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Formigine. Travolse e uccise un ciclista di 74 anni: patteggia otto mesi

L’uomo 89enne, residente a Castelvetro, guidava un suv A causa dello schianto a Ubersetto era morto Pashuk Velli  

Stefania Piscitello

Formigine. Si è conclusa ieri in tribunale a distanza di nove mesi la vicenda legata all’incidente dello scorso gennaio a Ubersetto in cui perse la vita Pashuk Velli, residente a Formigine; l'investitore infatti ha patteggiato la propria pena otto mesi.


Velli stava viaggiando in bici quando rimase coinvolto nel sinistro con un suv, cadendo rovinosamente sull’asfalto e riportando delle gravi ferite per le quali perse poi la vita dopo alcuni giorni di ricovero. L’episodio si era verificato in via Viazza di Sopra dove Velli, 74enne di origine albanese, stava pedalando a bordo della propria bicicletta quando venne tragicamente investito dall’altro mezzo decisamente possente rispetto alla due ruote a pedali su cui viaggiava lui. Alla guida del mezzo, una Toyota Land Cruiser, un uomo di Castelvetro nato nel 1932 che ieri ha deciso di patteggiare la propria pena a otto mesi. Pena sospesa perché l'uomo di 89 anni è incensurato. Dal punto di vista civile invece, l'investitore ha già provveduto a risarcire le persone offese, moglie e figlio del ciclista purtroppo morto.

Era un pomeriggio soleggiato quel 16 gennaio quando su via Viazza di Sopra bici e suv stavano procedendo nella stessa direzione di marcia nel momento del tragico ed improvviso impatto. Ad avere la peggio Velli, originario dell'Albania ma residente a Formigine da dodici anni, le cui condizioni fin da subito erano apparse particolarmente gravi. Dopo le prime medicazioni sul posto da parte dei sanitari giunti dopo pochi minuti, Pashuk era stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Baggiovara. Lì, il 74enne era rimasto ricoverato in terapia intensiva per alcuni giorni, con prognosi riservata, non riuscendo tuttavia a sopravvivere e spegnendosi nella notte tra il 19 e il 20 gennaio.

Pashuk, come detto, abitava a Formigine da molti anni insieme alla moglie Dila e al figlio Aleks, alla nuora e alla nipotina Chiara. Aveva fatto di Formigine la propria casa; era pienamente integrato nella comunità, e nonostante l'età continuava a darsi da fare, aiutando amici e conoscenti per svagarsi e per trascorrere il tempo. Anche per questo dopo la sua morte moltissimi erano stati i messaggi di cordoglio arrivati sia dall’Albania che dai formiginesi. La sua salma, dopo l’accaduto, era stata riportata nel Paese d’origine, dove risiedono ancora diversi parenti.

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