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Mercato antiquario a Modena. «In piazza c’è anche chi lucra sui simboli degli ebrei nei lager»

Insegnante chiama la polizia locale per far rimuovere reperti nazisti e fascisti  Il giorno seguente l’ambulante li ha nuovamente messi in esposizione

MODENA Fastidio, rabbia e indignazione, sono queste le sensazioni provate dal signor Francesco Calcagno, dalla moglie e dal figlio ieri mattina, quando camminando per le bancarelle del mercatino dell’antiquariato in piazza Grande, si sono imbattuti nel banco di un venditore ambulante posizionato sotto i portici di piazza Grande di fronte alla Tabaccheria Lugli che, in una bacheca chiusa a chiave, esponeva per la vendita vecchi cimeli ed oggetti per la maggior parte erano di carattere militare.

Tra questi balzavano all’occhio quelli di stampo fascista e nazista come fregi, mostrine e medaglie rappresentanti l’anzianità nella milizia fascista, lo scudetto con fascio della Repubblica sociale italiana e il primo maggio nazista, adornati da tanto di svastiche e croci celtiche.


«Ma il peggio di quanto esposto – ha raccontato il signor Calcagno, ex insegnante delle medie in pensione - era rappresentato da oggetti simbolo appartenuti agli ebrei rinchiusi nei campi di concentramento, come le fascette con la stella di David che venivano cucite sulle divise dei deportati».

«Una vergogna che qualcuno si permetta di lucrare su oggetti di questo tipo – ha aggiunto Calcagno– già sei anni fa inviai una segnalazione al Comune di Modena, alle forze dell’ordine e alla comunità ebraica modenese per le stesse cose vendute dallo stesso ambulante, ma purtroppo a poco è servita».

«L’ambulante, dopo l’intervento dei vigili che gli segnalavano che quanto vendeva, oltre ad essere di pessimo gusto, poteva urtare e offendere la sensibilità delle persone, si è limitato a nascondere la merce per una mezza giornata ma l'indomani tutto era di nuovo esposto per la vendita. Stamattina (ieri, ndr) ce lo siamo ritrovati di nuovo in piazza, e se sei anni fa avevo innescato una forte discussione con lui, questa volta io e la mia famiglia ce ne siamo andati sconsolati, amareggiati e schifati senza dire nulla».

Commenta Calcagno amareggiato: «Purtroppo la cosa ci tocca molto, visto che la famiglia di mia moglie apparteneva alla comunità ebraica russa e dei parenti di mia moglie furono deportati nei campi di sterminio.

Francamente siamo delusi che anche da parte delle istituzioni non ci sia per lo meno un invito al rispetto della sensibilità altrui, chiedendo di non vendere nella nostra bella piazza oggetti del genere».

«Da cittadino italiano – conclude Calcagno - non smetterò mai di indignarmi perché non è possibile che non esista una legge chiara che punisce la vendita di materiale del genere».

Alle segnalazione è seguito un sopralluogo delle forze dell’ordine per controllare che gli oggetti in questione non avessero comunque crismi di chiara propaganda fascista e nazista.

Una questione legalmente controversa che in Italia raramente porta a denunce.

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