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Modena. «I medici abbandonano i Pronto Soccorso Qui si rischiano chiusure entro l’anno»

Modena. I direttori di Baggiovara e dell’Emergenza Urgenza: «Personale a -30%. Un lavoro splendido ma fatto così è stressante»

Carlo Gregori

MODENA. Spiega il direttore del Pronto soccorso di Baggiovara: «Tra carenze di personale medico, stress, scarso ricambio di giovani colleghi e qualità della vita bassa l’emorragia di personale medico dai pronti soccorsi continuerà. Se non si interviene subito, entro la fine dell’anno qui si rischia di chiudere. Almeno in alcuni ospedali della nostra provincia». Il fatto è noto: i pronti soccorsi regionali si stanno svuotando di personale. La media regionale è -30 per cento. Modena arriva a punte di -40 per cento in provincia. I rischi maggiori sono nella Bassa: Carpi e Mirandola sono in una morsa. Parliamo con i due massimi esperti dell’Ausl di Modena: il dottor Stefano Toscani, direttore provinciale del Dipartimento Emergenza Urgenza, e il dottor Geminiano Bandiera, direttore del Pronto soccorso di Baggiovara.


Perché questa fuga?

Toscani: «Per vari fattori ma innanzitutto per l’aspetto usurante di questo settore. I Ps sono la porta d’ingresso per il servizio sanitario regionale. E sono gravati da un carico lavorativo ed emotivo importante. È una soglia aperta H24 per i cittadini. E il fatto di considerarli un punto di riferimento comporta un eccesso di richieste. Purtroppo, negli ultimi tempi le nostre risorse si sono drasticamente ridotte. Siamo in pieno abbandono. Sia per i pensionamenti che continueranno, sia perché la Specialità di Medicina d’Urgenza attiva dal 2009 non riesce a sostenere questo calo».

Qual è il fabbisogno di medici in Ps?

Toscani: «La stima per Policlinico e Baggiovara è, a fronte di 26 medici per ciascun Ps, di una carenza è di 10-15 medici. Per i Ps provinciali è a -40 per cento. Un dato particolarmente preoccupante».

Bandiera: «Per Baggiovara e Policlinico la carenza è più bassa: -25-20 per cento. L’andamento è questo ed è comune a tutti per gravità. A tutti i professionisti viene chiesta una competenza che passa attraverso la complessità. Trent’anni fa la gestione di un paziente non era paragonabile. Il prezzo che paghiamo non è solo di numeri per carenze ma anche per competenza. Spesso quelli che se ne vanno sono i più esperti. Poi ci scontriamo con le carenze di medici di base».

Tra voi c’è un turnover?

Bandiera: “Sì, c’è ma le entrate non compensano le uscite o non saremmo messi così. Quello che penalizza di più è la mancanza di un ricambio che compensi».

Toscani: «Le periferie avevano minori carenze di organico. Ma se un medico se ne va crea un problema. Gli ospedali Hub invece compensano. Oggi ci sono situazioni complesse, come a Pavullo e Mirandola».

Quindi perché i giovani medici non scelgono il Ps?

Toscani: «È considerato il lavoro più bello per un medico perché unisce competenza di Medicina Interna col ragionamento clinico, la manualità e l’intensività. In prospettiva per un giovane è il massimo. E ha il senso tangibile di fare qualcosa di chiaro. L’attrattività è quindi forte. Ma poi si scontrano con le dinamiche dei turni notturni e dei weekend mai liberi. La nostra qualità della vita è molto scarsa rispetto ad altre specialità. Il tempo per le nostre famiglie e gli interessi personali è molto risicato. Pesa molto negativamente per attirare i giovani».

Da cosa si capisce?

«Prendiamo le borse di studio per Medicina d’Urgenza Unimore, una delle migliori scuole d’Italia. Quest’anno delle 42 assegnate ne sono occupate solo 22. La metà. È molto significativo. Rientra in un dato nazionale simile. Poi c’è il problema del contratti, sono tanti e a volte sono contratti atipici. Poi ci sono i vincoli ministeriali».