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L’ex brigatista modenese in corteo con i no Green pass a Milano

Paolo Maurizio Ferrari era insieme ai neonazisti nella piazza no-pass: non si è mai dissociato dalla lotta armata

MODENA Tra i partecipanti al corteo no-pass di Milano, sabato pomeriggio, anche l'ex brigatista Paolo Maurizio Ferrari, 76 anni, uscito dal carcere nel 2004 e condannato anche nel maxiprocesso ai no tav per gli scontri del 27 giugno e del 3 luglio 2011. Era lui a reggere uno degli estremi dello striscione “Lavoratori contro il green pass e l’obbligo vaccinale: ora e sempre resistenza” che apriva il corteo che ha unito estrema sinistra e gruppi nazifascisti.

Ferrari sempre in prima linea. Come quando tra i primi Br catturati, pur non essendosi macchiato di alcun fatto di sangue, non si era mai nemmeno dissociato, tanto da essere l'unico a scontare per intero la pena inflittagli, 30 anni di carcere.


La storia di Maurizio Paolo Ferrari detto “il rosso” - per via della sua capigliatura, ma anche “mao” per i compagn - come appartenente alle Brigate Rosse inizió all'inizio degli Anni Settanta e finì a Firenze. Lo arrestarono per una serie di rapine o, come venivano chiamate dai brigatisti, espropri proletari. Non aveva ucciso nessuno, ma non si è mai pentito, né dissociato, anzi si è accollato dal carcere responsabilità nei sequestri Labate, Amerio, Sossi. Sulla sua carta d'identità c'era scritto, all'epoca: Paolo Maurizio Ferrari, nato a Modena nel 1945, figlio di N.N. Venne lasciato dalla madre a pochi mesi nella comunitá di don Zeno Saltini a Carpi. Iniziò a fare l'operaio alla Ginori di Verona, dopo alcuni anni si trasferì a Milano dove venne assunto alla Pirelli. Qui entrò nei Comitati unitari di base e scelse la clandestinità. È stato di fatto tra i fondatori delle Br. Meno di due anni di militanza e l'arrestato a Firenze. Era uscito dal carcere nel 2004, dopo aver scontato, come detto, 30 anni, per diversi atti di terrorismo, anche se mai per fatti di sangue. Dopo la scarcerazione ha continuato a svolgere attivitá politica a fianco dei giovani dell'area antagonista. Quattro anni dopo era stato fermato insieme ad altri per manifestazione non autorizzata, resistenza a pubblico ufficiale, rifiuto di esibire i documenti nel corso di una manifestazione a Milano.

Nel 2011 la famosa arrampicata su una torre per sette ore, quella della piscina comunale occupata dai centro sociali, in Via Botta a Milano. Si era asserragliato sulla torre con tanto di tenda da campo, aveva tenuto impegnati circa 60 agenti e diversi poliziotti della Digos. Alcuni di questi avevano intavolato per circa sette ore una trattativa con l'ex terrorista parlandogli dalla scala che porta alla torretta. Ferrari si era quindi convinto a scendere facendo però parlare molto di sè. Come sabato durante la manifestazione, dove il bilancio è stato di 74 denunce e un arresto. È stato allontanato un gruppo di attivisti di destra che si stavano lasciandosi andare ad espressioni di chiaro stampo fascista. Pertanto, nove persone tra i 28 e i 45 anni, appartenenti alla Comunità Militante dei Dodici Raggi, sono state bloccate in viale Abruzzi angolo via Pecchio e portate in Questura. I nove, di cui 8 residenti nel varesino e uno in provincia di Bergamo, sono stati denunciati per apologia del fascismo (ex art 4 L645/52), manifestazione non preavvisata, interruzione di pubblico ufficio e violenza privata. Il questore Petronzi, inoltre, ha messo nei loro confronti 9 fogli di via obbligatorio (8 della durata di un anno e 1 di sei mesi) dal Comune di Milano. Sono state inoltre identificate altre 40 persone per comportamenti ’insidiosi” e violenti la cui posizione sarà approfondita per i provvedimenti del caso.