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Modena. Ludovica, l’arte dei gioielli nata dalle monete dei nonni

La 26enne orafa modenese specializzata alla “Sacred Art School” di Firenze crea bijoux rimodellando vecchi pezzi: «Sono un muratore delle piccole cose»

MODENA. Ludovica Severi, 26enne modenese, si definisce «un muratore delle piccole cose». Una laurea in Progettazione dell’Architettura conseguita al Politecnico di Milano e una specializzazione in arte orafa ottenuta presso la “Sacred Art School” di Firenze ne hanno fatto una creatrice di gioielli, che oggi lavora con la fiamma ossidrica in mano. La sua passione per la gioielleria e l’oreficeria artigiana è nata da un’antica collezione di monete di famiglia, ma ha scoperto la sua vera vocazione quasi per caso. «Mi sono diplomata in agosto - racconta - scontando la chiusura imposta dalla pandemia, che ha bloccato a lungo stage e tirocini degli studenti. Poi, la scorsa primavera, ho deciso di mettermi in proprio. Ho capito che nessuno, in questo momento, mi avrebbe dato lavoro, e quindi mi sono buttata».

Sono tante le storie di ragazzi che hanno scommesso sulle loro competenze e aperto nuove attività in tempo di Covid. Ludovica, di recente, ha ricevuto dalla Camera di Commercio il punzone «130 Mo», che dovrà essere impresso su ogni sua creazione e che sancisce, ufficialmente, che è la 130esima artigiana di specie della provincia e la quinta orafa, donna, della città. «Ho cominciato a progettare gioielli e bijoux quasi per scherzo, per dare una mano all’associazione «Vale la pena», che ha uno spazio in via sant’Orsola 25, di tanto in tanto a disposizione, dove oggetti e accessori sono in vendita a scopo benefico. Ho aderito al progetto «Fare Moda per Bene» cominciando a progettare gioielli a partire da alcune monete da collezione di mio nonno. All’inizio mi avvalevo di altri artigiani, poi ho deciso che quella sarebbe stata la mia strada e ho concluso il mio percorso formativo a Firenze».


Quindi il suo è un... ritorno al futuro?

«All’inizio reinterpretavo, in chiave moderna, vecchi cimeli di famiglia. Un trait d’union con il passato che caratterizza anche la mia personale linea di gioielli, «Severiana Gens», un nome che deriva dalle mie radici, il modo con cui ci chiamiamo anche fra cugini».

Di cosa preferisce occuparsi?

«In particolare di fedi nuziali e anelli di fidanzamento. Creare oggetti e gioielli che toccano la vita delle persone, cambiando e rimodellando vecchi pezzi, e di commissioni artistiche ad hoc. Sono stimolanti, come il portachiavi per le camere del «B&B Vittorio Veneto 25», un progetto che mi ha dato molta soddisfazione».

Come promuove il suo lavoro, come possono contattarla i potenziali clienti?

«Attraverso i social, soprattutto Instagram, un mezzo moderno, versatile e molto efficace. Le persone interessate possono scrivermi lì. Ricevo su appuntamento nella mia casa-laboratorio. Poi ci sono due punti vendita fissi, la gioielleria Righi di corso Canalchiaro a Modena e la nuova farmacia Santa Rita a Maranello, che ospita anche uno stand di bigiotteria. Chi vuole contattarmi mi può trovare su Instagram (@severianagens), oppure scrivermi a severianagens@gmail.com.

Qual è la sua idea guida?

«Un vero gioiello deve superare l’usura del tempo, sapere invecchiare bene, un po’ come il vino. Abito un mondo di idee molto dinamico, in sei mesi ho cambiato progetto un sacco di volte. In ogni caso sogno di riuscire a consolidare uno stile in grado di restare per una vita, mantenendo la freschezza dei vent’anni».

Qual è la cosa a cui tiene di più?

«Creare un po’ di consapevolezza nel consumatore. Un tempo si investiva un capitale in un gioiello, mentre oggi il consumo è cambiato, si cercano altre vie di soddisfazione ed è importante sapere cosa determina il costo dei nuovi bijoux. Per questo, da diverse settimane, ogni venerdì su Instagram c’è una puntata di «Venerdiana», trasmissione che punta a una nuova sensibilizzazione dell’arte orafa. Io passo il tempo a progettare, sono una creativa, ma sono anche “un muratore delle cose piccole”. Fra orecchini di giada rosa, collane di ematite e perle di fiume, lapislazzuli e ciondoli, non si direbbe che io lavori con una fiamma ossidrica. Invece fondo, martello, mi taglio le mani. Chi compra un mio gioiello deve sapere da dove viene. L’unico modo per sapere, davvero, quanto vale».

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