Speciale Elezioni nel Modenese / Montefiorino, Palagano, Pavullo, Sestola, Zocca hanno il sindaco. Pavullo e Finale al ballottaggio. Chi ha vinto, chi ha perso e  i commenti

A Pavullo sarà ballottaggio a sorpresa tra Biolchini e Venturelli, fuori il grande sconfitto delle elezioni Pattuzzi. A Finale duello tra Poletti e Palazzi. Palagano conferma Braglia, a Montefiorino il centrodestra vince ma con Paladini, a Sestola si impone Fausto Magnani, a Zocca trionfa Ropa per 125 voti Testi di Daniele Montanari, Luca Gardinale, Stefania Piscitello, Gabriele Farina, Mattia Cocchi, Francesco Dondi

A Pavullo sarà ballottaggio a sorpresa tra Biolchini e Venturelli, fuori il grande sconfitto delle elezioni Pattuzzi. A Finale duello tra Poletti e Palazzi. Palagano conferma Braglia, a Montefiorino il centrodestra vince ma con Paladini, a Sestola si impone Fausto Magnani, a Zocca trionfa Ropa per 125 voti

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PAVULLO

Pavullo, il colpaccio di Venturelli
Va al ballottaggio contro Biolchini


Continuano a regalare emozioni forti le elezioni comunali a Pavullo, riuscendo a far sorprendere tanti. Era stato così nel 2016 con il primo ballottaggio della storia, e così è anche in questo 2021con il verdetto del primo turno che consegna un’impresa senza precedenti probabilmente nella storia politica di tutta la provincia: un candidato che con una sola lista, non appoggiato dai partiti, riesce a conquistare il ballottaggio.


Davide Venturelli e il suo gruppo di “Insieme per Pavullo” si porteranno dietro probabilmente per tutta la vita le emozioni del pomeriggio del 4 ottobre 2021, con uno spoglio degno del copione di un film per le sue emozioni. Fin dai primi seggi, quelli più piccoli delle frazioni, si sono capite le due linee di tendenza fondamentali. Da una parte il sindaco uscente Luciano Biolchini e il centrodestra tra il 30 e il 35%, in testa ma incapaci di agguantare la vittoria al primo turno. Sarebbe stato senz’altro ballottaggio, e il secondo posto per accedervi è diventato subito un duello Venturelli-Pattuzzi.


La partenza è stata sotto i migliori auspici per Venturelli: il primo seggio scrutinato, quello di Benedello, gli ha regalato una sorprendente vittoria: 161 voti per lui e 89 per Pattuzzi (Biolchini a 112). Il secondo seggio esaminato, quello relativo a Querciagrossa ha visto invece Biolchini davanti (161) e Venturelli ancora davanti a Pattuzzi: 110 a 88. Poi però il seggio di Verica, tradizionalmente di sinistra, ha ribaltato tutto: Pattuzzi in grandissimo vantaggio a quota 215, Biolchini a 142 e Venturelli a 61. Da qui in avanti è stato sempre un testa a testa tra i due, con Venturelli però in grado il più delle volte di rimanere davanti per pochi voti. Di seggio in seggio il gap è via via aumentato fino ad arrivare verso le 19 a consegnare un divario di 200 voti, che si è capito ormai incolmabile.


E qui è esplosa la festa nella sede di Venturelli, che ha vissuto tutto tra telefono e pc con a fianco sempre la moglie Elisa e poi via via tutti i candidati di lista accorsi per condividere un momento indimenticabile: con il 28,95% (2.482 voti) è lui il competitor di Biolchini, che ha chiuso al 35,62% (3.054 voti). Pattuzzi al 25,01% (2.144) e Scaruffi al 10,43% (894).


Con una sola lista, e per giunta incompleta perché ci sarebbe stato posto per un 16° nome, Venturelli è riuscito ad avere 338 voti di scarto su Pattuzzi che di liste a sostegno ne aveva tre: è evidente che è un risultato costruito molto sulla persona, e la fiducia conquistata in quasi dieci anni di opposizione.


