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Mirandola. Omicidio Placati, il compagno unico accusato

I pm chiudono le indagini per la morte della lavoratrice della Haemotronic trovata uccisa nella sua abitazione di Bondeno

MIRANDOLA. Lo disse subito, urlando quella mattina del febbraio scorso presentandosi in caserma a Bondeno, senza chiamare i soccorsi nella casa di Borgo San Giovanni dove c’era il corpo senza vita di Rossella Placati: «Io non c’entro nulla, non c’entro, ma lei è morta, è morta». Da quel giorno, Doriano Saveri, 45 anni, artigiano edile, è stato l’unico indagato per l’omicidio della compagna, con cui abitava nella casa dove la donna venne trovata morta. E unico indagato è rimasto dopo quasi un anno di indagini dei pm Lisa Busato e Stefano Longhi che hanno coordinatogli accertamenti dei carabinieri di Bondeno e del reparto investigativo e della sezione del Ris di Parma, chiudendo l’indagine per omicidio e depositando l’atto d’accusa contro Saveri: omicidio volontario aggravato proprio dal rapporto di convivenza che Saveri aveva con la Placati. Anche se ormai era un rapporto chiuso, e secondo la tesi investigativa, un possibile movente dell’omicidio. Tesi d’accusa, si badi bene, che dovranno essere dimostrate nelle varie tappe processuali che si dipaneranno d’ora in poi.

Questo atto è la classica “discovery” che dà la possibilità alle parti, i legali della difesa di Saveri e a quelli della famiglia della donna di prendere visione delle carte, di tutto il materiale di prova e dei riscontri d’accusa, come le intercettazioni telefoniche e soprattutto i risultati delle varie perizie dei carabinieri del Ris. Che avrebbero portato i riscontri finali alla procura per chiude l’indagine e ritenere Saveri l’autore dell’omicidio.


Si parla di “gravi, precisi e concordanti indizi” che emergono dalle carte processuali. La classica prova provata, però, non c’è: ad esempio l’arma del delitto, cercata e ricercata dai sub dei carabinieri nel Cavo Napoleonico, nell’area sotto il ponte del Cavo, a Ospitale di Bondeno. E allora restano le accuse, mosse e che - ribadiamo - dovranno essere dimostrate nei processi. Accuse che sono state sintetizzate dai due magistrati nel loro atto di sintesi a chiusura indagine, con la successione del fatto, della brutalità con cui Rossella Placati, dipendente alla Haemotronic di Mirandola e con tanti amici nel Finalese, venne colpita e uccisa. Uccisa la notte tra la domenica del 21 febbraio e quel lunedì mattina, del 22, quando Saveri si presentò alla caserma di Bondeno. La morte risalirebbe ad un orario compreso tra l’1. 30 e le 5. 30 di quel lunedì, quando nella casa di Borgo San Giovanni oltre alla Placati era presente solo Saveri. Che, come lui stesso disse agli inquirenti, si assentò di casa la sera prima, solo per poche ore dalle 20 alle 22. Per uscirne la mattina presto attorno alle 6.

Secondo la sintesi dell’accusa la donna venne massacrata con violenza e brutalità: prima con un pugno al volto che procurò lesioni e fratture a bocca, naso e denti. Poi colpita con un coltello quattro volte al petto, due di queste in modo profondo. E quindi una volta seduta a terra, colpita alla testa con un corpo contundente che non le lasciò scampo viste le lesioni devastanti che quell’arma (si ipotizza una martellina) le procurò.

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