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Castelfranco.  Truffa dell’ortofrutta In due a processo per quasi 100mila euro

Compravano i prodotti all’ingrosso con assegni e contanti Il giudice impone un’integrazione e convoca la banca

CASTELFRANCO. Per anni è stato un puntuale cliente, recandosi nel magazzino all’ingrosso almeno tre volte alla settimana per fare acquisti e allestire il proprio banco alimentare nei mercati del circondario. Ma a metà del 2018, a causa di un ammanco di denaro, il grossista di Modena ha fatto denuncia, segnalando un’anomalia nei pagamenti per circa 100mila euro. Sono così finiti a processo – con rito abbreviato – i due soci mentre l’impiegata dell’ortotruffa ha scelto il rito ordinario dove risponderà dei presunti ammanchi di cassa.

Ma ieri mattina, davanti al giudice Danilo De Padua, l’ambulante ha voluto precisare la propria posizione e provare a ricostruire i rapporti con il grossita, a partire proprio dai pagamenti. Ha evidenziato che può vantare un fatturato annuo di circa 100mila euro e che pagava settimanalmente i vari carichi, che solitamente avvenivano lunedì, mercoledì e venerdì.


«Per molti anno ho pagato con assegni bancari – ha ammesso – ma da un po’ di tempo procedevo in contanti. Non avevo mai troppo tempo di fermarmi, andavo dall’impiegata, le davo i soldi e lei li metteva in un cassetto che era sempre molto pieno. Però capitava che ogni tanto dessi un assegno a garanzia degli acquisti».

E proprio su quegli assegni si è concentrata l’analisi al fine di capire se si sia trattato di una truffa o meno. «Succedeva che se durante la settimana non lavoravo, magari per colpa del maltempo, non avevo i soldi per pagare subito e così davo una garanzia. Lasciavo l’assegno in bianco, con solo la firma».

Ma al giudice De Padua quanto ammesso non ha convinto e ha contestato alcuni passaggi a partire dal repentino cambio di modalità di pagamento: ci sono infatti le contabili che fanno risalire i saldi delle fatture con assegni almeno fino all’autunno del 2017 e quindi verrebbe a cadere la testimonianza dell’ambulante che ha parlato di depositi di contanti “iniziati qualche anno prima”. Per tale motivo il giudice – evidenziando le proprie perplessità – ha disposto un’integrazione istruttoria: ha così deciso di convocare la banca presso la quale il grossista ha il conto corrente per verificare la corrispondenza delle modalità di pagamento.

F.D.

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