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Modena. «Funerali pilotati a favore di altre agenzie»: Gibellini chiede cinque milioni all’Ausl

Annunciata una causa civile dopo quella penale: il patron delle onoranze, difeso dall’avvocato Samorì, vuole essere risarcito dei danni causati da un’addetta dell’azienda sanitaria

MODENA. Un risarcimento di 5 milioni per i funerali pilotati a favore di altre agenzie.

Lo chiede il patron delle onoranze funebri Gianni Gibellini, alla guida della società Cofim, all’Ausl: pur non avendo responsabilità, infatti, l’azienda sanitaria è ugualmente chiamata in causa per il comportamento scorretto di una propria dipendente, già giudicata in sede penale, che chiedeva mazzette alle agenzie funebri per indirizzare i parenti dei defunti a quella stessa agenzia.


I fatti risalgono ad anni fa, quando, secondo quanto discusso in sede penale, una dipendente dell’ospedale avrebbe indirizzato i parenti delle famiglie dei defunti verso alcune agenzie, a discapito di altre. Questo comportamento aveva fatto scattare alcune segnalazioni da parte di proprietari di aziende di servizi funebri, ed è sfociata in un processo a carico dell’addetta.

Il tribunale penale e la corte d’appello hanno accertato l’esistenza dei reati, qualificati diversamente, e riconosciuto esistenza di un danno per cui era stata emanata la condanna in primo grado. Siccome, però, il reato in un certo momento è risultato prescritto è caduta la richiesta di condanna.

La causa si è dunque spostata in sede civile. Cofim, in questo caso, ha dovuto procedere contro l’Ausl per la richiesta di risarcimento danni. La società è difesa dall’avvocato Gianpiero Samorì.

Per ora, la richiesta di risarcimento in sede civile è stata presentata dalla società che fa capo a Gianni Gibellini.

La richiesta ammonta a cinque milioni sulla base di una dimostrazione molto articolata dei danni che ha subito l’azienda, a causa del meccanismo per cui potenziali clienti venivano dirottati verso altre agenzie.

Il danno, secondo le stime, sarebbe stato calcolato su un periodo di una decina di anni: è stato tenuto conto del mancato guadagno attraverso alcune valutazioni basate su diversi raffronti, come la differenza tra gli incassi mentre era in servizio la dipendente infedele e quando, invece, il problema è venuto a galla e l’addetta è stata allontanata.

Quella dei funerali pilotati è una storia che suscitò molta indignazione e scoperchiò un vero e proprio sistema. Il giudice del tribunale di Modena condannò in primo grado a due anni e 10 mesi e temporanea interdizione ai pubblici uffici la dipendente, accusata del reato di concussione. Anche in sede penale venne chiamata in gioco l’Ausl, come datore di lavoro della imputata. Gibellini si costituì parte civile.

La dipendente, dal 2010 al 2012, quando era impiegata a Baggiovara, riceveva mazzette tra i 30 e i 50 euro per favorire alcune agenzie. E riceveva compensi illegittimi anche per le vestizioni.

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