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Modena, blitz no mask al Policlinico e nelle scuole: tre avvisi di garanzia e una perquisizione

Le ipotesi di reato vanno da interruzione di pubblico servizio a istigazione a delinquere e violazione della privacy

Tre avvisi di garanzia e una perquisizione a carico di appartenenti al mondo no mask e no vax.

Blitz no-mask a scuola, ospedali e biblioteche: ecco i video



Questo l’esito, dopo circa un mese di indagine da parte della Digos, coordinata dalla Procura, dopo le ripetute provocazioni contro più enti pubblici. Provocazioni documentate in modo minuzioso dai diretti interessati su Telegram (applicazione per telefoni cellulari) e altre piattaforme. Gli avvisi di garanzia sono stati recapitati nelle ultime ore e si riferiscono a blitz avvenuti a Modena nelle scorse settimane. Tra i reati ipotizzati c’è innanzitutto l’interruzione di pubblico servizio, oltre alla resistenza a pubblico ufficiale, alla violazione della privacy, dal momento che le irruzioni sono state filmate in modo occulto per poi essere divulgate a un ampio pubblico social tramite un canale Telegram.

Tra gli indagati, uno è stato perquisito al proprio domicilio: si tratta di Marcello Scunzani, già finito nei guai nell’aprile scorso perché nel giorno di Pasquetta portò, insieme a un altro no mask, un pacco pieno di pannolini sporchi a casa del presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Lui e un altro amico vennero iscritti nel registro degli indagati, sempre dalla Procura di Modena, per molestia aggravata. Nelle scorse settimane, poi, sempre Scunzani aveva promesso al governatore che presto gli sarebbe stato recapitato un altro pacco.

Sono quattro, in particolare, gli episodi su cui si è concentrata la Procura. Il primo risale all’inizio di settembre, con i due blitz al Policlinico. Il 2 e il 5 settembre, infatti, Scunzani, con un’altra persona, si è presentato al triage esterno del Pronto soccorso, nel garage sopraelevato, senza mascherina. Quando l’infermiera gli ha chiesto di indossarla, lui si è opposto prendendo in giro il personale sanitario e proseguendo in un teatrino che ha sottratto tempo prezioso agli operatori. Per non parlare della ridda di offese a carico del personale sanitario, una volta che il video è stato pubblicato su una chat negazionista. L’accesso all’ospedale, poi, ha portato alle riprese dei malati, salvaguardati ulteriormente dalle norme sulla privacy.

Dopo i due accessi al Policlinico, sotto la lente d’ingrandimento della Procura, è finito il blitz del 7 settembre alle scuole Ferraris e quello alle medie Lanfranco, il 22 settembre. Alle Ferraris si è verificato un blitz da parte di un’insegnante di ruolo alle primarie: la docente, con alcuni negazionisti, si era presentata senza il certificato vaccinale e sosteneva di essere vittima di “omissione di atti d’ufficio” e discriminazione. L’insegnante chiedeva un documento che avrebbe dovuto attestare la sua presenza al lavoro e l’autocertificazione “valida” per l’ingresso a scuola. La donna è stata denunciata per interruzione di pubblico servizio. Nel corso di questo episodio si è configurato anche il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Invece, dopo la provocazione negazionista alle scuole Lanfranco, sul solito canale Telegram si è scatenata una sfilza di gravissimi insulti e minacce a danno della preside Patrizia Fravolini, accusata di non aver lasciato entrare Scunzani senza green pass. In questo caso è stata sporta querela per diffamazione, minaccia aggravata, istigazione a delinquere e interruzione di pubblico servizio. I presidi delle 88 scuole della provincia hanno espresso piena solidarietà alla collega per la “violenza inaudita”. In questo episodio si aggiungono i reati di diffamazione e istigazione a delinquere. Effettuata, inoltre, una perquisizione a carico di Scunzani, che ha portato al sequestro di materiale e dispositivi informatici. Ciò non ha fermato le provocazioni dato che ieri è apparso in rete il video di un blitz alla sede del Foro Boario di Unimore. Nuovi approfondimenti sono in corso e valuteranno anche la posizione degli “haters”, letteralmente degli “odiatori” che insultano in rete.