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Delitto di Montese / I vicini di casa Lancillotti rivelano: «Soffriva molto per lei»

La donna si faceva vedere pochissimo in giro ultimamente Lui ne curava la depressione, ma la malattia era peggiorata

Incredulità, per un epilogo che nessuno avrebbe mai immaginato. Ma anche consapevolezza che in quella casa la situazione era veramente difficile.

A Salto sono tutte dello stesso tenore le reazioni dei vicini della coppia. Non tutti se la sentono di lasciare il nome, ma forniscono comunque elementi importanti per dare una risposta a quello che è successo: «Lei da tempo non stava bene, forse era esaurita – racconta una signora che vive a pochi metri da lì – non si vedeva mai fuori casa, anche a fare la spesa io ho sempre incontrato lui. Negli ultimi tempi mi è sembrato molto sofferente: credo che dovesse essere nella disperazione per arrivare a compiere un gesto del genere. Sono fatti orribili: siamo abituati a sentirli alla tv come cose di posti lontani. Vedere che è successo qui a due passi, mi fa venire i brividi».


«È sempre stata una coppia tranquilla, non si poteva dire niente di loto – osserva un’altra vicina – io lei in particolare la conoscevo bene, perché abbiamo lavorato assieme alla casa di riposo. Ha sempre avuto un carattere un po’ introverso, nell’ultimo periodo prima della pensione sembrava più in difficoltà e delle volte l’aiutavamo sul lavoro. Il marito mi ha raccontato che dopo un incidente la situazione era peggiorata, che stava spesso a letto perché si sentiva esaurita. Forse anche lui nel vivere questa situazione è caduto in depressione, e poi ha fatto quello che ha fatto. So che veniva una persona ad aiutare a casa, ma forse non era abbastanza. A stare sempre dietro a un malato si può andare via con la testa. Io che ho lavorato in un ricovero so cosa significa: bisogna essere molto attenti a riconoscere i segnali».

Che la coppia fosse molto chiusa in casa lo conferma Alessandro Magni, meccanico che ha un’officina praticamente di fronte alla villetta dov’è successo tutto: «Io con lei non ci ho mai parlato – nota – ma anche lui praticamente non lo vedevo mai. So che aveva montato il portone di questo capannone, ma era stata una cosa di molti anni fa. Comunque sembravano tranquilli: io sono qui a pochi metri e non ho mai sentito litigi e urla. Infatti non sapevo cosa pensare stamattina (ieri, ndr) quando ho visto ambulanze e carabinieri. Non immaginavo certo che fosse successa una cosa così».

Gigi Barbieri abita più verso Salto, ma è anche lui un volontario Avap e Grazio lo conosce benissimo: «È sempre stato un uomo buono e disponibile verso tutti – rimarca – ha fatto per tanti anni l’autista dell’ambulanza, sempre pronto a uscire a qualsiasi orario. Negli ultimi tempi però non riusciva più, diceva che aveva degli impegni a casa che non glielo permettevano, forse riferendosi all’assistenza alla moglie. Ma non avrei mai pensato che potesse essere tanto stravolto dalla situazione. Quando ho visto passare l’ambulanza e l’elicottero mi è corso un brivido: “Speriamo che non siano loro” mi son detto».

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