Quando alza le braccia al cielo Venturelli si vede subito che è attraversato da mille emozioni, anche un po’ incredulo: «Ho sempre pensato che la sfida al ballottaggio sarebbe stata tra me e Pattuzzi – sottolinea – ma essere riuscito a 32 anni a battere con una lista sola un uomo della sua esperienza, ex sindaco ed ex presidente della Provincia che poteva contare su tre liste, è qualcosa di straordinario: mi sembra di essere stato un po’ Davide contro Golia».
E Biolchini? In cuor suo un po’ ci avrà sperato nella vittoria al primo turno, ma realisticamente sapeva che il ballottaggio era lo sbocco più probabile. Per questo non mostra particolare sorpresa: «Con quattro candidati me l’aspettavo un po’ il ballottaggio – commenta a caldo – delle due più contro Pattuzzi che Venturelli, devo dire la verità, ma poi non fa molta differenza: io ho sempre stimato allo stesso modo i miei tre avversari, e l’ho già detto. Adesso affronteremo questo ballottaggio, cercando di trasmettere ancora di più ai pavullesi il lavoro che abbiamo fatto in questi cinque anni e i progetti che abbiamo per l’avvenire, chiedendo la loro fiducia per continuare l’impegno».
Se ne riparla il 17-18 ottobre: in mezzo due settimane che, neanche a dirlo, saranno caldissime.

IL GRANDE SCONFITTO

La disfatta di Graziano Pattuzzi
«Paghiamo vecchie divisioni»

il verdetto del seggio di Benedello è stato una doccia fredda nella sede di Pattuzzi: nessuno si aspettava Venturelli così avanti. Poi però dopo lo spoglio di Verica il gruppo si è rincuorato, ed ha affrontato con fiducia il resto dello scrutinio, pensando a una “bolla” di frazione. Ma man mano che arrivavano notizie dal capoluogo, si è capito in realtà che sarebbe stata una gara tesissima con Venturelli. «Ho già capito, sarà una battaglia all’ultimo voto» dice Pattuzzi verso le 16, ripensando magari al testa a testa perso con Caselli a Sassuolo nel 2009 per un soffio.
Alla fine invece lo scarto è stato più ampio: tanti 338 voti in meno, al punto che già verso le 18 in sede si è fatta strada l’idea della sconfitta. Tra i più increduli, l’ex sindaco Romano Canovi. E’ una Caporetto, a dire la verità: pensare che dopo 28 anni ininterrotti di governo il centrosinistra non sia stato nemmeno in grado di raggiungere il ballottaggio è un colpo durissimo. Non sarebbe arrivato se non ci fosse stata una seconda volta, dopo il “caso” 2016, la frattura con la sinistra che corre per conto suo. Ma stavolta è ancora peggio di allora: nel 2016 si diede gran parte della colpa alla scelta delle primarie, accusate di aver seminato divisione. Stavolta non ci sono state, ma è andata anche peggio. Forse se ci fossero state avrebbero rappresentato l’unica vera chance di ricompattare il fronte.
Sono le 19.30: Pattuzzi ha appena ricevuto la telefonata del segretario provinciale Pd Davide Fava, e gli ha comunicato l’esito avvilente. Rientra, risponde con garbo alle domande ma è chiaro che sente tutto il peso della sconfitta: «Venturelli è riuscito a fare passare meglio la sua proposta, noi abbiamo faticato – sottolinea – non lo so, forse è stato sbagliato anche il candidato... Comunque sia, i pavullesi si sono pronunciati e noi saremo là dove loro ci hanno messi: all’opposizione.

Abbiamo tanti giovani nel gruppo: sapranno crescere e creare un’alternativa in futuro». Inevitabile la domanda sulla divisione a sinistra: «E’ evidente che se fossimo rimasti uniti sarebbe il centrosinistra ad andare adesso al ballottaggio – rimarca – ci voleva un’alleanza forte e non siamo stati in grado di metterla in campo. Credo che abbiano pesato ancora molto le divisioni del passato. Per quanto riguarda le primarie, se si voleva percorrere questa strada bisognava farlo ad aprile, in estate era troppo tardi».
E ora? Che farà il Pd e il suo gruppo in vista del ballottaggio? «Noi non ci offriamo a nessuno dei due candidati – mette in chiaro – se però ci verranno fatte delle proposte, ovviamente le esamineremo con senso di responsabilità. Andrà fatta una valutazione insieme, adesso non ci si può sbilanciare».

