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Scontri a Roma, domani Passaro sarà interrogato Rischia fino a 15 anni di pena

Il leader di “Io Apro” parlerà con il giudice da Napoli I vertici del movimento lo scaricano: «Ha sbagliato» 

MODENA Si terrà il 14 ottobre in videoconferenza con il il gip Annalisa Marzano, l’interrogatorio di garanzia per Biagio Passaro. Il ristoratore di Castelfranco, leader del movimento “Io Apro” è infatti detenuto nel carcere di Poggioreale, a Napoli. Con lui ci sono anche Roberto Fiore e Giuliano Castellino di Forza Nuova, l’ex Nar Luigi Aronica e Salvatore Lubrano.



Sono tutti accusati a vario titolo di istigazione a delinquere, devastazione e saccheggio. Ed è proprio quest’ultimo reato che Passaro e il suo legale, l’avvocato Carlo Taormina, puntano a far cadere in fretta o comunque a derubricare. Si tratta infatti di un reato inserito nel sistema penale italiano nel 1930 ossia in pieno regime fascista e questo è un curioso paradosso mentre si parla dell’irruzione negli uffici della Cgil guidata – è l’accusa – da alcuni rappresentanti dell’estrema destra italiana. In quel periodo la devastazione e il saccheggio erano reati giudicati particolarmente gravi, addirittura prevedevano l’ergastolo. Non a caso, terminato il periodo mussoliniano e fino alla riscoperta degli ultimi anni, sempre meno si è applicato l’articolo 419 del codice penale che tuttora recita: «Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 285, commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso su armi, munizioni o viveri esistenti in luogo di vendita o di deposito». Si capisce quindi il motivo per cui Passaro e il suo avvocato sono particolarmente impegnati a dimostrare la propria estraneità ai danneggiamenti interni agli uffici della Cgil.

Taormina ha infatti fatto notare quella frase (“non spaccate niente”) che vorrebbe svicolare il capo del brand “Regina Margherita” da ogni responsabilità nella devastazione avvenuta negli uffici del sindacato. Dopo l’irruzione di altri però Passaro è entrato, come del resto mostra inequivocabilmente il video che ha trasmesso attraverso la pagina facebook del movimento.

Riuscire comunque a prendere le distanze dai vari Fiore e Castellino – anche loro difesi da Taormina – sarebbe un primo passo importante per il ristoratore modenese, che a quel punto diventerebbe autonomo nella propria rappresentazione e magari potrebbe subito chiedere di uscire dal carcere e tornare in famiglia, a Castelfranco, eventualmente con una misura alleggerita. Ipotesi, visto che fino a domani Passaro rimarrà a Napoli. Ipotesi però basate sulla prima tranche di convalide e processi per direttissima, avvenuti ieri a Roma: il tribunale ha scarcerato quattro manifestanti (due ai domiciliari, un obbligo di firma e un divieto di dimora a Roma), ribadendo il carcere per altri due. Nei loro confronti l’accusa è però “soltanto” di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

Una volta chiarita la propria posizione con la giustizia, Passaro dovrà comunque fare i conti anche all’interno del movimento “Io Apro”. Nelle ultime ore, infatti, il segretario generale Umberto Carriera ha preso le distanze dal comportamento del manager emiliana, con un passato recente di grande visibilità anche nel calcio dilettantistico. Carriera nel corso di alcune apparizioni televisive ha parlato di “errore” individuale dell’amico, prendendone le distanze, ma comunque cercando di alleggerirne la posizione. Alla conclusione della prima fase penale “Io Apro” dovrà valutare come comportarsi e sarà il direttivo a decretare se Passaro dovrà ancora avere un ruolo di primo piano o se la sua figura non sarà più adeguata a rappresentare le istanze del movimento. Che – va detto – sui social sta radunando diverse forme di lotta contro l’attuale sistema di contrastato alla pandemia e che già ha messo gli occhi su quanto avverrà venerdì con l’entrata in vigore dell’obbligatorietà del green pass nei luoghi di lavoro.

Ma prima di tutto c’è da monitorare la vicenda giudiziaria di Passaro, che in pochi istanti ha visto mettere a rischio una lunga attività promozionale, che lo aveva visto protagonista nell’ultimo anno. A cosa ambisse con le comparsate televisive sui canali di maggior rilievo, con alcuni post sui social e la leadership in “Io Apro” non è ancora chiaro, ma qualche investigatore ipotizza una certa propensione all’ambizione politica. Forza Nuova non sembrava il suo trampolino di lancio ideale per conquistarsi un posto magari in Parlamento forte delle migliaia di “like”, ma ora le accuse lo affiancano ai grandi leader della destra nazionale.

F.D.

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