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Campogalliano. Processo lento e gli imputati intanto muoiono

Verso la prescrizione un procedimento per “evasione” dei diritti doganali sulle spedizioni di merce

Campogalliano. Sono stati accusati di sottrarre un ingente quantitativo di merce al pagamento dei diritti di confine, ma il caso risale a dieci anni fa: nel corso di questi anni due degli imputati sono deceduti. E il giudice, il prossimo maggio, se non ci saranno “fuori programma”, dovrebbe dichiarare la prescrizione e, pertanto, pronuncerà la sentenza con cui dichiarerà di non doversi procedere.

È un caso che mette in luce le lungaggini della giustizia e vede protagonisti imputati residenti tra Campogalliano e Modena, due dei quali sono, nel frattempo, venuti a mancare, mentre gli altri tre stanno affrontando la frase processuale che dovrebbe concludersi, appunto, in maggio con la prescrizione. I tre imputati, difesi dagli avvocati Antonio Malagoli, Simona Longhi e Arianna Corrado, nel frattempo hanno proceduto alla restituzione di tutta la merce di cui erano venuti in possesso a suo tempo.


Il caso risale al 2011. Agli imputati veniva contestato di indicare nelle dichiarazioni doganali il corretto numero di colli e il peso effettivo della merce, consistente in tessuto, ma il numero di metri annotato era di molto inferiore a quello reale. Basti pensare che invece degli oltre 454mila metri reali, sui documenti ne risultavano soltanto 71.147. Mostravano, inoltre, altri documenti fittizi, come polizze, certificati assicurativi o certificati di origine del prodotto. In tutto, quindi, venivano sottratti al pagamento dei diritti di confine 382.043 metri di tessuto, su cui il dazio evaso era 18.600 euro e l’Iva 71.400. Il meccanismo avveniva con la complicità della dipendente di una ditta di spedizioni modenese, ora assorbita da un gruppo internazionale. La dipendente infedele preparò in particolare quattro dichiarazioni d’importazione che riportavano i dati falsi. Un altro imputato, ora deceduto, faceva invece il prestanome.

A carico di due persone attualmente a processo e di un altro deceduto viene contestato anche il reato di importazione di capi contraffatti: 20.804 pezzi di abbigliamento di marchi prestigiosi, tra cui Moncler, Stone Island, Refrigiwear, Louis Vuitton, consegnati a Campogalliano nel settembre 2011 da parte di una società ungherese. Anche in questo caso, lo scopo dell’arrivo dei capi contraffatti in Italia era quello di lucrare un profitto illecito. Un altro imputato è finito alla sbarra anche per aver distrutto le scritture contabili e le fatture della società che rappresentava, per rendere impossibile la ricostruzione del volume d’affari.