Contenuto riservato agli abbonati

Mirandolese trova un pezzo di ferro nel boccone ordinato al ristorante

L’imprenditore: «Chiederemo un risarcimento al produttore e ci appelleremo anche ai Nas»

Serena Arbizzi

MIRANDOLA. Si trovava in Trentino per lavoro quando, finite le commissioni ha deciso di andare al ristorante. Quella che sembrava una gustosa pietanza nascondeva, però, una sorpresa pericolosa: un consistente frammento di ferro che soltanto grazie all’accortezza di aver tagliato il boccone è stato scoperto.


Un imprenditore mirandolese nel settore dei motori è stato protagonista, suo malgrado, di questo episodio, avvenuto nei giorni scorsi.

«Mi trovato a Trento per lavoro: quando ho finito sono andato in un ristorante locale, una sorta di trattoria – racconta l’imprenditore – Ho ordinato il più classico dei piatti, desideroso di sfamarmi dopo ore di lavoro: wurstel e patatine. Dalla cucina è arrivato il piatto sul tavolo e ho iniziato a mangiarlo. L’aspetto, dall’esterno, era ottimo. È stato quello che ho trovato all’interno che mi ha inquietato dopo pochi istanti».

L’imprenditore, infatti, taglia a pezzettini il wurstel. «E trovo, in un boccone, qualcosa di blu e molto strano. Mi sono detto: “C’è qualcosa che non va”. Ho subito chiamato il titolare, mostrando il boccone e ho fatto scattato la fotografia».

Il proprietario del ristorante ha mostrato l’involucro della confezione in cui era racchiuso il wurstel, acquistato da un grossista del posto che, a sua volta si era rifornito da una ditta di Trento che ha un fatturato di circa 50 milioni di euro: nel boccone c’era un pezzo di ferro.

«Vado in Trentino una volta alla settimana, ma non mi era mai successo di trovare del ferro nei piatti – continua l’imprenditore – Stavolta, invece, proprio al primo boccone c’era la sorpresa... Pensavo a un pezzo di plastica, poi ho toccato e dalla consistenza ho capito che era ferro tra l’altro spigoloso, quindi potenzialmente tagliente».

L’imprenditore si è rivolto subito al suo avvocato Saverio Malaguti, il quale presenterà causa di risarcimento verso l’azienda produttrice. «È vergognoso – afferma il legale – che grosse imprese come quella che ha venduto al ristoratore il prodotto poi somministrato al mio cliente, e che fattura milioni e milioni di euro, possa commettere leggerezze come quella denunciata. Agiremo nelle opportune sedi, Nas compresi, per un risarcimento contro la condotta del produttore, affinché altri consumatori non debbano trovarsi nelle medesime condizioni in cui si è trovato il mio assistito senza, magari, essere così fortunati come lui che, invece di fidarsi ciecamente, ha avuto la prontezza di analizzare il prodotto somministrato. E sarebbe meglio che in Europa ci tutelassero prima pensando alla nostra salute e di quanto ci viene presentato nel piatto piuttosto che di farci mettere la mascherina se ci alziamo dal tavolo per andare al bagno».