PALAGANO

Palagano, plebiscito per Braglia
«Premiato il lavoro di dieci anni»


Quando gli suona il telefono deve allontanarsi un attimo, anche se non riesce a schivare un paio di vigorose pacche sulle spalle. Del resto, la musica è già bella alta e la festa, partita spontaneamente appena sono arrivati i dati dell’ultima sezione, ormai è in pieno svolgimento. Spumante, musica e pacche sulle spalle sono tutte per lui, il 42enne Fabio Braglia, che da ieri pomeriggio è per la terza volta di fila sindaco di Palagano.
Una vittoria in cui il centrosinistra modenese credeva molto, anche se nemmeno lo stesso candidato si aspettava di “doppiare” l’avversario, il medico del Policlinico in pensione Giuseppe Fontana: a Braglia sono andati 838 voti (il 64,46%), mentre lo sfidante si è fermato a 462 preferenze (il 35,54%), per una vittoria distribuita su tutto il territorio.


Sindaco, è soddisfatto?
«Tantissimo, prima di tutto perché... anche stavolta è andata, e poi perché siamo riusciti a vincere anche a Boccasuolo, la frazione che per noi è sempre stata più ostica. Di certo non mi aspettavo un risultato del genere, e mi fa enormemente piacere che il consenso verso questi dieci anni di lavoro sia stato distribuito ovunque, dal capoluogo a Monchio».


Un successo soprattutto personale?
«No, è il successo di una squadra che ha lavorato per il territorio per dieci anni, e ora è già pronto a rimboccarsi le maniche per i prossimi cinque mettendo Palagano al primo posto».


Ha parlato con il suo sfidante?
«Sì, ci siamo visti subito, appena sono arrivati i risultati definitivi, e mi ha augurato buon lavoro. Del resto, da oggi saremo tutti insieme, al lavoro per il bene del territorio».


«La festa è già partita da sola, e anche questa sera - ieri, ndr - sarò in centro per brindare con i cittadini. Poi ci rimboccheremo subito le mani, con una serie di obiettivi da raggiungere: al primo posto il lavoro, e poi il turismo per la nostra montagna e le infrastrutture».

LO SFIDANTE

«Pronti a fare opposizione
Ma senza il coltello tra i denti

Senza dubbio sapeva che non sarebbe stato facile, anche se le aspettative erano diverse. Giuseppe Fontana, medico del Policlinico di Modena in pensione, si è fermato al 35,54% (462 voti in termini assoluti) nella difficile sfida a Fabio Braglia, eletto per la terza volta sindaco di Palagano.

«Sapevamo che non saremmo riusciti a diventare maggioranza in paese - fa sapere lo sfidante di Braglia - ma francamente non pensavo che le proporzioni dei risultati sarebbero state queste. Non possiamo fare altro che prenderne atto, preparandoci a lavorare per il bene di Palagano».


Una competizione che tra i due sfidanti è stata sempre corretta: «Sono già stato a fare i complimenti a Fabio per la vittoria - spiega ancora Fontana - tra noi ci sono sempre stati stima e rispetto, anche se tra i rispettivi “fan” c’è stata qualche stoccata in più, ma è comprensibile».


Per quanto riguarda i cinque anni che verranno, il candidato sindaco di “Per un futuro comune” conferma che sarà al suo posto in Consiglio comunale: «Certo che ci sarò - fa sapere l’ex medico del Policlinico - lo devo a quel 35% che ci ha dato il voto, e in generale a tutti i cittadini di Palagano, che restano al primo posto per noi e per il sindaco». La prospettiva, insomma, è quella di un’opposizione responsabile: «Braglia ha alcuni progetti che condivido e sui quali lavoreremo insieme - aggiunge lo sfidante - mentre su altri progetti siamo più perplessi, e quindi in Consiglio porteremo avanti un controllo scrupoloso dell’operato dell’amministrazione. Insomma, faremo il nostro mestiere come minoranza, ma allo stesso tempo la nostra sarà un’opposizione senza il coltello tra i denti: il nostro paese ha bisogno di andare avanti e di progetti concreti per il bene del territorio e delle persone».

ZOCCA

Zocca sceglie Ropa, Covili ko per 125 voti

 A Zocca a spuntarla tra i due giovanissimi candidati sindaco è stato Federico Ropa, candidato per Zocca Civica, che si è imposto di 125 voti su Federico Covili, candidato invece per Zocca Domani. Il vicesindaco uscente, aggiudicandosi 1206 voti, pari a quasi il 53%, procederà quindi la sua azione amministrativa, questa volta però come primo cittadino di Zocca. Ottima la partenza di Covili, che si è aggiudicato il primato in molte delle frazioni zocchesi, salvo poi crollare nei 2 seggi del capoluogo, dove Ropa ha ribaltato la situazione fino a quel momento molto equilibrata, battendolo per ben 112 voti.


