Modena. Piccinini a casa dopo l’incidente: «Felice di una città che funziona bene»

Una lettera della direttrice del Museo Civico a un mese dalla caduta in bicicletta in via Emilia

«Vorrei far sapere ai miei concittadini che sono davvero fiera di far parte di una comunità dove i servizi essenziali funzionano così bene, merito credo anche della “macchina” comunale di cui faccio parte”. Il primo messaggio di Francesca Piccinini dopo due mesi di cure è un ringraziamento profondo alla sanità modenese e all’affetto ricevuto dalla popolazione modenese. Dopo un mese di ospedale, la direttrice del Museo Civico di Modena si sta riprendendo dal grave incidente avvenuto nel primo pomeriggio del 14 settembre in pieno centro storico: mentre pedalava in bici verso il posto di lavoro – è stato inizialmente ricostruito – dopo la pausa pranzo, ha visto venire improvvisamente verso sé un furgone. Nel segnalare con un braccio la sua presenza, ha perso l’equilibro, ha urtato una ciclista che le si era affiancata ed è caduta rovinosamente a terra. Per la 61enne le conseguenze della caduta sono state gravi: settimane in Rianimazione e altri reparti a Baggiovara per un grave trauma cranico. Poi il lento miglioramento. E ora, che si trova in convalescenza dopo quella bruta esperienza, la Piccinini ha diffuso una lettera aperta di ringraziamento.

Racconta la direttrice: «Il 15 ottobre sono rientrata finalmente a casa, dopo un lungo ricovero presso l’Ospedale di Baggiovara, dove sono stata portata in ambulanza martedì 14 settembre nel primo pomeriggio in ambulanza perché coinvolta mio malgrado in un incidente avvenuto mentre percorrevo via Emilia Centro alle 14,30, per rientrare al lavoro. Sulle dinamiche dell’incidente, che finora non sono state completamente chiarite e che mi interessano fino ad un certo punto, preferisco non indugiare. Mi preme invece evidenziare altri aspetti, uno tutto umano e l’altro sanitario».


Scrive Piccinini: «Umanamente ho ricevuto da tantissimi colleghi – oltre che da parenti e amici – manifestazioni di solidarietà che mi hanno davvero molto aiutata a trovare in me le forze per reagire ad una situazione la cui gravità ho per fortuna recepito soltanto gradualmente, “strada facendo”. Il motivo principale per cui ho deciso di scrivere una sorta di “lettera aperta” ai giornali riguarda tuttavia l’apprezzamento per le cure ricevute a Baggiovara, la competenza e l’umanità dei primari (dott. Pinelli e dott.ssa Bertellini in particolare) dei reparti in cui sono stata ricoverata - Terapia Intensiva, Medicina Interna d’Urgenza e Neurochirurgia - e degli staff medici ed infermieristici. Come ho avuto modo di esprimere a voce durante il ricovero parlando con i diretti interessati, durante il ricovero mi sono sentita protetta, curata con attenzione e addirittura in certi momenti “coccolata” … una sessantenne in incubatrice, insomma, che spera di poter in qualche modo ricambiare, magari offrendo ai sanitari interessati una bella visita guidata speciale al Museo civico o al Sito Unesco per scoprire aspetti inediti o curiosi».

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