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La storia / Sei amici sassolesi e uno in carrozzina in pellegrinaggio verso San Pietro

Un’amicizia forte li lega a Alfonso Taccini, in sedia a rotelle «Siamo andati a Compostela, ora arriveremo a Roma»

Alfonso Scibona

L'amicizia, quella con la “A” maiuscola, si manifesta in tanti modo, anche facendo insieme con una persona «limitata in carrozzina» esperienze con parte del “Cammino di Santiago” o della via Francigena. Questo gruppo, autonominatosi “Armata Brancaleone”, è determinato nel medio termine di fare l'ultima tratta che li porterà a Roma. «Era la fine di maggio del 2019 – racconta Adolfo Taccini, l'uomo in carrozzina che ha fruito dell'aiuto degli amici - quando sono rientrato in città, dopo aver percorso parte dl Cammino di Santiago con Fabio, Renzo, Riccardo, Roberto e Stefano. Eravamo arrivati alla cattedrale di Santiago stanchi ma appagati. Soprattutto loro erano soddisfatti, per essere riusciti a superare le tante difficoltà dovute al percorso ma dovute anche al fatto di essere dei “ragazzi” dai 50 ai 60 anni e dove ognuno si portava al seguito anche qualche problema fisico: come Renzo che aveva subito un intervento al cuore, o Riccardo con le ginocchia più volte operate e Roberto che da dieci anni lotta tenacemente contro il morbo di Parkinson».


Quei giorni vissuti insieme avevano cementato ancora di più questa amicizia e qualche mese dopo il desiderio di ripartire aveva già fatto capolino. Al gruppo si sono aggiunti Fausto e Maurizio e così, tutti assieme, hanno iniziato a programmare una seconda avventura: percorrere il tratto finale del cammino portoghese arrivando a Santiago e di proseguire fino a Finisterre. Poi è scoppiato il Covid e tutto si è bloccato.

«Appena ci si è potuti rimettere in moto - continua Taccini – abbiamo pensato di camminare “vicino a casa” e di fare una parte della via Francigena: i 350 chilometri da San Miniato a Roma. Così la scorsa primavera il gruppo ha iniziato ad allenarsi per bene ed alla fine di maggio, armato di tanta buona volontà, e alternandosi sempre a spingere la mia carrozzina, ha percorso le strade, gli sterrati, i sentieri e le salite delle nove tappe del tratto toscano fino ad Acquapendente, in Tuscia. Gli impegni familiari e di lavoro di ogni componente non hanno permesso di usufruire di un periodo più lungo per cui, terminato il percorso, ognuno è tornato alle sue attività normali ma poi alla fine di settembre abbiamo ripreso il cammino da dove si era fermato e, da Acquapendente, percorso cinque tappe del tratto laziale fino a Capranica».

Durante questi percorsi gli imprevisti sono stati molti, in alcuni tratti si sono dovuti superare dei guadi o percorrere delle sassaie tenendo la carrozzina sollevata da terra come fosse una carriola ed in alcuni punti dove il passaggio della carrozzina risultava impossibile è stato necessario tornare indietro e cercare strade alternative. «Adesso mancano le ultime quattro tappe - conclude Taccini - per arrivare a Roma. La prossima primavera contiamo di arrivare in piazza San Pietro».