Una sfida comunque serrata, specialmente in alcuni seggi, come quelle situate nei borghi di Rosola e Montecorone, dove i due se la sono giocata fino all’ultimo voto. Una tornata elettorale che non si è fatta mancare nulla: domenica pomeriggio, infatti, alcuni membri delle due liste e sostenitori in generale sono stati allontanati dalle forze dell’ordine, su richiesta dei presidenti di seggio, per aver creato assembramenti inopportuni all’ingresso del seggio e aver disturbato alcuni elettori che si recavano alle urne. In calo l’affluenza ferma al 60%, contro il 64% delle amministrative precedenti.


«Sentendo la piazza ce lo aspettavamo – ha commentato a pochi minuti dalla vittoria Ropa - È stato un risultato importante, che premia le giovani leve di questa squadra per i loro grandi sacrifici di questi ultimi mesi, ma anche l’amministrazione uscente, giudicata positivamente dai cittadini in questo mandato. Sono molto contento di poter procedere con l’azione amministrativa di Zocca Civica già avviata negli ultimi 5 anni, in quanto credo sia molto importante dare continuità ai progetti avviati, difficili da ultimare in un solo mandato. Ci metteremo a lavorare a testa bassa per dare vita alla squadra che si occuperà di costruire la Zocca del futuro. Ci aspettavamo un’affluenza un po’ più alta, superiore alla scorsa. Questo ci impone di lavorare ancor di più per cercare di recuperare elettori e di avvicinare di nuovo la popolazione alla politica locale. I tre obiettivi principali su cui inizieremo subito a lavorare riguardano specialmente l’urbanistica e l’edilizia privata, che deve ripartire e in questo senso c’è senz’altro da lavorare molto sull’ufficio tecnico. Altro tema che sarà al centro del tavolo della prossima Giunta riguarda l’ambiente, con particolare riferimento all’efficientamento energetico di tutte le strutture di nostra competenza. Infine, la viabilità, argomento molto sentito dagli zocchesi e alquanto delicato. In questa campagna elettorale ci siamo ancor più resi conto di quanto la gente avverta la necessità di infrastrutture migliori e più sicure ed è proprio in questa direzione che agiremo già nelle prossime settimane»

IL CONTENDENTE

«Per noi una sconfitta amara
All’opposizione per il paese»

Molto deluso il candidato di Zocca Domani, Federico Covili, rimasto fermo al 47% con 1081 voti totali. Dopo un’ottima campagna elettorale, dove i candidati hanno girato in lungo e in largo il territorio già da inizio agosto, Covili e compagni erano riusciti a colmare il distacco iniziale nei confronti di Zocca Civica e quello che inizialmente sembrava un risultato già scritto si è trasformato invece in un’agguerrita battaglia. La conquista, seppur di misura, dei seggi di Ciano, Montombraro, Montetortore e Rosola aveva fatto ben sperare Covili, ma a Zocca non c’è stato nulla da fare e Ropa, dilagando nei 2 seggi del capoluogo, ha così portato a casa la vittoria.
«È un risultato amaro e deludente, in quanto correvamo ovviamente per vincere.

C’è comunque qualche aspetto positivo, in quanto abbiamo vinto nella maggioranza delle frazioni e dei borghi. Inoltre, rispetto a 5 anni fa il miglioramento c’è stato e possiamo dire di aver performato meglio rispetto ai nostri predecessori. Però perdere così, per poco più di un centinaio di voti, e dopo aver conquistato lo stesso numero di seggi, 4, del vincitore, fa indubbiamente male. Ci tengo a fare un grande in bocca al lupo al nuovo sindaco Federico Ropa, che ho provato a contattare telefonicamente per congratularmi senza però riuscirci. Infine, voglio ringraziare tutti i componenti della lista per i loro sforzi e i loro sacrifici in questi intensi e bellissimi mesi di campagna elettorale. Anche se il risultato non ci sorride credo sia stata comunque una bellissima e utile esperienza. Noi comunque andiamo avanti, continuando a lavorare per Zocca e proponendo in consiglio idee, proposte e confronto».


