Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Vaccino o tampone? Così le badanti rischiano di lasciare le famiglie

MODENA «Abbiamo lavoratrici che si stanno dimettendo e non sappiamo se torneranno al loro Paese, se andranno a lavorare in nero, se decideranno di vaccinarsi o di sottoporsi a tamponi regolari – avverte Daniele Stefani, responsabile dell’Ufficio colf-badanti Csc-Caaf Cgil Modena – relativamente a quelle che seguiamo noi come servizio parliamo di decine di famiglie che hanno perso o perderanno la loro badante e, dall’altra parte, in questa fase diventa difficile trovare badanti che siano vaccinate e disponibili a lavorare».

«Se nel 2020 c’è stata una sanatoria che ha fatto aumentare il numero di rapporti regolari – continua il sindacalista, riferendosi alle circa 3400 assistenti famigliari regolarizzate a Modena lo scorso anno – dopo che la Questura ha iniziato a dare i permessi di soggiorno stiamo assistendo a un fenomeno di chiusura di molti di quei rapporti di lavoro e non abbiamo percezione di cosa faranno queste lavoratrici dunque se lavoreranno in regola per un altro datore di lavoro o se entreranno nel mondo grigio-nero che contraddistingue questo settore». Secondo l’Osservatorio sui lavori domestici dell’Inps, in provincia di Modena si contano 13425 lavoratrici domestiche (usiamo volutamente un plurale femminile dato che il numero include 12075 donne, di cui l’89% straniere) che, secondo l’Inps, se riportiamo nel locale la stima del 58% di lavoratrici irregolari del settore, sarebbero meno della metà di quelle che effettivamente assistono i nostri anziani sul territorio. Se guardiamo alle 13425 lavoratrici domestiche regolari della nostra provincia sappiamo che 1 su 4 ha avuto una retribuzione annua (dichiarata) inferiore a 3000 euro e soltanto il 15% una retribuzione superiore ai 13mila euro. Dati, questi ultimi, che lasciano pensare all’esistenza di “sacche” di lavoro nero anche all’interno di situazioni contrattualizzate. Secondo Daniele Dieci della segreteria Cgil Modena, «si è persa l’occasione di tracciare la presenza effettiva degli assistenti famigliari e dei caregiver offerta dalla vaccinazione».


«Avremmo potuto avere una mappatura dell’esistente – dice Dieci – i dati al momento esistono in forma cartacea ma non sono stati digitalizzati». Un problema, quello della complessità e frammentazione, da affrontare con urgenza non solo in un’ottica di lotta al lavoro nero ma anche di demografia dato che sempre più anziani sul territorio hanno e avranno bisogno di assistenza: al 1° gennaio 2021 gli over 65 sul territorio provinciale sono 163320, oltre 54mila in più rispetto a 20 anni fa.

Si chiama “Per un’assistenza famigliare pubblica, accessibile, giusta” il progetto che la Cgil avanza al Comune di Modena e a tutti i comuni della provincia per la costruzione di un nuovo welfare pubblico dato che, quello attuale, «non è sufficiente a raccogliere le richieste e le necessità della popolazione non autosufficiente», evidenzia Daniele Dieci, che dà voce al sindacato modenese nel chiedere che sia il pubblico, attraverso i servizi sociali, ad avere il ruolo di protagonista in termini non solo di valutazione del bisogno della famiglia ma anche di governance e gestione dei servizi di assistenza agli anziani. Anziani sempre più numerosi a cui corrispondere, dice la la Cgil, una risposta attraverso strumenti personalizzati che privilegino la soluzione domiciliare. «Chiediamo che sia composto un albo distrettuale di assistenti famigliari qualificati – afferma Dieci - e sia offerto un percorso di formazione professionale non solo ai caregiver professionali ma anche a quelli famigliari». Per cambiare la percezione della professione la Cgil punta dunque sulla formazione perché solo «attraverso una qualificazione del contenuto del lavoro e del suo riconoscimento sociale» sarà possibile valorizzare chi opera nel settore. Per Claudio Argilli del sindacato terziario Filcalms Cgil Modena «la sfida è cercare di ampliare il numero di corsi che oggi, con tutta la buona volontà, a Modena non sono più di un paio l’anno. Puntiamo ad avere una maggiore disponibilità di persone capaci e competenti perché la richiesta è tanta e vogliamo dare una mano alle famiglie che oggi non sanno a chi rivolgersi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA