Modena. Aggredisce i carabinieri intervenuti per aiutarla

La pattuglia temeva che avesse subito un’aggressione Ha risposto con insulti, calci, pugni e addirittura un morso   

MODENA. Insulti, calci, pugni fino addirittura ai morsi sul braccio. Così una 30enne ha risposto ai carabinieri del Radiomobile intervenuti la notte scorsa solo per accertarsi che stesse bene.

È successo alle 3.15 in una stradina di campagna dietro la Motorizzazione. Durante il pattugliamento hanno notato una scena strana: un Volkswagen Caddy fermo a lato strada con un uomo fuori in piedi davanti allo sportello passeggeri aperto che discuteva con la ragazza dentro, in atteggiamenti poco chiari. I militari hanno temuto che l’avesse picchiata e si sono fermati per accertamenti. Lui, un 56enne italiano, ha fornito subito i documenti dicendo che avevano litigato ma che ormai era tutto a posto. Lei, una volta uscita, ha fatto il finimondo: ha rifiutato di fornire le generalità dicendo che le aveva già date in caserma giovedì quando aveva denunciato di essere stata rapinata della borsetta mentre camminava sui viali vicino a un chiosco. Toni sempre più aggressivi e poi appunto pugni e calci (anche alla gazzella) fino a morsicare un vicebrigadiere sul braccio sinistro, causandogli anche una lesione al polso. È stata quindi arrestata per resistenza a pubblico ufficiale e denunciata per lesioni personali, danneggiamento aggravato e rifiuto a fornire le generalità. Anche in auto e in ufficio ha continuato a far danni nella sua furia. Tanto da far nascere il sospetto che fosse sotto l’effetto di qualche sostanza. Cinque giorni di prognosi per il vicebrigadiere, nel referto del Pronto soccorso.


Ieri mattina la 30enne, alta ed elegante, sembrava un’altra donna davanti al giudice per la direttissima: tranquilla e remissiva, assistita dall’avvocato Gianluca Barbiero ha detto di aver agito d’istinto dopo lo choc della rapina del giorno prima, quando un giovane le aveva strappato la borsa coltello alla mano. In sostanza la ragazza, con già pendente una denuncia per resistenza, ha sostenuto di non averli riconosciuti come carabinieri (nonostante fossero in divisa e peraltro sopraggiunti a lampeggianti accesi) pensando che fossero malviventi. Quali che siano state le cause di questa reazione spiazzante (non è stato chiarito il rapporto che aveva con il 56enne), il giudice ha convalidato l’arresto ma vista la condotta successiva l’ha scarcerata, aggiornando il processo al 19 gennaio. I carabinieri hanno dovuto anche riaccompagnarla a casa, dato che era appiedata.

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