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Modena, l'esperto Tomasini: «Il Bitcoin? È una moneta trasparente»

L’esperto di finanza: «Sbagliato considerarlo la valuta del crimine, lo è di più il contante. Dipende dall’uso che se ne fa»

Carlo Gregori

«I Bitcoin? Saranno ancora un buon affare, anche se sembrano arrivati ai massimi di valutazione. Secondo me cresceranno ancora. Sono appetibili per gli investitori che vogliono rischiare. Forse meno delle altre criptovalute che proprio per il loro alto rischio possono permettere guadagni maggiori».


Parla Emilio Tomasini, sassolese, docente di Finanza aziendale all’Università Alma Mater di Bologna, esperto e da sempre appassionato analista di transazioni in borsa.

L’inchiesta della Procura e della guardia di finanza di Roma continua e presto il magistrato ascolterà il secondo giovane modenese arrestato per l’indagine sulla piattaforma creata e gestita nel Deep Web con un ventenne anche lui modenese. Per gli investigatori del reparto speciale di frodi digitali, DeepSea serviva per trattare compravendite di droghe, documenti falsi, preziosi e orologi ricettati e per accordi su bonifici per conto terzi. Un giro che avrebbe fruttato 27 milioni. Ovvero 500 Bitcoin. E proprio 3,6 milioni di euro in Bitcoin sono stati sequestrati.

Tomasini, quali sono oggi le vie più utilizzate per acquistare e vendere Bitcoin?

«Ci sono broker online specializzati. Sono colossi internazionali con fatturati enormi. Acquisto e vendita sono regolamentati: i Bitcoin non si comperano in chiavetta o sul Deep Web. Ogni singola criptovaluta è quotata giornalmente sui principali portali di borsa. Il Bitcoin e le cripto di per sé sono trasparenti e hanno il massimo della visibilità».

È facile anche venderli?

«Assolutamente sì. Se li compri su XChange, allo stesso modo puoi venderli. Lo si può fare, come detto, anche su una piattaforma online o anche col trading online bancario. Si fa tutto con un semplice clic. Che poi la transazione non sia regolamentata dalla legge italiana, è un altro paio di maniche».

Perché?

«Perché le cripto hanno un mercato che si basa sulla fiducia. Se pensi di fare un affare, devi sempre chiederti subito se c’è una truffa o no. Certi affari andati a male con le cripto non avvengono perché le cripto sono cattive, bensì per la sola avidità dell’investitore medio. Chi anni fa aveva investito in Bitcoin in genere aveva messo pochi soldi. Chi ha investito tanto è diventato milionario. Ovviamente lo ha fatto a volte con un rischio colossale».

Esiste anche un lato oscuro delle criptovalute. Il Dark Web ad esempio, dove, come in questa vicenda, si fanno transazioni illegali pagando in Bitcoin.

«È un ottimo argomento per screditare il Bitcoin. Penso che i narcos colombiani non trattino in Bitcoin ma in dollari. La criminalità organizzata non ha bisogno dei Bitcoin per le transazioni illecite. Poi, certo, c’è chi fa affari illegali nel Dark Web attraverso i Bitcoin, è un fatto. In questo caso è una valuta che la criminalità può usare più facilmente dei dollari. Questo non significa che il Bitcoin vada considerato la valuta del narcotraffico o del crimine. Significherebbe scambiare lo strumento col fine. Anche il contante si presta a un ampio uso per affari criminali, no?»