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Sassuolo, in mille per Elisa e i due fratellini, «Luci accese perché non succeda mai più»

Tanta gente in piazza e un lungo silenzio in onore delle vittime. La cugina e le amiche si stringono nella commozione

Sassuolo, in mille per Elisa, la sua famiglia e contro tutti i femminicidi

SASSUOLO. C’erano anche la cugina e le amiche di Elisa Mulas e di Simonetta Fontana ieri sera tra quel migliaio di persone e oltre dieci associazioni che hanno illuminato con le loro fiaccolate piazza Garibaldi.

Lì, in uno dei luoghi simbolo della città di Sassuolo, si è voluto manifestare in quello che è stato un atto simbolico, dopo l’efferata violenza di mercoledì pomeriggio. Sono passate poco più di 48 ore dal tragico evento che ha stravolto la comunità. Comunità che da quando Nabil Dhahri ha sterminato la propria famiglia, l’ex compagna Elisa Mulas, la suocera Simonetta Fontana e i bimbi piccoli Sami e Ismaele, di due e cinque anni per poi togliersi la vita, non è più la stessa.



Le istituzioni, presenti con parte dei sindaci e assessori del distretto, hanno preferito partecipare in silenzio, nessuna dichiarazione né in privato né di fronte ai cittadini. Le fiaccole distribuite di mano in mano dagli organizzatori, hanno fatto luce nel buio di questi giorni e per interminabili minuti nell’aria si poteva sentire solo il crepitio delle fiammelle, unito alle voci sussurrate. Ed è con voce sussurrata che la cugina di Elisa, Claudia, ripensa all’ultima volta che l’ha vista: «Nessuno si aspettava che si sarebbe arrivati a questo. Probabilmente c’è stato qualche sentore, stando a quello che abbiamo letto in questi giorni. Non vogliamo criminalizzare nessuno, speriamo che la giustizia faccia il proprio dovere perché non ricapiti più».



Le amiche di Elisa si sono strette intorno alla cugina e al centro della piazza hanno acceso decine di candele a formare un cuore. Non si danno pace, ma con forza hanno voluto portare la propria presenza alla manifestazione: «Elisa era una donna forte, – dice Jessica Tallarida – che ha sempre protetto i suoi figli. Purtroppo non siamo riuscite ad aiutarla e lei è rimasta col suo assassino. Perché questa non è una tragedia, ma la decisione presa da un uomo di sterminare un’intera famiglia».

Il pensiero va poi alla figlia di 11 anni avuta da Elisa da un precedente matrimonio, sopravvissuta alla mattanza perché era a scuola: «Stringersi intorno alla bambina – continua Jessica – è importante perché l’esempio che diamo noi adulti è quello che seguiranno i piccoli nel crescere. Questo penso che col tempo le farà molto bene. Questo è un momento di sofferenza, ma la sofferenza la si può trasformare. Vedo tanta solidarietà ed è importante sia per la bambina che per Enrico, il fratello di Elisa. Occorre reagire, così come ha fatto la comunità, unita trasversalmente senza colori di politica o di stato sociali».

Tra i volti illuminati nel buio dalle candele c’erano tanti che non conoscevano né Elisa e i bimbi, né Simonetta: «Questa vicenda mi ha colpita molto – dice Shila Piccinini – Occorre che vengano dati gli strumenti a noi donne per portarci a reagire e difenderci».

«L’idea di questa manifestazione – aggiunge Fabio Cervi di Terra Pace e Libertà, tra gli organizzatori – è stata una decisione presa a caldo. Abbiamo pensato che valesse la pena ricordare i numeri drammatici dei femminicidi. Nei primi nove mesi dell’anno sono stati più di 100 e questo ci ha toccato più da vicino».

Stefania Piscitello

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