«Appennino e Bassa uniti per rilanciare i loro ospedali»

I comitati delle aree periferiche siglano un’intesa per chiedere di rivedere il Pal Caso Porretta: «Perché lì c’è già un piano per riaprire il Punto nascita e qui no?»

Daniele Montanari

Pavullo. Un’alleanza tra le aree periferiche della provincia, Bassa e Appennino, per dire no a una sanità “Baggiocentrica” o comunque eccessivamente concentrata nelle sue capacità assistenziali nel raggio di 15 km da Modena. L’hanno siglata i comitati “Salviamo l’ospedale di Pavullo” e “Salviamo l’ospedale della Bassa”.


Il presidente Ubaldo Chiarotti si è fatto 90 km per essere mercoledì sera su a Pavullo raccogliendo l’invito di Maria Cristina Bettini per fare il punto della situazione assieme ai candidati sindaco (Luciano Biolchini e Davide Venturelli), ad altri amministratori (Marco Bonucchi da Sestola e Gabriele Nizzi da Fiumalbo), comitati (Pavullo 95) e cittadini.

Non rosea: «Nel 2010 tra Mirandola e Finale avevamo 227 posti letto ospedalieri – ha sottolineato – adesso sono 128. Dopo il Pal 2011 e il terremoto è stato tutto un togliere. Così come hanno tolto a voi, ma se ora i sindaci di Bassa e Frignano si uniscono nella richiesta di rivedere il Pal, non ci possono ignorare». Per questo il comitato della Bassa ha presentato una petizione ai sindaci locali, e così ha fatto la Bettini a Pavullo, «ma non so che fine ha fatto» ha detto. «La petizione per chiedere la revisione del Pal, e quindi la riclassificazione di Pavullo a ospedale d’area, è stata condivisa dalla giunta – ha precisato Biolchini – non l’avevamo reso noto finora ma è stata sottoscritta e inviata agli enti superiori. Noi tutte le volte che si è aperto uno spiraglio per difendere l’ospedale l’abbiamo colto».

Inevitabile il dibattito sul Punto nascita: «Perché a Porretta hanno già un piano per la riapertura e noi no?» hanno chiesto dal pubblico. «La Regione ha dato incarico alle Ausl di predisporre un piano di riapertura, mi risulta che il nostro sia ormai pronto» ha precisato Biolchini. «E’ evidente che ci sono stati dei ritardi – ha incalzato Venturelli – Bonaccini ha dato la disponibilità a riaprire a gennaio 2020: bisognava dal giorno dopo sollecitare il piano e monitorare il percorso. Adesso bisogna recuperare, e aprire non in modo sperimentale, altrimenti nel giro di due anni i numeri ci torneranno a condannare».

E’ stata sollevata anche la questione Casa della Salute, autorizzata su Pavullo nell’ultima Ctss con lo stanziamento di 2,5 milioni di fondi Pnrr. Tutti contenti del finanziamento, ma perplessi sulle modalità: «Come si fa a finanziare una cosa senza un progetto?» ha chiesto Gigi Giordani di Articolo 1. «Ci dicano dove vogliono farla: se fosse nella Casa del Volontariato bene, ma se fosse all’ospedale significherebbe toglierci qualcos’altro».

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