Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Capienze, organico e corsie: tutto ridotto Così la viabilità dei bus rischia il collasso

Mezzi spesso pieni oltre il limite, aumento dei certificati medici presentati dagli autisti e difficoltà nel transito in città

Gabriele Farina

MODENA. Autobus imbottigliati nel traffico, in ritardo, al limite della capienza (se non oltre). Autisti che presentano certificati medici e altri che eseguono manovre al millimetro su strette corsie. Le segnalazioni per i mezzi pubblici modenesi sono innumerevoli.


«La mobilità è massacrata», denuncia Giuseppe Rendace, segretario provinciale Faisa-Cisal. Il primo reclamo arriva da via Canaletto Sud, di fronte alla scuola media Marconi. Alle fermate è possibile salire sui mezzi Seta delle linee 7, 7A, 11, 11A e 14. Un gruppo di genitori denuncia una riduzione delle corse, individuando una possibile causa nell’aumento dei certificati medici presentati dagli stessi autisti che di fatto taglierebbero le gambe al servizio.

«Abbiamo avuto un incremento delle malattie», ha ammesso mercoledì scorso il presidente Seta Antonio Nicolini a una domanda sul “green pass”, richiesto agli autisti. Lo stesso Nicolini annunciava la possibilità di ulteriori azioni, garantendo che il servizio risulta coperto «in gran parte».

I genitori davanti alle Marconi insistono sul numero più esiguo degli autobus, un fatto che mette gli studenti davanti a un bivio: salire a bordo sfidando l’ottanta percento di capienza o attendere i mezzi seguenti, anche diverse decine di minuti dopo, sempre con la speranza che poi l’autobus arrivi per davvero.

Rendace non si esprime sui certificati presentati dai colleghi, ma lascia risuonare un tasto dolente: «Abbiamo problemi di organico».

Non mancano proteste anche dall’altra parte della città, davanti al cinema Raffaello. Il cinema ospita le lezioni dell’Università di Modena e Reggio, così il numero di passeggeri alle fermate delle linee 1 e 1A è cresciuto. Rendace racconta come ieri numerosi studenti siano rimasti ad attendere la corsa successiva.

La linea 1 arriva da lì fino in centro, in un punto nevralgico per la viabilità del trasporto pubblico, l’autostazione. È il luogo in cui Rendace evidenzia il “congestionamento” più grave. Prima di salire sui mezzi, i passeggeri possono leggere un’indicazione dei posti disponibili a bordo. I valori rappresentano i quattro quinti (ottanta per cento) della capienza massima. Di fatto, tali numeri restano troppo spesso indicazioni. Un’immagine dimostra in modo eloquente come non sia evitato un assembramento a bordo mentre occorrerebbe almeno un minuto per calcolare il rispetto del limite della capienza. Effettuare un’operazione del genere a ogni fermata rischia di diventare snervante per gli autisti, oltre ad aumentare i ritardi. Per Rendace diventa dunque prassi che l’autista parta, nonostante tutto.

«Seta ha dichiarato che adotteranno i conta-passeggeri e che dalle webcam si calcolano i carichi a bordo – riprende il sindacalista – ma non è così. Dobbiamo avvertire noi che è stato superato il limite e poi nessuno scende. Dovrei fermare il servizio in casi del genere».

L’azienda ha precisato che l’algoritmo per il calcolo in tempo reale fornisce una stima delle presenze a bordo. Inoltre, non è attivo su tutti gli autobus e non è applicato sulle vetture messe a disposizione dai privati. Alle 14,45 di ieri non erano disponibili dati per chi viaggiava dall’autostazione. Per la stazione centrale, l’algoritmo segnalava la possibilità di accedere liberamente su tre mezzi (linea 1, 4 e 9) dei quindici attesi tra le 14,51 e le 15,04.

«Seta si prende la responsabilità se si supera la capienza consentita – l’affondo del sindacalista – Se c’è un decreto, bisogna rispettarlo».

Un altro punto in cui si rilevano criticità è l’Ottavo Campale. Nel tratto di via Emilia Ovest transitano le linee 4, 5 e 9. Negli ultimi due giorni sono stati segnalati ritardi compresi tra i dodici e i diciotto minuti.

«Si fa prima a piedi», commenta ancora Rendace, da tempo critico verso le ciclabili su strada disegnate dal Comune. Soluzioni simili si ritrovano in strada Morane e in via Tagliazucchi, in cui la corsia lambisce il metro e mezzo. «La situazione è pericolosa – avverte Rendace – siamo costretti a fermarci in linea con la ciclabile, se così si può chiamare. Molte volte ci superano a destra biciclette e macchine mentre facciamo scendere e salire i passeggeri. Così si rischia che qualcuno si faccia male, soprattutto gli anziani. Dobbiamo stare a prestare attenzione e poi aprire le porte». Il sindacalista chiede una convocazione all’azienda e annuncia una lettera all’assessore alla Mobilità, Alessandra Filippi. «Noi segnaliamo i problemi e ci dà fastidio il silenzio come risposta», punge Rendace.

© RIPRODUZIONE RISERVATA