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In fiera a Modena: B.T. Expo, ai confini del pianeta salute

Al quartiere Fiera l’esposizione dedicata alle aziende del biomedicale e non solo del Distretto Mirandolese. Forte crescita

Modena. Gironzolando nei corridoi del padiglione fieristico che ospita B.T. Expo si incontrano aziende come la ForTest di Modena che progetta, disegna e produce macchine per testare un poco di tutto: le mascherine ad esempio, di cui le apparecchiature dell’azienda dimostrano la ‘respirabilità’. «Il nostro giro d’affari cresce ogni anno, nel 2021 faremo un + 30%», spiega il responsabile commerciale Luca Ferrari.

Nati a Mirandola ma trasferitisi in città, una ventina di dipendenti, ForTest esporta il 50% dei suoi prodotti, che servono non solo per testare le mascherine ma anche per tantissimi altri dispositivi medicali, dai filtri per il sangue ai cateteri. L’attività prevalente della Emotech di Medolla invece è la produzione (dal 2004) di dispositivi medici per il recupero di cellule staminali dal cordone ombelicale, coperti da brevetto. «Esportiamo l’80% dei nostri prodotti in Europa – spiega il titolare, Francesco Schittini – Abbiamo 40 dipendenti e un fatturato di 6 milioni, in crescita». Nata nel 1983 la Emotech non ha tanta concorrenza nel suo campo, molto specifico. Lavora per un’azienda americana che poi rifornisce i laboratori degli ospedali, pubblici e privati. A causa del terremoto fu costretta a traslocare nel rodigino per due anni. A B.T. Expo espongono oltre venti aziende, non solo del distretto mirandolese.

La Laser srl ad esempio è di Castelnuovo Rangone e propone il suo sanificatore a tecnologia Led per l’abbattimento di virus e batteri presenti nell’aria. Garantito al 99.9% è stato sviluppato assieme ad Unimore e la Regione ha concesso all’impresa un finanziamento riconoscendo la bontà dell’idea. «L’aria contaminata entra nell’apparecchio – spiega il responsabile dell’ufficio commerciale di Laser srl, 30 dipendenti, Fabrizio Monaco – ed esce sanificata dalla luce. A Castelnuovo presto ne entreranno in funzione 4 in luoghi pubblici». Gianluca Dispenza è invece il direttore vendite della Elcam Medical Italia, parte di una multinazionale israeliana che ha sede nella zona industriale di via Lama a Carpi.

Mostra tubicini, valvole senza ago, componenti per la dialisi. Sono quelle piccole parti delle apparecchiature medicali con cui tutti abbiamo a che fare se entriamo in ospedale: colorati, di plastica, semplici oggetti di uso comune nei nosocomi ma indispensabili. HMC Group di Mirandola è infine un’azienda con 140 dipendenti, con una controllata a Bolton (Gb) e uno stabilimento a Novi Sad, in Serbia. Partendo dai granuli di materiale plastico (Pvc, politene, Abs) dà vita a tanti dispositivi medici. Un gruppo da 35-38 milioni di fatturato di media «ma che sconta - dice il responsabile vendite settore Plastic, Massimiliano Bisi - la difficoltà attuale di reperire materie prime e l’aumento dei prezzi». E per un’impresa che per il 70% lavora con la pubblica amministrazione (Aziende Usl in primis) questo vuol dire contratti da rispettare senza deroghe. Anche HMC dovette spostare le sue lavorazioni (a Rubiera) per oltre un anno a causa del sisma del 2012.