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Modena. In tre cimiteri decine di lapidi di donne deturpate da sigle di una mano misteriosa

In un mese e mezzo cancellate 77 scritte a pennarello sulle tombe di defunte di ogni età: una serie di oscuri messaggi

Carlo Gregori

MODENA. Chi imbratta le lapidi di donne defunte in tre cimiteri alla periferia di Modena? È un mistero l’azione ripetuta in modo ossessivo da qualcuno che si accanisce sulle tombe di sconosciute nei campisanti di Albareto, Baggiovara Vecchio e Baggiovara Nuovo. Non è servito a niente cancellare ben 77 di queste scritte in un mese e mezzo: ogni volta l’autore ritorna in azione. E a volte ricalca le sigle cancellate. Tuttavia, di lui ora si ha un identikit preciso grazie alle indagini avviate dalla polizia locale e anche a quelle condotte in via personale da Ercole Toni di Vivere Sicuri, l’associazione modenese che cura la sicurezza dei cimiteri.


Le prime segnalazioni sono arrivate a metà settembre. Parenti delle defunte prese di mira e frequentatori di cimitero sconcertati hanno contattato Vivere Sicuri facendo notare la strana presenza di sigle scritte mai viste prima. «All’inizio erano pochi casi, ciascuno in questi tre cimiteri – spiega Toni, che è molto conosciuto in città proprio per essere da decenni l’esperto in cancellature di scritte sui muri – poi sono diventati 6-7 per cimitero e a quel punto era chiaro che qualcosa non andava per il verso giusto. Curo la sicurezza dei cimiteri da vent’anni e una cosa del genere non mi era mai capitata».

“FE” e “MB”. Sono queste le sigle tracciate con pennarelli colorati di verde, nero o rosso. L’autore le scrive a volte dentro le lapidi vicino alle fotografie o ai nomi ma più spesso a fianco del loculo. A volte sopra. «In un caso – racconta il cancellatore di scritte – ne ha tracciata una sbagliando e ha indicato il loculo facendo una freccia che correva attorno al bordo».

Non sono sigle tecniche di qualche necroforo o artigiano di lapidi. Questo aspetto è stato immediatamente scartato. Non è infatti abitudine di chi opera nel settore funerario lasciare segni dentro o intorno alle lapidi. Ed è esclusa anche una leggerezza di qualcuno nuovo del mestiere. Si tratta quindi di una mano che deturpa consapevolmente le lapidi di queste donne. Perché e cosa cerca di comunicare?

Il punto che balza agli occhi subito è che prende di mira solo delle donne. Ma quali? «Abbiamo raccolto i dati su tutte le lapidi imbrattate coi pennarelli dallo sconosciuto - racconta Toni – e ho cercato di mettere assieme i dati. Ma sono arrivato alla conclusione che non esiste un filo comune che li unisce. Non i nomi. Non l’età, dato che sono donne dai 23 ai 90 anni». Mentre il volontario cercava di dare una spiegazione a questo mistero dall’aria delirante, all’anonimo imbrattatore di tombe è sfuggita la mano. Nelle ultime settimane nei due cimiteri di Baggiovara ed Albareto si sono moltiplicate le sigle. A questo punto Toni ha deciso di rendere noto cosa succedeva a chi di dovere. «Sono andato al comando della polizia municipale e ho riferito tutto. Poi ho incontrato anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e anche lui è stato informato. Ho chiarito il mio punto di vista: una persona che si comporta in questo modo ossessivo e sempre più frequente può essere destabilizzata psicologicamente. E quindi può diventare violenta. Ha un accanimento verso le donne. Ho sollecitato a intervenire. E alla fine ho trovato sensibilità».

Il caso è stato preso in mano per accertamenti da un ispettore della polizia locale di Modena che ha avviato un’indagine. Nel frattempo Toni ha svolto investigazioni in proprio per chiarire il rompicapo delle sigle. Qualcosa ci doveva pur essere per arrivare a dare un volto a chi imbratta le tombe. La prima intuizione è arrivata dall’altezza delle scritte. «Improvvisamente mi sono accorto che non tracciava mai sigle in alto. Non usava la scaletta nei cimiteri. Agiva sempre da terra in piedi. Sono tornato a controllare le tombe deturpate, anche se avevo già cancellato le scritte. Tutte arrivavano a un’altezza di circa 170 centimetri. Ho fatto verifiche con una conoscente di quell’altezza e in effetti la mano alzata arrivava al massimo dove arrivava l’autore delle scritte. Anzi, forse era più basso. Circa 165-168 centimetri».