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Maranello, la mamma della ragazza morta in montagna: «Mia figlia Elena era molto prudente»

La mamma delle 26enne morta in un incidente in montagna: «Mi aveva telefonato nel primo pomeriggio, era serena»



Maranello. Non trovano una spiegazione per ciò che è accaduto i familiari di Elena Pellegrini, la 26enne morta domenica dopo essere caduta sulle rocce in Val Daone, in Trentino, durante una gita con il compagno Enrico Gennari e un gruppo di amici, ma ci tengono a sottolineare una cosa: la ragazza, che insegnava spagnolo al Baggi di Sassuolo e al liceo Pico di Mirandola, era sempre estremamente prudente e la tragedia non è avvenuta mentre era intenta a praticare bouldering.


Elena, che si era trasferita a Maranello per vivere con Enrico, era di Milano e proprio a Milano, domani, si terranno i funerali. Da un po’ di tempo si era appassionata insieme al fidanzato a quella disciplina, ma è stato durante una passeggiata che è avvenuto l’incidente. «Mia figlia – dice Anna Maria Mascheroni, madre della giovane – era estremamente prudente. Lei, il suo ragazzo e gli amici andavano ad arrampicarsi al mattino, proprio perché sapevano che al pomeriggio avrebbero potuto essere stanchi. Quando si fermavano, mangiavano e poi stavano comunque in montagna a passeggiare, per poi tornare il mattino seguente, freschi e riposati, ad arrampicarsi».



La madre racconta le ultime ora prima dell’incidente che ha tolto la vita per sempre ad Elena. «Mi aveva fatto una bellissima telefonata alle 14, finita alle 14.20. Poi poco più tardi è andata dal resto del gruppo, dicendo che si sarebbe allontanata per fare alcuni bisogni. E non è più tornata. Si continua a dire che mia figlia è caduta perché era un’arrampicatrice e metteva a rischio la sua vita, “quindi se l’è cercata”. No, Elena non se l’è cercata, non se ne è andata per l’arrampicata, è stato un fatale incidente».

La madre della 26enne, dedica un pensiero alla figlia: «Era una ragazza solare, allegra, positiva. E aveva tantissima voglia di vivere». La donna prosegue nel suo racconto, spiegando come quella andata in scena domenica sia stata una tragica fatalità, che neppure i carabinieri riescono a spiegarsi. Tra l’altro, tornando al bouldering, Anna Maria ci tiene a sottolineare un altro aspetto: «Ho letto diverse volte di persone andata in montagna con scarpe da tennis. Mia figlia aveva degli scarponcini adatti e aveva acquistato appositamente abbigliamento tecnico per non patire il freddo, aveva tutto l’occorrente per non avere problemi. Inoltre quando si arrampicava non era bravissima, quindi i massi che sceglieva erano bassi. Ma ripeto, l’incidente non è avvenuto durante un’arrampicata. Vorrei che almeno a Modena, il posto in cui viveva, si sapesse che non è morta perché cercava sport pericolosi».

I messaggi di cordoglio per la scomparsa della 26enne sono stati numerosi. Anche il sindaco di Maranello Zironi, appresa la notizia, le ha dedicato un pensiero. Tanti i ricordi anche da Milano, dove domani alle 11 alla Chiesa del Sacro Volto, si terrà il rito funebre.

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