Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Passa senza dare la precedenza: ciclista investito risarcirà i danni

Sterzata brusca da sinistra all’incrocio: impossibile per il guidatore vederlo ed evitare di travolgerlo

Carlo Gregori

MODENA. È stato investito mentre girava in bici. Ha chiesto un risarcimento di 175mila euro per i danni subiti, ma alla fine è emerso che era in torto e sarà lui a pagarne 45mila a chi lo ha investito, più il parabrezza rotto.


È la storia di un professionista modenese che si è rivolto al giudice civile dopo aver visto archiviare dal gip l’indagine penale originata dal suo esposto. E ora testimoni e indagini concordano nell’affermare che è stata la sua imprudenza a provocare l’incidente del quale è stato vittima. Perché è sbucato senza dare la precedenza svoltando bruscamente a sinistra.

Il caso è avvenuto una sera di gennaio del 2017 all’incrocio tra via Prampolini e via Malmusi, in zona Sant’Agnese Centro.

L’uomo girava in bici di sera in quella zona poco illuminata quando per evitare di essere urtato da un’auto è andato a sbattere contro un’altra auto che viaggiava in direzione viale Muratori. Nell’urto, il ciclista è stato caricato sul cofano ed è finito contro il parabrezza. Ha riportato ferite e fratture ed è stato portato al pronto soccorso.

All’Infortunistica della polizia locale, la vittima dell’incidente ha raccontato di essere stata urtata frontalmente. I segni erano visibili sul lato destro per la bici e sul lato sinistro per l’auto. La fidanzata del ragazzo alla guida dell’auto, ha raccontato che il ciclista è sbucato all’improvviso da sinistra e non c’è stato modo di vederlo prima né di impedire l’urto. Tanto più che intorno c’erano le auto parcheggiate e tra l’una e l’altra non si è notato il ciclista mentre si avvicinava.

A complicare la vicenda, come ha riferito un passante, in quel punto via Prampolini di sera è buia e le auto parcheggiate a spina di pesce non aiutano certo a una buona visibilità. Resta il fatto che, come è emerso negli accertamenti processuali, in quel tratto l’auto non doveva dare precedenze. La doveva dare invece il ciclista. Ma non l’ha rispettata e ha anche preso una multa.

Secondo la ricostruzione della polizia municipale al termine degli accertamenti e della raccolta delle testimonianze, inoltre, il ciclista «dopo aver impegnato l’area ed aver visto il primo veicolo sopraggiungere dalla propria destra, effettuava una manovra repentina verso sinistra. Per tale motivo l’urto fra i veicoli è laterale destro per il secondo veicolo e laterale sinistro per il primo veicolo».

La conclusione dei vigili è chiara: «Il ciclista impegnava l’intersezione omettendo di rispettare l’obbligo di dare la precedenza regolarmente segnalato nel suo senso di marcia rimanendo così coinvolto in un sinistro stradale».

Anche la dinamica dell’incidente, spiega il giudice, indica dei punti fermi: «La rottura dello specchietto sinistro, oltre che del parabrezza, non riconduce a dinamica diversa ed alternativa rispetto a quella di un urto frontale o laterale dell’autovettura col ciclista, con caricamento del corpo di quest’ultimo sul frontale della stessa. D’altronde l’ipotesi di un urto con la parte anteriore è pienamente compatibile con la repentinità della manovra del ciclista».

Il dato fondamentale che emerge, spiega sempre il giudice, «non è tanto la violenza dell’urto e la velocità dei mezzi quanto la completa assenza di manovre di emergenza e la presenza di impedimenti all’avvistamento di ostacoli».

La responsabilità dell’accaduto è quindi chiara. Il punto, per il giudice, non è capire dove è stato colpito il ciclista, ma la mancata possibilità di avvistare il ciclista da parte del guidatore e quindi anche la mancanza di manovre d’emergenza per evitare l’urto. Quanto alle auto parcheggiate, la visibilità sulla sinistra del mezzo in movimento era sufficiente per notare l’arrivo di un ciclista e fare qualcosa per impedire l’urto. La sentenza indica quindi che la responsabilità è esclusivamente del ciclista per l’omessa precedenza all’incrocio e la manovra di brusca svolta a sinistra successiva. Il guidatore è insomma senza colpa. Per questi motivi il giudice respinge la richiesta dii risarcimento del ciclista e lo obbliga a pagare, oltre al parabrezza rotto, anche 45mila euro di spese processuali.