Contenuto riservato agli abbonati

Modena. I pacifisti: «È stonata la cittadinanza ai militari»

Dura posizione del Movimento Nonviolento di Modena contro l’onorificenza Il presidente Poggi: «Appoggiamo il servizio civile, priorità alle emergenze»

MODENA. I pacifisti contro la cittadinanza onoraria di Modena all’Accademia Militare. Non tutti hanno apprezzato il gesto del Comune in nome della città verso l’antica scuola degli ufficiali. A rompere il ghiaccio è stato in apertura di Consiglio lo stesso presidente consiliare Fabio Poggi che ha ricordato il significato istituzionale dell’onorificenza sottolineando che è indubbio che Modena sia «famosa nel mondo anche per la sua Accademia e che questa incrementi per la nostra città l'attrattività in termini formativi, culturali e turistici».

Poggi ha ricordato anche di essere un obiettore di coscienza e ha sottolineato come sia opportuno dare «rilevanza anche al fatto che tanti ufficiali formati in Accademia sono impegnati in missione di pace e che, nello spirito dell'Articolo 11 della nostra Costituzione, lo scopo formativo dell'Accademia sia quello di formare portatori di pace, seppur con modalità diverse da quelle che auspicherei io, e non fautori di guerra».

Auspicando l’istituzione del servizio civile universale e con esso dei corpi civili di pace, Poggi ha affermato: «Capisco che ancora non possono essere alternativi all'esercito, ma certamente non sarebbero meno importanti nel combattere nemici che oggi ci insidiano molto di più che le guerre e le armi: le emergenze sociali e sanitarie, le crisi naturali e climatiche, le nuove povertà».


Questo a livello istituzionale. Ma l’attacco più duro è arrivato dal Movimento Nonviolento di Modena che ha diffuso una lettera aperta alla città e al sindaco.

«I gesti hanno spesso significati simbolici di rilievo. La scelta di conferire la cittadinanza onoraria di Modena all'Accademia Militare, ha il significato di rendere massimo onore civico a un'istituzione che ha come missione la formazione degli ufficiali dell'esercito. A professionisti destinati al comando nel sistema delle forze armate del Paese. Non sappiamo se sia pertinente conferire la cittadinanza a un soggetto istituzionale e non a un singolo cittadino che si sia reso benemerito con sue azioni nei confronti della città.La cittadinanza a Vasco Rossi si poteva capire, quella a tutta l'Accademia fa riflettere».

E ancora: «Le istituzioni militari hanno fini militari, e i fini militari si avvalgono di strumenti che sono i sistemi d'arma, le armi più o meno leggere, la struttura militare che costa almeno 25 miliardi di euro all'anno al bilancio dello Stato. Che ammoderna le proprie dotazioni (ora si parla di droni e missili Cruise, dopo gli F35), per la difesa nazionale che, come è consolidata interpretazione, confermata dall'attuale Ministro Guerini, è possibilità di intervento in ogni luogo del pianeta dove siano in pericolo interessi nazionali. Quali interessi? Oppure per esportare la democrazia, come è avvenuto in Afghanistan (8,5 miliardi di euro spesi dall'Italia, 53 militari italiani morti), con i brillanti risultati che sono sotto gli occhi di tutti».

Concludono i pacifisti: «La cittadinanza conferita all'Accademia Militare stona con la coerenza di chi si proclama in altre sedi vicino ai “costruttori di pace”. La pace non si costruisce con i professionisti delle armi e di possibili guerre. La pace si costruisce ogni giorno con gesti e scelte di pace. Ecco perché la scelta di dare la cittadinanza onoraria all'Accademia è gesto simbolico grave, in naturale opposizione ad una cultura della pace fondata su mezzi pacifici. Era necessario farlo?»