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La tua storia / Carmen e Marta. ARI, un grido per la pace dopo morte, fame e paura

1949, le lettere delle ragazze modenesi contro il Patto Atlantico e i venti di guerra

“Giunse la guerra e così non bastò più soffrire la fame, ma a tutto ciò si unì il terrore. Non so dove si trovasse il signor De Gasperi a quel tempo, non so se abbia provato lo spavento di sentir fischiare le bombe sul capo, di rimaner sepolto sotto la terra sollevata da una bomba e non so poi se abbia provato l’emozione di saper un fratello fra le mani dei repubblichini. Ebbene io provai tutte queste cose benché fossi piccola compresi cosa vuol dire “guerra”, lo compresi a tal punto da desiderare la morte piuttosto che vivere quell’inferno. E quando Iddio volle, venne la Liberazione!”. Scrive l’adolescente Marta Andreoli, rispondendo all’appello dell’Associazione Ragazze d’Italia (ARI) a cui aveva aderito insieme ad altre tremila modenesi.

Era il 1949 e l’Associazione, forte a livello nazionale di 80mila iscritte, lancia una raccolta di testimonianze e ricordi personali di guerra per dar voce alle giovani e alla loro voglia di partecipazione in difesa della pace. Un impegno che l’ARI porta avanti dal 1944 quando già come Unione Ragazze d’Italia (URI) contribuisce alla nascita dell’Unione Donne Italiane (UDI).



Le lettere indirizzate al Governo manifestano contrarietà alla firma di quel Patto Atlantico visto come il preludio di un nuovo conflitto con l’URSS come chiaramente espresso da Ebe Lugli: “Non bisogna stancarci di lottare tenacemente davanti ai senzacuori che non pensano a che conseguenze possa portarci quel Patto Atlantico, cioè patto di guerra. Ancor oggi la terra è bagnata dal sangue dei caduti, ancor oggi molte famiglie piangono chi pei lutti, chi per la fame e la miseria provocati dalla guerra scorsa e già parlano di un’altra imminente”. Le parole sono tratte da circa 650 lettere delle ragazze dell’ARI conservate nell’archivio UDI di Modena, al Centro Documentazione Donna.

Sono di contadine, operaie, vedove. Alcune sono state partigiane e staffette o comunque vicine al movimento di Resistenza, altre hanno visto trucidare i propri cari per mano fascista. Raccontano del terrore vissuto durante i bombardamenti, dei rastrellamenti, della fame, della paura di pedalare più veloce dell’occhio del proprio aguzzino per riuscire a consegnare messaggi e armi ai partigiani. Scrivono degli uomini strappati alle famiglie, della mattanza delle fucilazioni e di come l’Accademia fosse, dice Ivonne Ganzerli, “Il luogo nel quale i delinquenti più selezionati avevano stabilito la propria sede, la lotta era fratricida”.

Carmen Magnoni scrive: “Da piccola quando sentivo mamma rievocare gli episodi da lei vissuti durante l’altra guerra cominciai a odiare coloro che provocano queste guerre allo scopo di arricchirsi col sangue dei figli del popolo”. Sognano un futuro di pace le Ragazze d’Italia impegnate, con l’UDI, in quel movimento internazionale tutto al femminile capace di unire le donne di quarantuno Paesi già dal 1946, a Parigi, nella Federazione democratica internazionale femminile (FDIF), poi a Budapest, Mosca, Praga, Stoccolma. E a Roma, dove, in occasione della grande Assise del 1948 vengono consegnate tre milioni di firme per il disarmo, di cui centomila modenesi, al Presidente della Repubblica, prima, e per mano dell’on. modenese Gina Borellini, all’ONU di Truman, poi.



Fra il 1947 e il ‘49 è un susseguirsi di petizioni, lettere, telegrammi. Si diffonde la “Colombina per la pace”: un simbolo posto su tesserine, spille, bandiere. Il giornale “Noi donne” fa da eco lanciando il concorso “Cosa avete fatto per la pace?”: “Pace... La parola dolce risonante su tutte le bocche: sulle bocche di Noi donne, sulla bocca del vecchio ripieno di tante amarezze sulla bocca delle vedove, delle madri che ancora piangono i loro figli e amori perduti caduti sotto il piombo fascista. Oggi non siamo solamente poche decine che combattono per garantire una pace duratura, ma milioni e milioni di donne consapevoli della nostra unità”.

Silvia Bonacini

Caterina Liotti

CDD Modena

CARMEN MAGNONI

Nasce a Nonantola Modena il 30 agosto 1920 nella famiglia contadina del Grenzi. Frequenta la scuola fino alla quinta elementare, poi lavora come apprendista sarta e come mondina nel vercellese. Si sposa all’inizio della guerra con Ovidio Magnoni. 

Opera come staffetta nella brigata Walter Tabacci con il nome Azzurra offrendo ospitalità a partigiani in fuga. A guerra finita lavora a domicilio come operaia tessile.
 
MARTA ANDREOLI
 
Nasce a Bastiglia il 4 gennaio 1931. Lavora come bracciante, parrucchiere, mondina, governante. Entra in Cgil e nel ’52 è nell’Esecutivo della Camera del Lavoro. Nel ’58 dirige il mensile dell’UDI “La donna modenese”. Funzionaria UDI dagli anni ’60, entra nel Comitato nazionale e nella direzione di “Noi donne”. A fine anni ’70 è tra le fondatrici del Circolo Casa delle donne. In consiglio comunale nelle liste di PRC negli anni ’90, nel 2004 in consiglio di circoscrizione.


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Il Centro documentazione donna le conserverà e le farà diventare memoria collettiva sui temi della vita quotidiana, del lavoro e delle relazioni familiari.

La rubrica “La tua storia, per la Storia” intende raccontare - attraverso testimonianze orali e scritti autobiografici, materiali documentari e fotografici conservati al Centro Documentazione Donna - un pezzo di storia della comunità modenese per lo più sconosciuta, da approfondire e trasmettere. Eventi, azioni politiche, lotte per i diritti, manifestazioni per il lavoro e i servizi promosse dall’associazionismo femminile, dai movimenti femministi, dalle donne impegnate nelle istituzioni locali, ma anche della dimensione privata delle modenesi, che rivelano energie, creatività, competenze e una buona dose di pragmatismo e concretezza alla base dell’identità della nostra città.

La rubrica è un'azione del progetto "In prima persona femminile. Diari, memorie, epistolari tra soggettività e storia" sostenuto dalla Fondazione di Modena con il patrocinio del Comune di Modena. Per ulteriori informazioni www.cddonna.it - indirizzo di email info@cddonna.it - telefono 059 451036.