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Modena, alla Tetra Pak 20 lavoratori chiedono il test gratuito “No” dell'azienda: «Sosteniamo il vaccino»

Un gruppo di dipendenti si rivolge a un legale: «Poca sensibilità»  La dirigenza: «Hanno benefit, supporto psicologico e smart working» 

Qualcuno ha già fissato gli appuntamenti in farmacia: tampone ogni tre giorni, rigorosamente di sera per evitare di incappare in una scadenza che sarebbe alquanto problematica. Qualcun altro cercherà di sfruttare le ferie residue, magari alternandole ai tamponi in modo da ridurre la frequenza degli appuntamenti con il test. Ma c’è addirittura chi farà uno sforzo in più, rinunciando allo stipendio per un determinato periodo e mettendosi in aspettativa. Una realtà che, con numeri variabili, da venerdì si ripeterà in diverse aziende del territorio per i modenesi che hanno deciso di non vaccinarsi, ma che alla luce della decisione del governo dovranno presentarsi al lavoro con il green pass.

Succede anche alla Tetra Pak, dove a dover studiare un’alternativa al vaccino è un gruppo di una ventina di persone - comunque un numero non elevato, considerando che i dipendenti dello stabilimento di via Emilia ovest sono 1.042 - che alla luce delle novità in arrivo stanno valutando il da farsi. «Alcuni di noi si metteranno in aspettativa - spiegano i dipendenti - prendendosi una sorta di anno sabbatico, mentre altri semplicemente hanno organizzato le proprie vite con gli appuntamenti per i tamponi ogni tre giorni, con tutto quello che comporta dal punto di vista economico e dell’organizzazione della propria vita». Del resto, l’azienda è sempre stata chiara sui tamponi: Tetra Pak ha sempre sostenuto il vaccino, e dunque non finanzierà i test per i lavoratori che hanno deciso di non immunizzarsi dal Covid, e che dovranno provvedere autonomamente a procurarsi il green pass necessario per accedere allo stabilimento. Una scelta che ha lasciato perplessi i venti lavoratori: «Da un’azienda che è sempre stata attenta alle necessità del personale - fanno sapere - ci saremmo aspettati la stessa attenzione anche davanti al problema di chi sceglie di non vaccinarsi». Il pensiero va alle aziende che hanno deciso di pagare i tamponi ai lavoratori: «Senza dubbio sarebbe stato un aiuto importante - riprende il gruppo di dipendenti - ma per noi non è solo una questione economica, ma piuttosto ci saremmo aspettati un sostegno morale, perché procurarci il green pass per noi sarà un notevole disagio anche dal punto di vista organizzativo». Nel frattempo, i lavoratori si sono rivolti a un legale, che sta valutando le possibili azioni per tutelare i suoi assistiti: «Quello che ci lascia amareggiati in questa vicenda - chiudono - è il fatto che un’azienda sempre attenta alle esigenze del personale non si sia dimostrata altrettanto sensibile, portando avanti una posizione estremamente rigida sulla questione tamponi».


Una situazione di cui la dirigenza di Tetra Pak è a conoscenza: «Sul green pass siamo sempre stati chiari - spiegano i vertici dell’azienda - applicando rigorosamente i decreti governativi e prendendo tutte le decisioni necessarie per tutelare la sicurezza del personale». Da via Emilia ovest ricordano inoltre di «aver sostenuto i lavoratori in tanti modi durante la pandemia, dall’attivazione del supporto psicologico declinato in varie forme al largo ricorso allo smart working». Una modalità di lavoro che al momento è ancora applicata per il personale: «Oggi in sede abbiamo circa metà dei dipendenti - riprendono dalla dirigenza - mentre l’altra metà lavora da casa. Dalla prossima settimana passeremo al 60% del lavoro in presenza, continuando quindi a utilizzare a lungo lo smart working». Tanti altri i benefit concessi al personale, a partire dal fondo di 2mila euro annui per coprire le spese mediche: «Siamo vicini ai lavoratori in tanti modi - chiudono da Tetra Pak - ma sui tamponi siamo sempre stati chiari: noi sosteniamo il vaccino, e chi sceglie di non vaccinarsi deve provvedere autonomamente con il test».

Luca Gardinale

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