Maranello, sparò alla compagna in casa: 7 anni per tentato omicidio

Condanna severa per Giuseppe Micillo che prima le aveva offerto delle rose bianche e poi le ha sparato: il pm aveva chiesto 6 anni. La difesa: «Faremo appello»

Maranello. Condanna pesante per l’uomo che un anno fa sparò alla moglie a Maranello, rischiando di ucciderla: 7 anni e 4 mesi di carcere.

il fatto


Era il 16 novembre 2020 quando si sfiorò la tragedia nell’appartamento in cui viveva la coppia al numero 4 di via Vespucci, a ridosso di via Claudia che conduce in centro a Maranello. Giuseppe Micillo, allora 47enne, prese una pistola, una calibro 6,35 detenuta illegalmente e con la matricola abrasa, e sparò un colpo alla testa alla compagna 33enne. Incredibilmente, la pallottola non l’uccise, anche se la ferì in modo molto grave. Lui era convinto di averla freddata, tanto da presentarsi spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Maranello dicendo di averla uccisa. Mentre alcuni militari procedevano al suo arresto, altri si precipitavano a casa della coppia trovando la donna in stato di choc a causa dell’evidente ferita, ma ancora viva. Immediati i soccorsi: fu portata d’urgenza a Baggiovara, dove nella serata venne sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico per la frattura della calotta cranica. Fortunatamente tutto andò bene e la donna, dopo un complesso periodo di riabilitazione, riuscì a pienamente riprendersi. Nel fisico, perché nell’anima la ferita per l’accaduto probabilmente non si chiuderà mai.

le parole di lei

Che cosa mai può aver spinto l’uomo – di origine campana, operaio nel settore della macellazione delle carni – a compiere un gesto del genere? Da subito l’attenzione degli inquirenti si spostò sulla pista passionale, confermata anche dalle prime dichiarazioni pubbliche della donna dopo l’accaduto: «Non è vero che avevamo litigato – disse – mi aveva regalato delle rose, una di queste bianche. E con una rosa bianca solitamente si omaggiano i defunti. Quindi gli ho chiesto: “Mi vuoi morta?”. Lui, invece, mi ha domandato: “Restiamo insieme sì o no?”. Io ho risposto “no” e tutto è iniziato. Non ho visto la pistola, non ho nemmeno capito che mi stava sparando. Ho sentito solo un forte colpo, una parte del mio corpo “addormentata”, l’orecchio che fischiava e la vista appannata. Sono caduta e lui era lì. Non se n’è andato subito, è rimasto lì. Veniva ancora verso di me. Poi, quando sono rimasta sola, sono riuscita in un qualche modo a scendere le scale. Una volta fuori dal palazzo sono entrata in un negozio e da lì ho chiamato i soccorsi». La coppia ha tre bambine. Piccole, in età da asilo e scuole elementari. Lei inoltre è mamma anche di un ragazzino e di un’altra giovane arrivati da un precedente matrimonio. La vita di tutti è stata sconvolta da questo episodio, e dalle sue pesantissime conseguenze per vittima e carnefice.

la DIFESA

Dopo un breve periodo in carcere, all’uomo vennero concessi gli arresti domiciliari. In cui a questo punto rimarrà per parecchio. La condanna disposta dal giudice Barbara Malvasi è infatti stata di 7 anni e 4 mesi, particolarmente severa considerando che il pm Marco Niccolini ne aveva chiesti invece 6. Probabilmente nella valutazione ha influito anche la recidiva, dato che Micillo ha già precedenti di giustizia, per altri reati. Stavolta la pena è inflitta per tentato omicidio e per possesso di arma da fuoco non dichiarato. Rischiava molto di più, ma su consiglio dei suoi avvocati (Barbara Aquilini di Modena e Francesca Orrù di Vercelli) ha scelto il rito abbreviato che gli ha permesso di avere lo sconto di un terzo. Il giudice ha disposto anche una provvisionale da 15mila euro da liquidarsi in sede civile nei confronti dell’ex compagna, costituitasi parte civile.

«Il mio assistito ha preso atto della condanna – sottolinea l’avvocato Aquilini – adesso aspettiamo di conoscere le motivazioni ma con tutta probabilità faremo appello. In aula infatti abbiamo fornito una lettura molto diversa dell’accaduto da quella cristallizzata con questa sentenza, fornendo chiarimenti importanti sugli aspetti di volontà dietro l’episodio. Confidiamo di farli emergere in secondo grado».

D.M.

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