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Paolo Berizzi in arrivo a Modena: «Forza Nuova va sciolta La Destra specula su rabbia e disagio»

Mercoledì 24 novembre presentazione del libro "E' gradita la camicia nera" alla Sala Ulivi  Paolo Berizzi è finito sotto scorta per le sue inchieste su neonazismo e neofascismo. Dialogherà con Panarar

MODENA. Verona il vero laboratorio italiano dell’estrema destra di potere. Non solo: il possibile modello per la destra europea, che oggi si trova di fronte a un bivio. È un viaggio in uno dei cuori neri del nostro Paese quello che Paolo Berizzi, unico cronista in Europa sotto scorta per minacce di stampo neonazista e neofascista, testimonia nel suo ultimo libro-inchiesta “È gradita la camicia nera” (Rizzoli).

In attesa della presentazione modenese di mercoledì (l’appuntamento è alle 21 presso la sala Giacomo Ulivi) che lo vedrà dialogare con Massimiliano Panarari, abbiamo contattato l’inviato di Repubblica per fargli qualche domanda.


La prima persona che incontra nel libro è uno dei due serial killer di “Ludwig” Wolfgang Abel, oggi uomo libero. Da come scrive sembra bloccato in un presente immobile tra la negazione e il “non m’importa”. Cosa le ha lasciato quell’incontro? Se lo aspettava diverso?

«L’impressione che mi ha dato in due parole è questa: il passato che non passa. Mi ha lasciato la sensazione che si fosse fermata la sua vita e il racconto dell’ideale di un estremista che eliminava la diversità uccidendo quelli che considerava impuri: immigrati, drogati, senza tetto, presunti viziosi, addirittura preti scomodi. Io sono voluto andare a trovare quest’uomo oggi 62enne – nato e cresciuto a Verona, dove vive anche oggi – che da figlio della buona borghesia incarnava in tutto e per tutto il buon butel veronese. Proprio come Marco Furlan, l’altra metà di Ludwig».

Butel?

«I butei sono questi ragazzi ultracattolici, di estrema destra, spesso ultras dell’Hellas Verona, che si ergono a paladini delle mura della città. Shakespeare dice che “non c’è mondo fuori dalle mura di Verona”. Rispondendomi “non me ne frega di questo, Verona è una città bellissima, io non frequento i giovani”, lui assolve il rito veronese e scantona il problema».

Parlando dell’omicidio neofascista di Nicola Tommasoli riporta una frase dei suoi genitori: “A Verona fa figo essere o atteggiarsi da fascisti”. È cosi? Fa figo?

«Sì, per i figli della buona borghesia fa figo essere fascista o giocare ad essere fascista. Nicola Tommasoli viene ucciso da un branco di giovani neofascisti - due dei quali iscritti a Forza Nuova, un terzo a Blocco Studentesco, cioè l’organizzazione giovanile di Casa Pound, e tutti e 5 ultras dell’Hellas Verona - non a caso ma perché aveva il codino e quindi, in qualche modo, non rispecchiava i canoni del buon butel veronese. Basta il capello lungo per diventare colpevole ed essere preso di mira».

L’ex magistrato Papalia dice che a Verona dal Fascismo in poi la difesa della razza è ideologia e sopravvive perché la politica gli “strizza l’occhio”. Lei afferma che questi movimenti e i partiti governano insieme.

«Certo e questo è il motivo per cui Verona è il vero laboratorio italiano dell’estrema destra. Lo è da anni e lo è sempre di più perché lì c’è una sinergia di sistema fra tre “pezzi”: gruppi fascisti o in alcuni casi anche neonazisti, la destra istituzionale che governa la città, quindi i partiti sovranisti Lega e Fratelli d’Italia, e il mondo di ultracattolici, oscurantisti, reazionari, antiabortisti e spesso ferocemente omofobi. Quindi di fatto a Verona l’estrema destra è al governo della città. É una minoranza sì, che però diventa una sorta di “maggioranza ombra” grazie alle sponde che le offre la destra sovranista. Inoltre Verona può essere un possibile modello futuro per la destra in Italia e in Europa, che oggi è di fronte a un bivio: opzione A diventare una destra liberale, democratica, europea e costituzionale che aderisce in tutto e per tutto ai valori della Costituzione repubblicana antifascista e antirazzista; opzione B restare una destra sovranista che specula sulle paure, sul disagio, sulla rabbia e che non rifiuta anzi usa spesso come motore il razzismo, la discriminazione, la xenofobia e i rimandi nostalgici al passato più cupo della nostra storia».

Quanto è deludente – ammesso che deludente sia la parola giusta – vedere che Forza Nuova e altri gruppi ancora non vengono sciolti?

«Io chiedo da anni lo scioglimento di Forza Nuova e di tutti i gruppi neofascisti e neonazisti in Italia, inascoltato. Fa piacere che anche i più i distratti adesso si sono accorti che i fascisti esistono e sono persino squadristi, pericolosi ed eversivi. In questi anni negando la loro esistenza gli abbiamo fatto un grandissimo favore perché la prima regola dei fascisti è “i fascisti non esistono”. Gli abbiamo offerto spazi di agibilità, gli abbiamo permesso di tornare nel dibattito pubblico, nell’agenda politica, di tornare in campo. A questa operazione ha concorso ovviamente in modo fattivo una certa politica – e penso a leader come Matteo Salvini e Giorgia Meloni – che in questi anni hanno sdoganato il mondo del neofascismo. Non è importante quanti sono i fascisti ma chi sono e cosa fanno. Uno Stato civile li avrebbe già sciolti questi gruppi e io mi auguro che succeda e non sia troppo tardi. Riguardo la conseguenza che questi si moltiplichino con il rischio di non controllarli, su questo dissento: penso che uno Stato Civile non si debba preoccupare se poi faranno i martiri e diranno di essere stati sciolti per una visione liberticida. Uno Stato civile deve eliminare il pericolo eversivo e questo c’è. Quindi se non ora quando?».

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