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Muzzarelli: «Congresso Pd Modena, nessuno pensi di “frenare” il capoluogo E per il 2024 sì alle primarie»

Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli interviene sulle segreterie con un messaggio diretto a Bonaccini «No ai regolamenti di conti, servono candidati unitari. Solomita? I nomi vengono dopo» 

MODENA Alleanze ampie per evitare l’effetto Pavullo, no ai regolamenti di conti ai congressi locali, e avanti con decisione con le primarie anche in vista di Modena 2024, con buona pace del presidente Bonaccini. Mentre lo spumante post-elettorale ha lasciato spazio alle prime scintille in vista della fase congressuale, a intervenire sulle questioni politiche principali è il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli.

Sindaco, partiamo dalle amministrative: è stata più una vittoria vostra o una sconfitta del centrodestra?


«Se parliamo del dato nazionale, nonostante il peso dell’astensionismo (che merita una seria riflessione), è stato un successo limpido di una linea di apertura e di unità del centrosinistra. Un successo del Pd di Enrico Letta e di candidati di valore, ma è indubbio che le divisioni e le identità irrisolte a destra hanno pesato. Colpisce un dato, però: in molti Comuni, come da noi Vignola prima, Finale e Pavullo ora, la destra cede dopo un solo mandato. Agitare le paure è una cosa, governare un’altra».

E ora, di fronte a questo nuovo bipolarismo, è tempo di elezioni anticipate?

«Sarebbe una follia: il governo Draghi deve andare avanti per sostenere la ripresa post Covid. Inoltre, il voto comunale non si trasferisce automaticamente in quello politico nazionale. Il Pd ha davanti a sé un lavoro enorme, per costruire un campo largo e plurale, europeista, progressista e ambientalista».

Nel congresso provinciale al momento pare essere in campo il solo Roberto Solomita, anche se non tutti lo considerano un candidato “unitario”. Lei sarebbe pronto a sostenerlo?

«Mi interessa la politica prima dei nomi. Vorrei che il congresso non venisse vissuto come un regolamento di conti, ma come un’occasione per costruire futuro. A partire da quella lettura sbagliata e falsa di voler utilizzare il congresso per “normalizzare il capoluogo”, cioè Modena e il suo sindaco che dal 2014 a oggi farebbero troppo la parte del leone. Spero che nessuno stia perdendo tempo attorno a queste sciocchezze. È invece vero che se Modena si muove, rappresenta un traino per tutti. La città è al centro delle strategie dello sviluppo e tutta la provincia ha ora una nuova rete di opportunità su sanità, scuola, mobilità».

E su Solomita?

«Intanto ringrazio Davide Fava per il lavoro che ha svolto e sta svolgendo per reggere l’urto della crisi economica ed organizzativa. In questi anni ha lavorato per costruire, dove si sono create le condizioni, alleanze larghe, coinvolgendo civici e forze progressiste. La buona politica è anche riconoscimento per chi ha operato bene, spesso in solitudine. Il Pd deve essere plurale e attrattivo. La nuova segreteria, mi auguro unitaria, dovrà ripartire da qui, perché non c’è una federazione da conquistare, ma una federazione da salvare e ricostruire sotto tutti gli aspetti. Il Covid ha picchiato duro sulla nostra comunità politica che non ha potuto fare feste, iniziative e attività in mezzo alla gente per quasi due anni. Ora, a partire da Modena città, c’è bisogno di unioni comunali e coordinamenti di zona più forti, per un partito che riparta dal basso e non dai movimenti al vertice e dal gioco delle nomine. Io appoggerò al congresso chi avrà questi obiettivi politici e li esprimerà in modo chiaro. Sono fondamentali non solo per il Pd, ma anche e soprattutto per la nostra capacità di esprimere buongoverno. La mia generazione, poi, deve favorire la crescita di nuovi gruppi dirigenti. Per questo occorre partire dalla politica».

Quanto pesa sul congresso la sconfitta di Pavullo?

«A Pavullo avevamo un candidato degno del massimo rispetto, ma oltre ai nomi ci vuole una politica unitaria e di apertura. Non siamo riusciti a essere credibili. Eravamo divisi e pieni di problemi irrisolti. Fortunatamente i nostri elettori sono avanti e al ballottaggio sono andati a votare per mandare a casa Lega e Fdi. Penso poi che il metodo sia altrettanto importante: le primarie, meglio se di coalizione, sono un tratto distintivo del Pd fin dalla nascita, sono il metodo più coerente con la costruzione di alleanze larghe e la scelta di candidati riconosciuti».

Quindi anche per Modena 2024 è ancora convinto che le primarie siano la scelta migliore? Da Soliera, il presidente Bonaccini ha recentemente fatto notare che “le primarie sono uno strumento importante, ma non l’unico, anche perché il rischio è che servano a contarsi e dividersi”.

«È vero, bisogna evitare questo rischio. Ci vuole sempre grande responsabilità quando si parla di primarie. Ma è altrettanto vero che a Modena ci siamo già riusciti nel 2014 e la recente esperienza di Bologna, in un quadro politico ben diverso, insegna che anche attraverso le primarie si può far nascere il nuovo centrosinistra, con il Pd fulcro centrale e primo partito. L’importante è riflettere insieme».

In ballo c’è anche il congresso cittadino, per il quale il coordinatore della segreteria Gianluca Fanti ha auspicato un candidato che non sia anche sindaco o consigliere, per un partito più autonomo rispetto alle amministrazioni. È d’accordo?

«I ruoli di partito e quelli istituzionali separati sarebbero un vantaggio, ma nella realtà di oggi tutto questo è superato, non ci sono più i partiti del Novecento. E noi oggi dobbiamo lanciare una nuova generazione, sia nel partito che nelle istituzioni. L’importante è che ci si arrivi all’insegna dell’unità, la stessa che ha caratterizzato la segreteria comunale in tutti questi anni».

E poi c’è... Gian Carlo: in tanti la vedono già a Roma dopo il 2024…

«Il futuro individuale di Gian Carlo non è importante. Io sono concentrato al 100% su Modena e sulla ripartenzadopo il Covid. Fare il sindaco è un onore, ho assunto un impegno con i nostri cittadini che va portato avanti con serietà e responsabilità, fino in fondo. Amo Modena e non farò mancare i miei stimoli a chi si assumerà questo onore».

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