IL NUOVO CONSIGLIO DI ZOCCA
Il consiglio comunale rinnovato vede un connubio tra conferme e novità. Tra i volti noti, già consiglieri durante lo scorso mandato, Susanna Rossi Torri, ex assessore alla cultura, Livio Degli Esposti, Gilberto Campagnini, assessore allo sport uscente, Giovanni Stefanini e il neoeletto sindaco Federico Ropa. Non sono poche però le novità portate in campo da Zocca Civica: Roberto Giuliani, Lorenzo Medici, Christian Mazzoni e Sara Sandrolini. Rappresenteranno invece Zocca Domani Federico Covili, Michela Bortolini, consigliera di minoranza uscente, Giulio Vitali e Angela Predieri.

MONTEFIORINO

Il centrodestra vince con Paladini 

E' il sindaco dei record: eletto per la sesta volta

 È record per Maurizio Paladini che con la vittoria di ieri, che con un 60,46 per cento delle preferenze si può definire “schiacciante”, si riconferma sindaco di Montefiorino per la sesta volta.


Paladini, candidato di centrodestra con la lista “Civiltà Montanara”, rispetto alla scorsa tornata elettorale in cui aveva corso in solitaria, ha dovuto stavolta affrontare due avversari. Una sfida politica che è stata anche generazionale. Chiara Asti, 35 anni, si è schierata per il centrosinistra con “CambiaMonte guarda al futuro” ottenendo il 20,83 per cento delle preferenze con 265 voti. Terzo in termini di preferenze l’altro candidato di centrodestra, il 44enne Riccardo Coriani in campo con la civica “Per Montefiorino” col 18,71 per cento e 238 cittadini che hanno deciso di votarlo. Cittadini che si sono recati alle urne con una buona affluenza: il 65,45 per cento degli aventi diritto al voto ha espresso la propria preferenza (1.288 votanti su 1.968 elettori).


«Montefiorino è la Repubblica della libertà e della democrazia», ha commentato a caldo Maurizio Paladini, dopo avere ricevuto la notizia della sua rielezione riferendosi ai dati sull’affluenza. Nel 2016 – quando Paladini fu candidato unico – l’affluenza si era fermata al 55,29 per cento: «I cittadini sono sempre molto attivi qui – ha aggiunto – ma credo che abbia influito anche la presenza di tre liste». Con cinque mandati Paladini, 74 anni, è stato sindaco per venticinque: ora davanti a lui, altri cinque anni. Numeri da guinness. «Questi risultati – ha commentato – sono frutto dell’impegno di questi anni. Abbiamo fatto un buon lavoro in passato e in questa campagna elettorale abbiamo cercato di catturare l’interesse della cittadinanza, rivolgendoci al futuro».


Il programma della civica “Civiltà Montanara” sarà connesso alle tematiche attuali: «Il nostro progetto è molto ambizioso e tiene conto degli strascichi che ha lasciato l’epidemia. Partiremo da questo punto e faremo leva su un progetto di rilancio cercando di intercettare dall’Europa, dallo Stato e dalla Regione le risorse necessarie». La questione più urgente da affrontare secondo Paladini riguarda l’ammodernamento e la messa in sicurezza della Cerredolo-ponte Dolo. C’è però un’azione che il sindaco intende portare avanti in questi primissimi giorni da rieletto.


«Voglio riportare a Montefiorino la Mostra Mercato del Tartufo Modenese (saltata nel 2020, ndr) per dare un segnale di ripartenza alla cittadinanza». In consiglio con Paladini arrivano Robj Linari, Marco Prati, Marco Campani, Luciano Ruggi, Massimo Corti, Elena Cadonici, Erio Luigi Munari. «Per quanto riguarda la squadra – spiega Paladini pensando alla Giunta – ci confronteremo nei prossimi giorni e rispetteremo la volontà dei cittadini». Il sindaco si dichiara disposto a un dialogo con l’opposizione in Consiglio. «Con la minoranza abbiamo la massima disponibilità, abbiamo intenzione di collaborare con tutte le forze politiche che vogliano dare un contributo alla crescita del nostro paese e che portino idee innovative».

IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE DI MONTEFIORINO

Questa la composizione del Consiglio comunale (10 seggi). Sette eletti nella lista di Paladini: Robj Linari, Marco Prati, Marco Campani, Luciano Ruggi, Massimo Corti, Elena Cadonici, Erio Luigi Munari. Per la lista CambiaMonte: Chiara Asti e Fortunato Zanni. Nella lista Per Montefiorino il solo Riccardo Coriani.

