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Castelfranco. Litiga durante il funerale e cerca un’arma Arrestato il capo della banda di Corinaldo

Ugo di Puorto voleva punire chi gli aveva mancato di rispetto. Bloccati anche i tre che si erano prodigati per le pistole

CASTELFRANCO. Cercava “un ferro” Ugo Di Puorto nel giugno 2019. Il rampollo di famiglia, figlio di Sigismondo, considerato al vertice del clan dei Casalesi in terra modenese, voleva farla pagare ad un altro campano di Castelfranco con cui aveva avuto un pesante diverbio poco prima durante il funerale di un amico in comune, celebrato il 2 maggio. Lo aveva picchiato, Ugo, lo aveva fatto insieme ad altre persone mai identificate. Ma evidentemente non bastava. Serviva una lezione severa, lo voleva di nuovo davanti a sé per dimostrargli la propria potenza. Anche di fuoco... Voleva fargli pagare quella “mancanza di rispetto” che aveva avuto in pubblico, un affronto che il 22enne Di Puorto non poteva tollerare su un territorio come quello di Castelfranco, che considerava di propria egemonia.

E così, proprio per certificare la propria superiorità pubblica e lavare l’onta della mancanza di rispetto, il 22enne si mette in movimento per cercare quell’arma. Lo fa grazie alla collaborazione del fido 50enne Giuseppe Mormone (colui che sa chi può avere le armi e si attiva per fargliele avere), del 31enne Vincenzo Spinelli e del 35enne Nicola Cantiello, l’unico finito ai domiciliari. Sono tutti soggetti considerati a disposizione del clan e quindi fedeli operatori delle direttive del capo. Ma quel progetto criminale viene bloccato soltanto pochi giorni dopo dal blitz che porta all’arresto di Di Puorto e di tutti i giovanissimi delle bande dello spray, condannati in primo grado per aver provocato la strage nella discoteca di Corinaldo.


Se il 22enne finisce in carcere, le indagini però continuano e la procura di Ancona che indaga sulle morti alla “Lanterna Blu” informa la procura Antimafia di Bologna su quelle strane intercettazioni telefoniche in cui emerge il desiderio di trovare una pistola. Nasce così l’inchiesta del pubblico ministero Marco Forte, che coordina le operazioni dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena. Gli accertamenti sono meticolosi e a marzo 2021 arriva la prima mossa pubblica con una serie di perquisizioni tra Modena, in strada Fossa Monda, San Prospero e nell’abitazione di un muratore incensurato di Nonantola. È lui che, stando alla ricostruzione investigativa, è in possesso delle armi che potevano servire a Di Puorto. Si parla di una Glock calibro 9 e un’altra calibro 9x21 con silenziatore. Effettivamente quel controllo dà gli effetti sperati e oltre alle pistole spuntano anche 230 grammi di cocaina. Arriverà perciò l’arresto del 51enne S.C. Il suo ruolo rimarrà soltanto ai margini dell’inchiesta: è cioè considerato un custode senza alcun ruolo operativo nel gruppo criminale guidato dal 22enne, figlio di Sigismondo e nipote di Pasquale, guardaspalle del boss Nicola Schiavone, recluso al 41 bis.

A distanza di alcuni mesi, ieri mattina, sono scattati i provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria. Le accuse, a vario titolo e in concorso, sono lesioni personali, detenzione abusiva di armi e munizioni, ricettazione (le due pistole erano oggetto di furto), detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e violenza privata con l’aggravante della modalità mafiosa.

Di Puorto, Mormone e Spinelli sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere mentre Cantiello finirà ai domiciliari. Sono stati coinvolti nell’operazione i carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena, i colleghi di Ancona, i militari delle varie caserme e alcuni cani antidroga ed esperti nella scoperta di armi in forza al Nucleo carabinieri Cinofili di Bologna.

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