorso si è trovato davanti?

«Praticamente un su e giù tra tutti i centri storici della Val d’Orcia, in Toscana: Montalcino, Bagno Vignoni, Castello d’Orcia, Campiglio d’Orcia, San Quirico e altri. Segue la Via Francigena, poi fa un pezzo di Eroica e attraversa anche boschi. C’è qualche pezzetto d’asfalto, ma più di tutto è sterrato, con anche alcuni guadi, ma stavolta i fiumi erano secchi».

E le condizioni meteo?

«Bel tempo per fortuna, ma tanto caldo: ci sono stati parecchi ritiri».

E per rifornirsi un po’ di energie?

«Ogni 10-12 km c’era un punto ristoro in cui mangiare qualcosa, bere e riempire le borracce. Poi via di nuovo».

Come l’ha vissuta?

«Era una corsa nel mio caso da fare con soprattutto la testa: il mio fisico non aveva una preparazione per stare in giro 30 ore, quella ce l’hanno i professionisti. Allora ho cercato di dosare bene le forze, di alternare corsa e cammino trovando il mio equilibrio per andare avanti. E direi di esserci riuscito abbastanza bene, visto che sono arrivato 29°. Forse potevo anche tirare di più, ma sono contento così: nell’ultima salita mi hanno superato due ragazzi, ma erano professionisti e soprattutto avevano trent’anni. All’arrivo si sono fermati per farmi i complimenti».

Ma com’è stata la notte?

«Buona, non fredda. Solo che a un certo punto mi si è rotta la torcia frontale e sono rimasto al buio. Sono stato fortunato che c’era una buona luna e sono andato avanti con quella. Poi per orientarmi tenevo d’occhio quelli che avevo davanti a me a 200-300 metri: non dovevo assolutamente farmeli scappare, altrimenti sì che sarebbero stati guai».

E come è arrivato all’arrivo?

«Una vescica in un piede, per il resto ok. Ho tirato il fiato un attimo poi ho perso la macchina e mi sono fatto 4 ore per tornare a Fanano, arrivando praticamente all’alba: 48 ore in piedi e sempre in movimento. A 56 anni posso dirmi contento».

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