IL GRANDE SCONFITTO

La delusione di Coriani, sostenuto dalla Lega:
«Opposizione serena»

Il 44enne Riccardo Coriani, seppur forte dell’appoggio della Lega, non riesce nell’impresa e perde nella sfida contro Maurizio Paladini e Chiara Asti, fermandosi a 238 voti.
Coriani ottiene un solo seggio ed entra in consiglio comunale, dove sarà interessante osservare le dinamiche interne al centrodestra.
«Auguriamo un buon lavoro al sindaco Maurizio Paladini», ha commentato a caldo qualche ora dopo avere appreso i risultati delle elezioni. Coriani, con le sue parole, mostra di essere pronto ad assumere la carica di consigliere. «Responsabilmente – assicura Coriani – garantiremo da domani un’opposizione serena, costruttiva e animata dal buon senso. Sia da dentro che fuori il consiglio», conclude.


SESTOLA

Sestola, Fabio Magnani promosso sindaco
«Questa è la vittoria di un grande gruppo»

 «Abbiamo vinto con il gruppo». Fabio Magnani si richiama allo sport per celebrare il successo alle urne. Il 59enne agente di commercio da gregario diventa capitano. Magnani riceve infatti la “borraccia” dall’ex sindaco Marco Bonucchi (di cui è stato vice) per porsi al comando della carovana sestolese.
Magnani e Bonucchi condividono un gruppo chiamato Democrazia Progresso Solidarietà (DPS). La squadra sorpassa le due liste sfidanti (Il Bel Paese e Sestola Futura) in una sfida tutt’altro che scontata. I dati del Viminale aggiornati alle 17,26 di ieri (con cinque sezioni su cinque) intestano a DPS il 45,30% delle preferenze con 665 voti. Il Bel Paese di Gionata Magnani si ferma al 28,41% con 417 voti. Sono 386 i votanti per Sestola Futura di Ubaldo Fraulini, che ottiene il 26,29% delle preferenze. Numeri da ballottaggio se il Comune appenninico avesse più di 15mila abitanti.


«È stata un’elezione molto combattuta - ammette il neo sindaco – sono cambiati molto gli schemi». Il riferimento diretto è alla tornata elettorale del 5 giugno 2016. Allora Democrazia Progresso Solidarietà fu scelta da due sestolesi su tre ovvero 1.007 votanti su 1.537 cittadini alle urne. Il 66,82% lasciò a una distanza di maggiore sicurezza Sestola Civica di Massimo Poggioli (296 voti, 19,64%) e il Movimento 5 Stelle rappresentato da Riccardo Balboni (204 voti, 13,54%). Medesimo il rapporto dei seggi: 7 per i vincitori, 2 e 1 per gli sfidanti.
Gli avversari sono cambiati e Magnani rende merito agli sconfitti. «Hanno schierato due buone liste dimostrandosi due competitor importanti e organizzati. Alla fine, i sestolesi hanno premiato la nostra lista e sono molto soddisfatto. È stata una bella competizione e ringrazio tutto il gruppo di lavoro, tutta la nostra lista. Si sono impegnati tutti. In particolare, ringrazio l’ex sindaco Bonucchi: mi è sempre stato vicino».

 


Vicini si confermano i sestolesi alla vita pubblica. Gli elettori votanti sono stati 1.501, ovvero il 68,88% dei 2.179 aventi diritto. Nel 2016 si sono presentati al voto 1.537 sestolesi su 2.223 elettori complessivi, vale a dire il 69,14%. Uno scarto non significativo, soprattutto se rapportato ad altre realtà in cui l’affluenza è stata ben più ridotta.


«Abbiamo ottenuto tanti risultati con la giunta precedente», rivendica Magnani. Il neoeletto sindaco passa in rassegna il programma elettorale senza focalizzarsi su punti specifici. Il tema più urgente per Sestola introdotto alla vigilia sul nostro giornale riguardava le connessioni. «I collegamenti sia viari che immateriali, vedi la banda larga su tutto il territorio», l’impegno di Magnani alla Gazzetta. Magnani rilancia il primo atto con la fascia tricolore in spalla. «Riuniremo il Consiglio e nomineremo la Giunta - spiega il sindaco - organizzando tutto il gruppo di lavoro. Adesso ci godiamo questo momento perché siamo molto soddisfatti. In seguito, ci metteremo subito a lavorare».

IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE DI SESTOLA


Questi i sette eletti in Consiglio comunale con Magnani: Marco Bonucchi, Valerio Barbati, Ubaldo Berri, Matteo Boldrini, Elena Giovanardi, Stefano Serafini e Morena Tintorri.


GLI SCONFITTI

«Disponibili al dialogo
ma solo per il bene del paese»

SESTOLA.  Fair play e frecciatine. Gli sfidanti superati da Democrazia Progresso Solidarietà non professano drammi per il risultato delle urne. «Siamo soddisfatti di avere il numero maggiore dei consiglieri di minoranza – esordisce Gionata Magnani, candidato sindaco con la lista Il Bel Paese – Ci saremmo aspettati qualche voto in più. Alla fine, considerando che siamo i più giovani, siamo comunque molto contenti. Complimenti alle altre due liste». Il Bel Paese fa segnare quota 417 voti (28,41% delle preferenze).

Magnani non annuncia barricate a oltranza verso l’omonimo sindaco. «Siamo disponibili al dialogo – la posizione espressa dal 27enne, ex presidente dell’associazione È Scamàdul – e faremo un’opposizione forte nel momento in cui servirà». La lista è guidata da Sabrina Bastai, già responsabile dell’associazione Sestola Crea. È un gruppo civico con il supporto della Lega.


Ubaldo Fraulini è invece espressione del centrosinistra. L’ex sindaco (dal 1986 al 1995) ha ottenuto con Sestola Futura 386 voti, pari al 26,29% delle preferenze. «Abbiamo cercato di fare del nostro meglio – punzecchia il 74enne, già assessore dal 1975 al 1986 nelle giunte di Mario Galli – presentando il nostro programma e i nostri candidati. Se Sestola vuole continuare con quelli che c’erano già ne prendiamo atto». E sul futuro Fraulini apre le porte a un dialogo ma solo per il bene del paese: «Daremo il nostro contributo nel ruolo di minoranza – conclude – Supportare le decisioni della maggioranza? Valuteremo di volta in volta. Ci comporteremo per il bene di Sestola».

FINALE

Finale va ai tempi supplementari
Poletti in pole, Palazzi in extremis


Servirà il secondo tempo per decretare il futuro sindaco e la composizione del Consiglio comunale. E al ballottaggio, seppur con umori diametralmente opposti, arriveranno i rappresentanti delle grandi coalizioni partitiche: Marco Poletti, espressione del centrosinistra, e Sandro Palazzi, sostenuto dal centrodestra. Rimangono invece esclusi – e difficilmente si arriverà ad un apparentamento visto il pregresso – sia Benedetta Pincelli che Mattia Veronesi. Ma i due meritano una menzione per aver comunque trascinato le loro coalizioni a ridosso del 20 per cento, risultato di altissimo rispetto che garantirà l’ingresso in Consiglio e certifica comunque la bontà di entrambi i programmi elettorali.


Ma lo spoglio finalese, storicamente lento e molto meticoloso, ha riservato un pomeriggio di alternanze con un unico comune denominatore: Poletti è sempre stato davanti in ogni seggio, ma mai ha avuto la possibilità di superare la fatidica quota del 50 per cento che gli avrebbe dato una clamorosa vittoria al primo turno. E così il centrosinistra si è assestato intorno al 36% quota che non ha mai abbandonato, ponendolo come spettatore interessato alla sfida per il secondo posto. Una competizione a cui si sono iscritti tutti gli altri candidati con Veronesi partito fortissimo grazie alla spinta di Massa; Pincelli che a lungo ha messo paura a Palazzi, piazzandosi stabilmente sul secondo gradino del podio fino a quando non sono arrivati i responsi dei grandi seggi del capoluogo, che ha riproiettato il centrodestra a seconda coalizione con un 24 per cento che lascia aperte le speranze in vista del ballottaggio. Un esempio? Al sesto seggio scrutinato Palazzi si è attestato a quota 596 voti, con Veronesi e Pincelli in quel momento a 576.


Bisogna però scendere più in profondità per capire la maratona elettorale finalese dove anche il centrosinistra tira un sospiro di sollievo. È innegabile, infatti, che Palazzi sia l’avversario ideale in un ballottaggio. Del sindaco si conoscono pregi e difetti e ha alle spalle uno storico elettorato, mentre gli altri due contendenti hanno sostenitori più fluidi e, come avvenuto anche in passato, avrebbero avuto la possibilità di attirare a sé il sostegno della grande coalizione esclusa.


