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Carpi. Una raccolta fondi per rimpatriare la salma di Sayed. Trovato il tir pirata

Minuto di silenzio e colletta nel macello Opas dove lavorava. La Polizia locale individua il camion che ha ucciso il facchino

Carpi. Una raccolta fondi per sostenere le spese per il rimpatrio della salma e, più in generale, per il funerale e un minuto di silenzio “per ricordare uno di noi che se n’è andato per una tragedia incomprensibile, ingiustificabile, su cui presto speriamo venga fatta chiarezza”.

All’Opas di via Guastalla è stato il giorno del cordoglio, ieri. Erano le 18 di lunedì sera, infatti, quando Sayed Jashim Uddin, operaio originario del Bangladesh, che avrebbe compiuto 45 anni il 9 dicembre, è stato falciato da un camion il cui conducente non si è fermato. Ieri però il mezzo è stato individuato e sono in corso le operazioni legate alle indagini per capire eventuali responsabilità tra cui l’omissione di soccorso. Il lavoratore è stato agganciato mentre stava percorrendo via Guastalla, in sella alla sua bicicletta. All’incrocio con via dell’Industria, secondo le prime ricostruzioni, il camion ha svoltato: il corpo senza vita di Uddin era sull’asfalto, all’accesso della grande arteria che porta all’A22.


Come testimoniato dai numerosi colleghi arrivati sul posto subito dopo l’impatto mortale, Sayed aveva da poco finito il turno di lavoro: lavorava per la cooperativa modenese Cfp all’interno di Opas, il grande macello di carne suina a poche centinaia di metri dall’incidente. Faceva il facchino e stava rientrando all’abitazione che condivideva con alcuni colleghi, vicino al Ramazzini. Sul posto sono intervenute numerose pattuglie della Polizia locale delle Terre d’Argine e dei carabinieri. Inutili i soccorsi: l’uomo è morto sul colpo. L’impatto con il camion non gli ha lasciato scampo. Sayed lascia una famiglia con due bambini in Bangladesh, come hanno ricordato i colleghi subito dopo il decesso.

«Stamattina (ieri per chi legge, ndr), ci siamo fermati per un minuto di silenzio: abbiamo commemorato uno dei nostri che ha perso la vita in un modo terribile – spiega il direttore generale di Opas, Valerio Pozzi – Si tratta di un incidente che lascia davvero sgomenti, avvenuto nelle vicinanze del luogo di lavoro, alla fine del turno. L’azienda aveva fatto in modo che i lavoratori partecipassero a corsi realizzati con il Comune per utilizzo delle misure di sicurezza durante il tragitto in bicicletta, come i giubbotti catarifrangenti. Infatti, come abbiamo appreso, il comportamento del lavoratore è stato corretto. Ed è difficile da accettare questa tragedia».

Anche Alan Santi, vicepresidente della coop Cfp sottolinea il dolore per quanto accaduto e le misure concrete che verranno adottate in supporto. «Dopo il minuto di silenzio osservato dall’azienda – aggiunge – si è già creato un tam tam di solidarietà tra i lavoratori. La nostra è una famiglia molto grande e quando si verifica una tragedia del genere che coinvolge uno di noi con i colleghi abbiamo l’abitudine di supportare chi si trova a far fronte a simili disgrazie con delle collette. I consolati, inoltre, da quanto sappiamo si sono già parlati per il rimpatrio della salma. Quel lavoratore era con noi dall’inizio di settembre: in tutto occupiamo 120 persone e abbiamo una discreta comunità di cingalesi».

Santi pone poi l’accento su una questione di viabilità su cui imperversano già le polemiche. In quel tratto di via Guastalla, all’incrocio con via dell’Industria, per snellire il traffico è stata creata una rotatoria. «Via Guastalla è una strada molto frequentata, ma non ci sono ciclabili – rimarca Santi – Lì sorge un grande stabilimento che occupa tanti stranieri che utilizzano mezzi di fortuna per recarsi al lavoro. Noi, certo, ci sforziamo di prestare attenzione alla sicurezza dei lavoratori dove possibile è anche in ambito non lavorativo. Ma resta il fatto che quella strada è senza ciclabile…».