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Concordia. «Chiesa di Fossa abbandonata tra colombi, topi e infiltrazioni»

I fedeli chiedono lumi alla diocesi sul progetto e il piano della ricostruzione «Da troppo tempo tutto è in stato di abbandono»

CONCORDIA. Nei giorni scorsi, alcuni residenti di Fossa di Concordia hanno lanciato un accorato appello alla Diocesi di Carpi che si occupa della ricostruzione post sisma e quindi anche della chiesa locale, ancora inagibile:

«È incomprensibile questo silenzio da parte della Diocesi sul recupero della nostra chiesa di San Pietro Apostolo a Fossa di Concordia – ha spiegato Otello Bertoli – un “mutismo” che è inspiegabile ed è dovuto ad una sordità incomprensibile. Da troppo tempo la nostra comunità sta venendo privata di un bene quale la chiesa che è di tutti. Sono trascorsi ben nove anni dal terremoto del 2012 che ci ha sottratto la chiesa, e da allora nulla è cambiato. Ora, è lecito sapere a che punto siamo con i lavori o è invece esclusivo sapere di pochi che non hanno vissuto i traumi del terremoto? – si chiede a nome di tanti altri fedeli – Stiamo assistendo ad un preoccupante degrado della struttura che ogni giorno che passa è sempre più oggetto di invasione da parte di colombi e topi con infiltrazioni dal tetto. C’è poi soprattutto da preoccuparsi per lo stato in cui versa il Santuario di San Massimo con il corpo del Santo traslato a Fossa proveniente dalle Catacombe di Priscilla in Roma nel 1762.

Mi chiedo se tutto questo sia giusto: direi proprio di no. Voglio sperare che i cittadini non solo siano considerati portatori di braccia ma anche menti che si interessano della salvaguardia dei beni della propria comunità, cittadini che hanno messo in pericolo la vita per recuperare i beni mobili della chiesa nel difficile periodo successivo al terremoto. Voglio sperare che nel breve futuro ci possa essere un ripensamento da parte della Diocesi che convochi una riunione alla quale possano partecipare tutti i cittadini nella quale venga illustrato il progetto “mai visto” e i tempi di realizzazione. Mi sembra il minimo da fare per il rispetto dei fedeli e della cittadinanza tutta».


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