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Finale. Rapina negozio di caffè “Clyde” incastrato dalle impronte digitali

Yuri Sabattini puntò il cutter e si fece consegnare 300 euro. Dopo la fuga simulò un alibi fingendo di lavorare in giardino

FINALE. I sospetti portavano già a lui, ma serviva una prova certa per contestargli quella rapina di fine luglio. E la prova è arrivata dall’analisi delle impronte digitali raccolte dai carabinieri del Ris di Parma: l’autore del colpo nel negozio “Dimensione Caffè” è Yuri Sabattini, il “Clyde” che da oltre un anno compie scorribande criminali nelle attività commerciali della zona.

Grazie alle impronte, i carabinieri di Finale – che già dalla mattinata del colpo si erano messi all’opera per individuare l’autore – hanno potuto ragguagliare la procura di Modena, che a sua volta ha chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari del tribunale un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 44enne, domiciliato a Casumaro. “Clide” è indagato per rapina aggravata, porto abusivo di armi e oggetti atti ad offendere ed evasione. L’ordinanza gli è stata notificata in carcere a Ferrara dove si trova rinchiuso da fine agosto dopo che un giudice ferrarese aveva annotato come i provvedimenti restrittivi domiciliari erano spesso violati dall’uomo.


Anche in occasione della rapina Sabattini era evaso dai domiciliari. Era riuscito a raggiungere Finale e indossando un cappellino utile a celare il volto è entrato nel negozio “Dimensione Caffè” di via Nazario Sauro. All’interno vi erano i titolari, uno dei quali intento a scaricare la propria vettura. Clyde ha estratto un cutter e si è fatto consegnare i soldi custoditi in cassa per poi allontanarsi a piedi. I carabinieri erano arrivati celermente con la prima pattuglia mentre erano iniziate le ricerche del rapinatore solitario, che non avevano però dato esito. Nel negozio si erano portati anche gli specialisti della Scientifica che avevano raccolto diverse impronte che sono state campionate e repertate. Troppo facile a quel punto attribuirle a Sabattini, che ha un lungo curriculum criminale. Ma il 44enne aveva tentato a lungo di dissimulare quella rapina, provando addirittura ad inscenare un alibi credibile. Dopo il colpo, infatti, aveva iniziato a lavorare nel giardino di casa a Casumaro, facendo in modo di essere notato da diverse persone con l’intento di dissimulare la propria presenza a Finale. Il piano, se inizialmente aveva retto, è poi franato di fronte alle contestazioni scientifiche.