Sarà quindi centrosinistra contro centrodestra in un quadro politico però assai diverso: il Pd infatti è di fatto primo partito davanti a una sorprendente “Ricominciamo Daccapo” di Pincelli, unica lista in grandi di superare quota 10 per cento, arrivando a oltre il 13 e diventando secondo movimento in paese. Chi invece sarà chiamato ad una attenta riflessione è la Lega, che crolla a poco più dell’8%, dilapidando in pochi anni un consenso che aveva portato Palazzi alla guida del municipio. E in questo contesto pesano come macigni le scelte di defilarsi di storici rappresentanti locali tra cui l’ormai ex vicesindaco Lorenzo Biagi, il deputato Guglielmo Golinelli e soprattutto Alan Fabbri, attuale sindaco di Ferrara da sempre molto attento alle cose finalesi per motivi di amicizie e vicinanza territoriale.


Non sfonda neppure Fratelli d’Italia (nel 2016 non c’era e quindi manca un termine di paragone) che però si avvicina al 10% dopo aver calamitato assessori (Borgatti, Malaguti e Ferrarini) e rappresentanti istituzionali (Saletti e Cavazzoli). Sparisce infine il Movimento 5 Stelle, che finisce sotto il 5% e il Consiglio perderà anche Sinistra civica di Stefano Lugli, nonostante il boom di preferenze personali, che non riuscirà a piazzare neppure un rappresentante.


Tra due settimane si ripartirà da 0-0 ma saranno comunque due settimane emotivamente diverse con il sindaco Palazzi chiamato ad un altro ballottaggio, diverso da quello del 2016 dove partiva in vantaggio e con il sostegno indiretto di tutti, centrosinistra escluso.

I CONTENDENTI

Il dem: «Ora completiamo l’opera»
Il sindaco: «Non ci arrendiamo»

 Il primo turno delle elezioni ha restituito un interessante spaccato dell’elettorato. Il candidato del centrosinistra Claudio detto Marco Poletti ha raccolto un solido 36% con oltre 2400 voti: «Abbiamo ottenuto un ottimo risultato che aumenta il suo valore se si considerano le alte percentuali degli altri candidati. Sono convinto che abbiamo tutte le carte in regola e le competenze per vincere al ballottaggio, ci candidiamo per farlo e la squadra è pronta. Adesso si tratta di acquisire quella fiducia dei cittadini che sarà espressa al ballottaggio. Al secondo turno incontreremo il sindaco uscente Sandro Palazzi che ha registrato un risultato molto negativo. Il suo 24% riflette il pensiero dei cittadini che hanno valutato negativamente il suo lavoro. Da questo risultato ci spieghiamo anche i risultati di Benedetta Pincelli e Mattia Veronesi che hanno combattuto per entrare al ballottaggio. Il risultato di Palazzi sottolinea che l’amministrazione uscente non è stata all’altezza. Ora dobbiamo fare una riflessione interna anche sui dati ottenuti dalle single liste. Da qui dobbiamo stabilire una strategia che risulti vincente. Al momento è prematuro tracciare linee per future alleanze, siamo aperti al confronto con le persone e da lì sapremo trarre tutte le conseguenti riflessioni per impostare il secondo turno. È prematuro parlare di apparentamenti anche se Pincelli e Veronesi avrebbero dichiarato di non fornire indicazioni di voto al proprio elettorato».
Importante è il dato sull’astensionismo che cresce rispetto alla tornata del 2016: «Dobbiamo far capire alle persone che a livello locale non contano gli schieramenti tradizionali ma contano le persone. Il nostro obiettivo – conclude Poletti – è quello di ri-motivare le persone che si sono disaffezionate alla politica».
Lo sfidante di Poletti sarà il sindaco uscente Sandro Palazzi: «Obiettivamente pensavo in un risultato migliore al primo turno, credevamo in un divario molto più alto con il terzo e il quarto. Il voto si è molto frammentato, faccio i miei complimenti agli avversari che hanno saputo trovare consenso ottenendo ottimi risultati. Personalmente siamo stati molto penalizzati da Massa. Probabilmente non siamo riusciti a far emergere quanto fatto per migliorare tutto il nostro territorio. Abbiamo raccolto un Comune al limite del commissariamento e dare stabilità non ci ha aiutati perché abbiamo lavorato nella sostanza alle radici e non sull’immagine. Sono ottimista che nel ballottaggio potremmo recuperare consensi».

L'ANALISI