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Bomporto, estorsione alla cantina: «Cianuro nel lambrusco»

Richiesta per mail ad un’azienda che produce vino con la minaccia di rovinarle il mercato. Indagano i carabinieri

bomporto. La mail è arrivata agli indirizzi aziendali ed era molto esplicita: c’era tutta l’intenzione di danneggiare l’immagine e il mercato mondiale di una nota azienda agricola che produce lambrusco a Sorbara. Il nome non sarà svelato proprio per evitare di partecipare ad un’operazione commerciale su cui stanno lavorando i carabinieri, che hanno raccolto la denuncia della legale rappresentante e che hanno avviato le indagini per capire cosa possa essere accaduto e chi vi sia a coordinare il progetto di estorsione.

Si tratta, come sempre più spesso accade, di un tentativo di qualche hacker. Ma se solitamente l’azione porta ad impossessarsi del sistema operativo dell’impresa finita nel mirino, chiamata a pagare per poter tornare ad accedere alle mail e ai dati aziendali, questa volta l’obiettivo è stato il prodotto dell’azienda vinicola.


Perché la minaccia è stata palese: c’era l’intenzione – e la millantata possibilità – di mettere cianuro nelle bottiglie di lambrusco. Gli effetti, ammesso che il piano fosse realizzabile, sarebbero stati devastanti sia per la salute dei consumatori sia per la tenuta economica e d’immagine dell’impresa. In cambio la richiesta era altrettanto chiara: l’hacker voleva in cambio 30mila euro per bloccare gli intenti criminali. Una cifra che, a quanto si può apprendere, non è stata pagata ma anzi si è scelto di fare immediato ricorso alle forze dell’ordine sia per la fiducia negli investigatori sia per prevenire eventuali rischi in caso di reale sabotaggio commerciale.

Al momento non si hanno notizie di lambrusco al cianuro finite sugli scaffali di enoteche e supermercati, quindi si può ipotizzare che la scelta di non cedere al ricatto sia stata comunque vincente.

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