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Spilamberto, minacce di morte al padrone di casa

Due affittuari condannati per tentata estorsione: chiesero 20mila euro per abbandonare l’alloggio

SPIALMBERTO Si sono presentati dal padrone di casa impugnando grosse forbici e si sono rivolti a lui con frasi del tipo: “Ti taglio la testa, ti tiro il collo...”. Questo perché volevano rimanere “in nero” nell’abitazione di campagna in cui vivevano in affitto. In più, hanno chiesto 20mila euro per abbandonare la casa.

I coinquilini, un trentenne, difeso dall’avvocato Tommaso Creola, e un sessantenne, accusati di tentata estorsione, sono stati condannati, ieri mattina. Il giudice Carolina Clò ha inflitto due anni e due mesi, con pena non sospesa all’imputato accusato sia di tentata estorsione, sia di stalking, con il rito abbreviato. Per il secondo, per il quale era stato richiesto il patteggiamento, il giudice ha stabilito un anno e otto mesi, pena sospesa.


Per il padrone di casa, un settantenne proprietario di due unità abitative nelle campagne di Spilamberto, i problemi sono iniziati a partire dal novembre del 2018.

Le versioni ascoltate sono diverse, ma l’oggetto del contendere era lo stesso: la regolarizzazione del contratto d’affitto. Entrambe le parti, infatti, dichiarano di aver chiesto di rendere trasparente l’accordo con cui i due inquilini occupavano una delle due unità abitative.

Secondo l’accusa, infatti, i due inquilini avrebbero chiesto 20mila euro per abbandonare l’abitazione e hanno sempre rifiutato di andarsene. E si sarebbero resi protagonisti di gesti inquietanti: come il presentarsi davanti all’anziano con delle grosse forbici, sottratte in precedenza da un deposito attrezzi per coltivare il vigneto, minacciandolo di ritorsioni nel caso non avesse acconsentito alle loro richieste.

L’accusa di stalking, inoltre, si riferisce ai numerosi messaggi inviati da uno dei due al 70enne. Messaggi dal tono inequivocabile: “Ti taglio la testa...”, che avevano sempre lo scopo di indurre l’uomo ad essere accondiscendente.

La parte offesa, rappresentata dall’avvocato Fabio Bazzani, è stata ascoltata nuovamente in aula per tentare di chiarire le dichiarazioni e specificare quali fossero le posizioni delle parti.

L’episodio era stato denunciato ai carabinieri di Spilamberto che hanno poi esercitato l’attività investigativa che è approdata in tribunale. Nel corso del procedimento erano stati emessi anche provvedimenti cautelari.