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LA TUA STORIA / Clelia e Angelina La famiglia prima di tutto nascono asili e colonie 

1948, per il Consorzio pro infanzia “i bambini non possono aspettare”

“Ero maestra… a contatto quotidiano con l’infanzia mi sono abituata all’animo semplice e complesso del bambino… Il mio primo scrupolo è di agire sempre con criterio di giustizia e di questo c’è molto bisogno specialmente… nell’organizzazione sanitaria e nell’assestamento della Casa della Madre e del Bambino… La fame, la mancanza di alloggi, di posti di lavoro, l’impossibilità di dare assistenza ai vecchi, di ricoverare in collegio gli orfani, la deficienza più assoluta di posti nelle scuole, la disastrosa condizione del vecchio Ospedale e del Ricovero dei vecchi erano problemi enormi, ma concreti”. Così racconta in una testimonianza, raccolta dal CDD, Clelia Manelli, assessora con delega all'infanzia e poi all'istruzione dal 1945 al 1951, che in tale ruolo fa nascere le colonie comunali a Miramare di Rimini, gli asili alla Madonnina e a San Faustino e che in qualità di presidente dell'Onmi guida la riapertura dell’Asilo della Casa della madre e del bambino.
 
Di azioni a favore dell’infanzia, per rispondere ai bisogni di cura della prole di lavoratrici e famiglie indigenti, il territorio modenese ne ha già messe in campo molte, soprattutto promosse dall'associazionismo femminile, sia laico (Unione donne italiane) che cattolico (Centro italiano femminile). Tra il '46 e il '49 l'UDI gestisce in provincia asili per 3500 figli delle mondariso, circa 100 centri estivi, 389 doposcuola con oltre 14mila bambini assistiti. Gli asili sorti per sua iniziativa, talvolta in collaborazione con il CIF o parrocchie che ne gestiscono la refezione, sono numerosi: Villa Freto; Mulini Nuovi; San Faustino; Via Montegrappa; Madonnina; Cognento; Portile; Saliceto Panaro. Per sostenerli l’UDI lancia, nel ’49, la sottoscrizione “Amici degli asili del popolo”.
Nascono anche le colonie.
 
I comuni di Modena, Carpi e Soliera ne hanno una propria, Finale ha una villa a Riccione, Cavezzo una pensione in montagna, ma le singole iniziative sono prive di coordinamento e difficili da sostenere per le amministrazioni comunali, essendo le spese per l'infanzia ritenute facoltative dallo Stato. L’estate del’46 “è la prima che rivede partenti per il mare i festosi convogli… che rivede le nostre spiagge, rimaste per tanti anni dominio dei cavalli di frisia e degli sbarramenti anticarro, ripopolarsi di piccoli allegri bagnanti”.
 
Si racconta nella pubblicazione “Pro infanzia. Consorzio dei comuni modenesi” ritrovata nel fondo dell'on. Gina Borellini. È infatti nel luglio ‘47 che i sindaci convocati a Modena per discutere della ripartizione dei fondi destinati alla Provincia dall'Alto commissario dell'alimentazione, decidono di unire le scarse risorse in un progetto unitario. Nasce così un’esperienza innovativa per l’Italia di quegli anni: il Consorzio pro infanzia, costituito il 15 marzo 1948. “I comuni modenesi...compresero che per questa spesa… era indispensabile trovare un’entrata; compresero che salvare l’infanzia voleva dire salvare il più prezioso dei beni nazionali, assistere l’infanzia voleva dire condannare la guerra e lavorare per la pace…I bambini non potevano aspettare!” si legge nelle stesse pagine.
 
“Ridare la salute perduta, soccorrere malfermi, ridare fiducia e serenità era la prima, urgente ricostruzione”, queste le parole di Rubes Triva, presidente del Consorzio e assessore del Comune di Modena, nell’introduzione del libercolo. Oltre a lui compongono il Consiglio direttivo il vicepresidente Alberto Roncaglia e i consiglieri Tiziano Ascari, Angelina Levi, Arnaldo Zanuccoli, Bruno Losi, Mario Magni, Ivo Cesti, Pellegrino Martino. Nel ‘49 sono 5.981 i bambini assistiti e nell’agosto, a sottolineare la lungimiranza modenese, «Milano Sera» scrive “il mondo è dei bambini sotto la bandiera giallo-blu di Modena e del Consorzio Pro Infanzia”. Il Consorzio gestisce 1.400 posti letto con due colonie marine a Riccione e quella montana a Monfestino. Il piano assistenziale è completato con un campeggio alpino a Madonna di Campiglio e le cure salsoiodiche a Salsomaggiore. Nel 1950 il nuovo Ente, che conta sull'adesione di 43 dei 46 comuni, è sostenuto dal contributo di svariati comitati pro infanzia sorti in tutta la provincia, mentre per lo Stato queste spese restano “facoltative”.
 
Silvia Bonacini
Caterina Liotti
CDD Modena
 
 
CLELIA MANELLI
 
Clelia Manelli (1917-1997), maestra elementare, durante la Resistenza opera come staffetta del Comando della divisione Modena Pianura con lo pseudonimo di Clara. 
Nel ‘45 è nominata, unica donna, nella Giunta popolare del CLN. Nel 1946 è eletta tra le fila del Pc in Consiglio comunale, dove resta fino al ’56. Assessora con delega all'infanzia e poi all'istruzione dal 1945 al 1951. È tra le fondatrici dell’UDI.
 
 
ANGELINA LEVI
 
Angelina Levi (1892-1975) entra all'Università di Modena nel 1929, è docente incaricata in farmacologia e tossicologia nel ’36. 
Nel ‘38 è radiata a causa delle leggi razziali, poi reintegrata nel ‘46. Nel ‘31 è ammessa nella Società dei naturalisti e matematici di Modena, di cui è revisore dei conti dal ’51 al ‘55 e Consigliera sino al ‘57. Nel 1948 è nel Consiglio d'amministazione del Consorzio Pro Infanzia.
 
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