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Modena dice sì al green pass lavoro Servizi regolari e lo sciopero fa flop

Adesione minimale alla protesta, nessun problema in Comune e nel trasporto Seta. Resta la questione vaccini stranieri

MODENA Nel primo giorno di obbligo di green pass sui luoghi di lavoro Modena non si ferma, anzi, in linea con quanto accaduto in tutta Italia, la giornata è andata decisamente molto meglio del previsto, con un’adesione allo sciopero proclamato dal sindacato minore Fisi praticamente irrisoria, sia per quanto riguarda il settore pubblico che per quello privato.

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«In Italpizza – specifica Antonio Montanini, responsabile della comunicazione – avevamo predisposto un efficiente piano per i controlli del green pass e tutto ha funzionato alla perfezione grazie anche al grande senso di responsabilità dimostrato da tutti i lavoratori. Sprovvista solo una minoranza, peraltro di persone che avevano già fatto la prima dose senza sapere che la validità del certificato verde decorre dal 15° giorno successivo alla somministrazione. Nei mesi scorsi abbiamo sostenuto una campagna di sensibilizzazione interna, e questo ha sicuramente contribuito a convincere qualche esitante, riducendo davvero a poche unità le adesioni allo sciopero».

Feedback positivo anche sugli uffici pubblici. Dal Comune di Modena fanno sapere che la gestione transitoria prevista delle norme che prevede per due settimane controlli all’ingresso e a campione per almeno il 20 % dei dipendenti si è svolta senza nessun inghippo. Nei prossimi giorni la verifica sarà contestuale al marcatempo di accesso e senza l’ok del green pass non sarà valida la timbratura. In ogni caso su circa su circa 1.100 dipendenti presenti sono stati fatti 705 controlli del pass regolari (circa il 65%, il triplo di quelli indicati, con il riscontro di un solo caso di irregolarità). L’adesione allo sciopero Fisi si è ridotta a pochissime unità, anche se non è mancato un lieve aumento di certificati di malattia. Il Comune di Modena ha concordato con i sindacati di organizzare a breve iniziative in collaborazione con l’Asl per sensibilizzare e informare i dipendenti, consapevole che molti non vaccinati non sono no-vax ma solo esitanti.

Giornata decisamente più positiva rispetto alle previsioni anche per i trasporti pubblici locali di tutta la provincia, il trasporto merci e il comparto logistica. «Dal rilevamento effettuato al termine della fascia mattutina risulta che tutti i turni sono stati coperti e non si sono registrati disservizi rilevanti – ha fatto presente Antonio Nicolini, presidente di Seta – il piano di emergenza che abbiamo predisposto, rimodulando alcuni orari sulle fasce orarie di minor afflusso, ha dato prova di efficacia anche grazie alla collaborazione del nostro personale. Diversi dipendenti muniti di green pass ed abilitati alla guida, ma che fino a ieri erano adibiti ad altre funzioni, da oggi si sono resi disponibili per sopperire ad eventuali assenze improvvise dei colleghi. L’adesione allo sciopero è stata in ogni caso bassissima: a Modena nell’ordine della decina di unità». «Vedremo però cosa accadrà nei prossimi giorni – ha commentato Giuseppe Scarpitta, dipendente Seta e segretario provinciale della Ugl trasporti – quando la gente non vaccinata si stuferà di impazzire per trovare tamponi disponibili ogni due giorni. Il problema del reperimento dei tamponi non è indifferente, oltre ad essere molto costoso». La Fiom si è fatta promotrice di un presidio davanti alla Ferrari di Maranello, non contro il green pass ma per sensibilizzare la Ferrari, che da tempo offre ogni 15 giorni tamponi gratuiti ai suoi dipendenti, a rendere gratuiti anche quelli per i lavoratori non vaccinati. «Sciopero che comunque ha avuto un’adesione bassissima – ha sottolineato Giorgio Uriti della Fim Cisl Emilia Centrale – perché a nostro avviso alla vigilia della manifestazione di Roma a sindacati uniti ha disorientato i lavoratori».

Rimane invece irrisolta l’annosa questione dei lavoratori stranieri che si sono inoculati nei Paesi di origine vaccini non approvati dall’Ema. «E’ necessario che si faccia chiarezza il prima possibile – ha concluso Stefania Ferrari della segretaria Fiom – il problema esiste e va risolto perché sono privi di green pass e costretti a tamponarsi per lavorare».

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