Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Il ritratto di Fontanelli all’asta da Sotheby’s: lo Stato blocca la tela «Non può espatriare»

l Tar respinge le richieste di portare fuori dall’Italia la tela dell’Appiani La casa di New York l’aveva quotata 900mila dollari di prezzo base

MODENA Il ritratto dipinto dal celebre pittore Andrea Appiani raffigurante il generale modenese Achille Fontanelli - comandante e braccio destro di Napoleone in Italia - stava per essere messo all’asta nel gennaio 2020 da Sotheby’s a New York ma lo Stato italiano è intervenuto in extremis ordinando che non può essere portato all’estero e venduto. Quest’opera pittorica finora considerata minore ora è ritenuta di grande importanza per il patrimonio artistico nazionale. L’autorizzazione emessa dall’Ufficio Esportazione di Firenze è stata immediatamente annullata dal direttore generale delle Belle Arti per conto del Ministero dei beni culturali (Mibact). L’intervento e la procedura sono stati corretti, ha stabilito il Tar di Roma con una recente sentenza, respingendo la richiesta avanzata dalla proprietà per annullare i provvedimenti che bloccano l’esportazione e la messa all’asta dell’opera della Collezione Conte Spalletti di Roma, legittimo erede del generale modenese morto nel 1836.

La vicenda ricca di punti ancora oscuri e svolte impreviste - venuta alla luce adesso, dopo la sentenza del Tar - inizia nell’estate 2019 quando la proprietà presenta domanda di esportazione del ritratto. Finora era ritenuto un’opera di bottega del pittore milanese, autore di celebri ritratti di Napoleone e della corte. Nella richiesta per il visto, la natura dell’opera, anche se firmata, è sminuita come replica della più nota opera quasi identica all’ingresso della Galleria d’Arte Moderna di Milano. L’Ufficio Esportazione di Firenze rilascia l’attestato che dà il via libera all’uscita dall’Italia al quale dovrà seguire un approfondimento.


Il colpo di scena arriva il 29 gennaio 2020. Sul sito della casa d’aste Sotheby’s di New York, nella sezione “Capolavori della pittura”, si annuncia la messa all’asta del ritratto del generale Fontanelli (125 x 95 centimetri) per una cifra base in una forchetta tra 700mila e 900mila dollari. L’opera ad olio viene presentata come firmata a lato dall’Appiani e già esposta alla mostra “L’Unità d’Italia” tenuta nel 1961 a Torino. L’annuncio fa sobbalzare i dirigenti del Ministero che avviano subito una verifica. Il direttore generale delle Belle Arti firma un atto di autotutela che annulla il permesso di libera circolazione rilasciato in agosto. Parte un procedimento di dichiarazione di «interesse particolarmente rilevante» per l’opera. Il quadro non può più espatriare ed essere venduto. Non è più una semplice riproduzione. I carabinieri lo sequestrano.

L’annullamento del permesso d’esportazione avviene immediatamente appena si nota una stridente contraddizione sulla firma. Si chiarisce che il ritratto è autentico e appartiene al diretto discendente di Fontanelli. Poi la sorpresa. Se quest’opera è firmata da Appiani, pittore di fama internazionale, è invece quella famosa esposta alla Galleria a Milano a non essere firmata: pur essendo autentica, è diversa.

Intanto la proprietà della tela avvia una serie di ricorsi per annullare le decisioni che bloccano il prezioso ritratto. Ma il Tar li respinge tutti: l’opera in questione, spiegano i giudici, è di grande importanza storico-artistica. Anzi, è stata questa occasione a portarne alla luce il valore artistico e per il patrimonio culturale italiano. Nella ricostruzione, la sentenza stabilisce che dopo il permesso dell’Ufficio Esportazioni, la tela era arrivata in Gran Bretagna dove l’Art Council aveva dato il via libera per esportarla fuori dall’Unione Europea. Era destinata a New York per la vendita all’asta.

L’inghippo più oscuro di questa contorta vicenda resta la questione dell’opera descritta come firmata o non firmata. Se il quadro all’asta l’ha ben visibile ed è addirittura dichiarata nella scheda, la commissione che aveva dato il via libera per esportarlo aveva dato disposizione di scrivere sul permesso «che l’opera sia dichiarata di Appiani perché non è accertata la presenza della firma dell’autore». Una svista che ha portato all’errore. La commissione non aveva accertato l’esistenza della firma e anzi aveva espresso dubbi che fosse riconducibile all’Appiani dando così l’autorizzazione a portarla fuori dall’Italia. Si era autorizzata l’esportazione di un dipinto senza riconoscere che era un capolavoro. Forse l’ultimo del maestro milanese. Stranamente, però, l’alto pregio, notano i giudici del Tar, è messo in piena evidenza solo nel momento in cui il ritratto è presentato nella scheda per l’asta. Un quadro che ora lo stesso Stato italiano riconosce di «straordinaria fattura», persino superiore a quello simile e finora più celebre esposto a Milano.

L’opera ritrae il generale Fontanelli all’apice della carriera. Il modenese aveva iniziato nel 1796 come comandante della Legione Cispadana, quando conobbe Napoleone e instaurò con lui un rapporto solidissimo. Diventò poi comandante sotto la Cisalpina, governatore delle Isole Ionie (fino a poco prima sotto Venezia), in seguito aiutante di campo di Napoleone, conte dell’Impero e del Regno d’Italia, ministro della guerra, governatore di Palazzo Reale a Milano. Un uomo di totale fiducia dell’imperatore. Appiani, suo amico, lo ritrasse una prima volta - come si è stabilito nella perizia voluta dai giudici - nella tela di Milano. Che non doveva piacere ad Appiani. Non solo non la firmò ma la rifece anni dopo. Il ritratto dell’erede di Fontanelli che stava finendo all’asta sarebbe proprio l’ultima opera di Appiani. Ed è firmata. Segno dell’importanza che l’artista attribuiva questo “Fontanelli bis”. Il quadro deve restare in Italia, ha deciso il Tar.+