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Sassuolo, istituto Baggi: «Lezioni unificate: rischiamo di tornare in Dad»

Corso di spagnolo per 36 allievi: dopo le famiglie, anche gli studenti lamentano carenze di spazi e adeguamenti post Covid

sassuolo. A Sassuolo le luci sono puntate sull'istituto tecnico economico Baggi: trentasei alunni, provenienti da due gruppi classe differenti fanno lezione di spagnolo insieme. La Gazzetta ne aveva già parlato, e dopo la risposta della dirigente scolastica, la parola è passata agli studenti. Maichol Amato, responsabile organizzazione dei Giovani Democratici di Sassuolo nonché rappresentante dell’istituto Volta e segretario di una associazione giovanile, da giorni sta seguendo la vicenda. «Ho parlato - dice Amato - con gli studenti direttamente interessati e ciò che emerge è netto: nelle scuole poco o nulla è cambiato rispetto allo scorso anno. Vi è ancora una evidente carenza di spazi per svolgere in piena sicurezza lezioni e momenti scolastici». La paura più grande è quella di un ritorno in Dad (Didattica a Distanza). Se è vero che finora nessuno si è ammalato, l’esperienza ci insegna che più persone ci sono in un luogo chiuso, più il rischio di contagio è alto. Ma Amato pone l’attenzione anche su un altro aspetto: «Avere trentasei studenti in un’aula comporta in primo luogo una difficoltà di apprendimento scolastico, visto che il docente ha da gestire una situazione molto articolata e particolare. La scuola deve saper offrire tutto l’aiuto necessario agli studenti in eventuali lacune, accumulate anche durante le lezioni in Dad, che li hanno danneggiati gravemente. La vera domanda è se con una densità così alta di alunni tutto questo sia possibile». La morale, alla fine, è sempre la stessa. Nel nostro paese mancano spazi scolastici adeguati a fornire un servizio formativo efficiente e sicuro. Amato conclude dicendo che «in futuro ci dovremo sempre più aspettare dichiarazioni di questo tipo, che provino a calmare una situazione evidentemente lacunosa. Occorre agire subito, per preservare quel famoso diritto allo studio che oggi manca».

Ernesto Bossù


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