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San Prospero  Annegò in piscina, indagato il bagnino

Chiuso il fascicolo per la morte del 14enne Adam: l’addetto alla vigilanza, nonché titolare, accusato di omicidio colposo

Daniele Montanari

San Prospero. Omicidio colposo. È questa la pesante accusa da cui dovrà difendersi il bagnino e titolare delle piscine Casanova di San Pietro in Elda, a San Prospero, dopo la morte del 14enne Adam Douzad.


La Procura di Modena ha chiuso le indagini preliminari su quanto accaduto lo scorso 5 giugno, e lui risulta l’unico indagato. La tragedia scosse nel profondo la comunità di San Prospero, e non solo. A poche ore dalla fine della scuola, sui banchi della prima E dell’istituto tecnico-economico Luosi di Mirandola, Adam si era recato alle piscine Casanova insieme agli amici per festeggiare l’inizio dell’estate. Il ragazzo, di origini marocchine, si tuffò e nel giro di un attimo quello che doveva essere un bel pomeriggio spensierato si trasformò in un incubo: all’improvviso, verso le 15.30, smise di muoversi in acqua e andò a fondo. Le indagini svolte dai carabinieri della Compagnia di Carpi avrebbero accertato che in quel momento il bagnino si era allontanato. Per questo di fronte alle grida dei ragazzi nessuno intervenne subito per tirarlo fuori dall’acqua, ma dovette tuffarsi un altro 14enne. Era già troppo tardi quando lo riportò a galla: per quanto ancora vivo, Adam era in uno stato di incoscienza da cui non si sarebbe mai ripreso. Si tentò un disperato trasporto in elicottero al Sant’Orsola di Bologna, ma quando vi arrivò era già in uno stato di coma causato da arresto cardiaco dovuto a sindrome di annegamento in acqua dolce. La sera dopo, verso le 23, il suo fisico cedette e morì all’ospedale, gettando nello sconforto Bastiglia, dove viveva con i genitori e la sorella di un anno più grande, anch’essa studentessa del “Luosi”, e Mirandola, dove vivono i suoi amici e compagni di classe, sconvolti dall’accaduto.

La morte è stata certamente dovuta ad annegamento: questa la conclusione degli accertamenti autoptici effettuati sulla salma. Ed è ciò che conta: al di là del fatto che possa essersi sentito male in acqua, la causa del decesso è quella. E questa conclusione ha chiamato a profili di responsabilità il bagnino, che è anche il titolare delle piscine. La Procura, anche dalle risultanze dell’esame dei filmati di videosorveglianza, sostiene che non era presente a fare vigilanza, ma si era allontanato senza chiedere il cambio a nessuno. Questo è il punto: è naturale che non potesse stare lì tutto il giorno, ma doveva fare in modo di garantire comunque una vigilanza continua.

E questo ha delineato i profili di “negligenza, imprudenza e imperizia” contestati dalla Procura nell’avviso di conclusione delle indagini. Dovrà fare affidamento su un buon avvocato di fronte agli elementi probatori raccolti: in caso di condanna, il reato di omicidio colposo prevede una pena che può andare dai sei mesi ai cinque anni.

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