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Modena. Legambiente: «Rifiuti, bene il porta a porta Ora spegnere l’inceneritore»

L’associazione Legambiente commenta l’annuncio dell’assessore Filippi: «Nel nuovo piano la Regione preveda anche la dismissione di alcuni impianti»


MODENA. Bene il porta a porta esteso a tutta la città, ma per incidere davvero bisogna fare altre due cose: ridurre la produzione di rifiuti pro-capite e arrivare a spegnere uno o più inceneritori in Emilia Romagna. All’indomani dell’annuncio dell’assessore comunale all’Ambiente Alessandra Filippi, che nel corso di un dibattito in polisportiva ad Albareto ha annunciato che «tutta la città, a partire dal primo gennaio del 2024, farà il porta a porta», a commentare la svolta è Davide Ferraresi, presidente del circolo modenese di Legambiente.



Partendo dalla questione porta a porta - al momento in città questo tipo di raccolta è limitata ad alcuni quartieri periferici, dopo l’inaugurazione proprio ad Albareto nel 2007 - Ferraresi considera positivo «osservare che anche a Modena i risultati di questo sistema inizino a farsi sentire sui numeri: un +15% rispetto alla media cittadina è un dato assolutamente interessante, che dimostra la possibilità di superare l’obiettivo di legge e dimezzare la distanza rispetto ai Comuni più virtuosi (Castelfranco, Carpi e Soliera hanno superato l’84% di differenziata nel 2020)». Se da una parte l’estensione del sistema all’intera città è considerata positiva, dall’altra la svolta non esaurisce le azioni da mettere in pratica per iniziare a produrre meno rifiuti. «Oggi - incalza Ferraresi - resta da approfondire il dato sui maggiori rifiuti prodotti. La crisi delle materie prime e l’emergenza climatica ci impongono infatti una riflessione sui nostri consumi e su quanto essi siano “vincolati” alla produzione di rifiuti da un sistema economico che deve compiere il più presto possibile una transizione decisa. Già oggi - incalza il presidente di Legambiente - non possiamo fermarci a guardare la percentuale di materiali differenziati, ma dobbiamo mettere nel mirino la riduzione dei rifiuti prendendo a riferimento le più importanti esperienze, anche sul territorio nazionale».

Non solo differenziare di più, insomma, ma produrre meno rifiuti: è questa una delle grandi sfide per i prossimi anni, mentre l’emergenza climatica si fa sempre più preoccupante. E poi c’è la questione impianti di smaltimento, per la quale Legambiente si aspetta novità dalla Regione: «Per quanto riguarda l’orizzonte impiantistico - fa notare ancora Ferraresi - è evidente che il sempre maggiore impegno dei Comuni nel ridurre le quantità di rifiuti inviati a smaltimento deve trovare un riconoscimento da parte della Regione, che si appresta a varare il nuovo Piano regionale. In questo documento - chiude il presidente dell’associazione - è necessario, come già chiesto da Legambiente, che si preveda (e si attui) la dismissione di uno o più impianti di incenerimento».

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