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Modena, l'annuncio: «La raccolta porta a porta sarà estesa a tutta la città dal 2024»

L’assessore Alessandra Filippi ha fatto il punto ad Albareto sulle scelte del Comune per aumentare la differenziata

MODENA. Iniziava il primo ottobre del 2007 la raccolta porta a porta ad Albareto, una frazione di circa 2000 abitanti di Modena. E dopo 14 anni arriva l’annuncio che, tempo poco più di due anni, il “porta a porta” arriverà in tutta la città. Hera e Comune erano insieme l’altra sera nell’incontro organizzato in polisportiva. L’assessore all’ambiente del Comune di Modena Alessandra Filippi ha annunciato che «tutta la città, a partire dal primo gennaio del 2024, farà il porta a porta».

Questa scelta è stata fatta anche e soprattutto per assecondare le richieste dei Atesir, l’Agenzia Territoriale dell'Emilia Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti, che con il nuovo bando ha deciso di seguire una strada molto più netta verso quel tipo di raccolta. «I risultati - riflette Filippi - non si vedranno a breve termine, perché alle zone che si stanno convertendo e si convertiranno, nei prossimi mesi, a quel nuovo sistema serve tempo per adattarsi. È certamente, però, un importante investimento sul futuro».


I dati sono inequivocabili. Se Modena, cinque anni fa, era ai vertici tra i capoluoghi di provincia d’Italia per percentuali di raccolta differenziata, oggi la media è al di sotto di tante di altre città. Facciamo un esempio con gli ultimi dati pre-pandemia, che fanno quindi riferimento al 2019. Parma, che si può ritenere una realtà analoga alla nostra, è arrivata circa all’80% di raccolta differenziata, con oltre il 91% di abitanti che fanno la porta a porta, mentre Modena si attesta attorno al 63% di rifiuti differenziati. L’obiettivo minimo per i prossimi anni è di raggiungere il 70% previsto dalla Regione, «anche se - afferma Filippi - vogliamo fare più dell’indispensabile».

Per arrivare a quelle cifre bisogna, senza ombra di dubbio, invertire il trend. Perché se è vero che fino al 2019 Modena aveva visto aumentare costantemente le percentuali di rifiuti differenziati, è altrettanto vero che nei due anni della pandemia, quindi quello corrente e il 2020, le cifre si sono abbassate. L’anno scorso, infatti, è stata fatta la raccolta differenziata per il 61,2% dei rifiuti, e quindi due punti percentuali in meno del 2019. Ma il dato peggiore riguarda l’anno corrente. Nei primi nove mesi circa il 60% dei rifiuti sono stati differenziati, con il numero che, secondo le stime, dovrebbe rimanere costante fino a fine anno. E, per fare la somma, più di un punto percentuale in meno rispetto al 2020 e ben tre punti rispetto al 2019. In un quadro particolarmente cupo, spicca la realtà di Albareto.

Le stime parlano di una fascia che va dal 75% all’85% di raccolta differenziata e che lascia, quindi, ai margini quella indifferenziata. I cittadini della frazione sono entusiasti di questa bandierina, anche se muovono ancora critiche nei confronti dell’inceneritore. «Possiamo essere bravi quanto volete - sottolinea un partecipante all’incontro - ma se abbiamo a pochi metri un inceneritore i nostri sforzi diventano vani. Inoltre durante certe ore del giorno emette odori nauseabondi che arrivano fino alle nostre case, compromettendo la nostra giornata».

La proposta di qualcuno è quella di «smettere di prendere i rifiuti da bruciare da fuori provincia e cominciare, internamente, a produrne il meno possibile». A livello comunale nel 2019 si sono prodotti circa 130 milioni di chili di rifiuti, che hanno subito una decrescita nel 2020 (circa 120 milioni di chili) e ora sono in linea con il 2019. Anche qui Albareto si distingue, producendo settimanalmente circa 2.200 chili di rifiuti e mantenendo una media pro-capite abbastanza alta rispetto ad altre zone della città.

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