Contenuto riservato agli abbonati

Sassuolo, la bimba sopravissuta alla strage è sola a 11 anni Psicologo per i compagni «Anestetizzati dal dolore»

Giuliana Marchetti, dirigente scolastica delle scuole medie Leonardo Da Vinci «Non si può dare un senso a questa cosa, ma dobbiamo prenderci cura di noi»

Luca Gardinale

Le parole fa davvero fatica a trovarle, lei che è stata insegnante di lettere per tanti anni. Anche perché, fa notare stringendo i denti, non c’è alcuno sforzo da fare per dare un senso a questa cosa: semplicemente, un senso non ce l’ha e non ce l’avrà mai. Ma poi alza lo sguardo, e pensa a chi c’è oggi, ai tanti ragazzi che chiedono non tanto un senso, ma un aiuto. Giuliana Marchetti è la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo 1 centro-est di Sassuolo, che comprende le scuole medie Leonardo Da Vinci, l’istituto di via Mazzini che da due mesi era frequentato anche dalla figlia di Elisa Mulas, l’unica scampata al massacro di via Manin. Al momento per lei, rimasta sola dopo la morte della madre, dei fratelli e della nonna - mentre per il padre biologico il Tribunale aveva disposto la decadenza della potestà genitoriale - la Procura per i minorenni di Bologna ha disposto il collocamento in protezione.


Dottoressa Marchetti, lei e i compagni della ragazzina state vivendo un momento durissimo.

«Io mi sento completamente anestetizzata dal dolore, ed è davvero difficile trovare le parole per descrivere questo momento».

Cosa avete detto ai compagni di classe?

«La prima necessità che abbiamo è quella di gestire la situazione con i ragazzi presenti a scuola, e già questa mattina - ieri, ndr - siamo intervenuti. All’interno dell’istituto abbiamo infatti uno psicologo scolastico, che può intervenire sia direttamente con i bambini, attraverso colloqui previa autorizzazione delle famiglie, oppure confrontandosi direttamente con le classi. Dal momento che avevamo già acquisito le autorizzazioni, in mattinata lo psicologo è entrato con la vicepreside nella classe della bambina, incontrando i ragazzi e parlando con loro, perché il momento è davvero pesante».

Quando sono arrivati in classe, i ragazzi sapevano già quello che è successo mercoledì? Cosa ha detto loro lo psicologo?

«Sì, anche perché molti abitano vicino alla famiglia della compagna di classe. Non conosco esattamente i contenuti del confronto, perché si tratta di attività da trattare con una profonda empatia, e quindi abbiamo lasciato lavorare il professionista, che per i ragazzi è un punto di riferimento. In questi contesti è presente un’insegnante della scuola, ma non era il caso che ci fossi anch’io».

Come affrontare un momento del genere?

«Bisogna partire dal vissuto emozionale dei ragazzi, che stanno vivendo un momento di profonda incertezza davanti al tradimento del mondo degli adulti, quindi è su questo che bisogna lavorare. L’altra cosa, importantissima, è far capire loro che si può uscire da questa situazione con l’“I care”, con il prendersi cura di. Oggi stiamo tutti male, perché siamo davanti a una cosa inaudita, e io stessa mi sento anestetizzata, ma l’unica nostra arma è la capacità di prenderci cura di noi stessi, di sentire le difficoltà e di provare empatia. Dobbiamo fare un passo per volta: ora è il momento di lavorare con i bambini che sono presenti a suola, tenendo presente che non si può dare un senso a questa cosa, che non ha senso da nessuna parte la si guardi. Dobbiamo riuscire a far capire loro che il tradimento degli adulti, che c’è stato, non deve distruggere la loro speranza in un futuro, i loro sogni e le loro idee. Dobbiamo trovare in questo momento un aggancio prendendoci cura degli altri».

Torniamo alla ragazza: mercoledì è venuto qualcuno a prenderla?

«No: come tanti compagni di prima media, la ragazza ha l’autorizzazione per uscire da sola, e dunque come tutti i giorni alle 13.45 ha lasciato l’istituto per andare a casa, che è vicina alla scuola».

Com’è il rapporto con i compagni di classe?Voi conoscevate i genitori?

«Il rapporto è ottimo e lei è sempre stata una ragazzina serena, proprio come tanti compagni di scuola. Per quanto riguarda la famiglia, in questi due mesi di scuola abbiamo visto la madre, che era molto presente nella sua vita».

© RIPRODUZIONE RISERVATA