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Carpi. «Gli antifascisti che cantarono Bella Ciao non erano armati: accusa infondata»

Venticinque militanti rischiano un nuovo processo. L’avvocato Gianelli: «Solo uno di loro aveva un moschettone in mano»

CARPI. «Il reato di adunata sediziosa armata è stato riformulato perché soltanto uno fra tutti i miei assistiti aveva un moschettone portachiavi. È un reato che non è stato ipotizzato nemmeno per i manifestanti che hanno assaltato la Cgil, non per chi ha devastato ciò che lo circondava, naturalmente».

Sono state ritirate ieri mattina dall’avvocato Fausto Gianelli le motivazioni della sentenza, emessa lo scorso luglio, riguardante gli antifascisti che il 4 agosto 2017, al presidio di Forza Nuova in via Carlo Marx cantarono “Bella ciao” per manifestare il loro dissenso.


Il giudice Francesco Cermaria ha assolto, infatti, gli imputati dal reato di manifestazione non autorizzata, ma ha rispedito gli atti alla procura per un altro reato: adunata sediziosa armata, previsto dai primi due commi dell’articolo 655 del codice penale. Si potrebbe, dunque aprire un nuovo processo per gli stessi fatti, ma con un’altra ipotesi di reato.

«Il giudice, dopo l’impostazione del processo da parte della procura sull’ipotesi di manifestazione non autorizzata, ha sancito che chi prende la parola in quel contesto è un partecipante non è un promotore e questo ci soddisfa – afferma l’avvocato Gianelli, dopo aver visto le motivazioni della sentenza – Tra i miei assistiti c’è stata soltanto una condanna per questa ipotesi di reato. Per quanto riguarda l’adunata sediziosa armata, invece, è stato contestato a uno dei manifestanti l’avere in mano un moschettone portachiavi, come arma impropria. Secondo le testimonianze, lui ha tenuto in mano questo moschettone per cinque, al massimo 10, secondi. Ed è successo quando Forza Nuova ha iniziato a caricare con le bandiere, colpendo anche un poliziotto, che sarebbe poi andato all’ospedale. Quindi, il mio assistito è stato condannato per avere preso in mano il moschettone, per legittima difesa. Di questa condanna non siamo contenti: si è trattato di un gesto provocato da un’azione di Forza Nuova durante, appunto, una manifestazione di neofascisti, come sono stati definiti anche di recente».

Per Gianelli l’ipotesi di reato di adunata sediziosa armata a carico di 25 imputato risulta “meno credibile e non accettabile”.

«I miei assistiti hanno cantato, sono volati insulti, ma non sta né in cielo né in terra che si tratti di adunata sediziosa armata – sottolinea il legale – A chi, a Roma, ha assaltato la sede della Cgil, senza spaccare, viene contestata l’ipotesi di reato di adunata sediziosa. Non armata. Mentre, a chi ha cantato, alla manifestazione neofascista potrebbe essere contestato il reato di adunata sediziosa armata.... Quindi non siamo assolutamente contenti di questo e crediamo che la procura non procederà in tal senso».

Il giudice ha presentato la richiesta che venga riformulato il reato anche per un imputato risultato assente, secondo i testimoni, la sera della manifestazione a Carpi. Nelle motivazioni, il giudice dichiara di non ritenere “degna di consistenza la versione a fondamento della propria estraneità dei fatti” dell’imputato e della sua fidanzata di allora. E ribadisce, invece, come l’imputato fosse presente quel 4 agosto 2017 in via Carlo Marx. Inoltre, ci sarà una nuova imputata: una manifestante che, mentre veniva ascoltata come testimone, ha dichiarato di aver cantato inni partigiani. “Tentava di minimizzare”, si legge nelle motivazioni.

La decisione spetta alla procura che potrà archiviare o riaprire il caso.

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